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DEDIZIONE

DEDIZIONE

Il sorriso era un particolare che ricordo molto bene.
Proprio ieri al telegiornale intervistavano due giovani giapponesi al festival d’oriente, erano sorridenti ed entrambe affermavano che il sorriso è un atteggiamento positivo, un segnale di apertura.
Mentre i ricordi si sommano e l’esperienza ci arricchisce cerco di trovare dei denominatori comuni, come una via da seguire, un modello che continui ad accompagnarmi e che si modifica come la scarpa vecchia ormai domata dal piede forte.
Il modello non è sempre lo stesso, diventa come noi scegliamo di essere, di vivere, di relazionarci agli altri.

Il sorriso era accompagnato da gesti precisi, azioni misurate, voci pacate.
Le azioni e il tono della voce di un educatore sono atteggiamenti importanti, possono lasciare impronte indelebili in ogni giovane studente.
Incontrare persone competenti e desiderose di trasmettere non solo la materia insegnata, ma l’amore per lo studio e la lettura oltre alla curiosità nel voler conoscere è una fortuna che capita raramente.

Oltre al sorriso era presente un dono particolare : la dedizione.
Una dote purtroppo non sempre presente negli insegnanti inquadrati come “lavoratori”.
Molti ritengono sia sufficiente svolgere il proprio lavoro anche senza quella dedizione necessaria.
Nel dizionario per dedizione si intende
“dedicarsi totalmente e senza riserve a una persona o a un’attività, un ideale”

Il sorriso e la dedizione non erano le caratteristiche principali, ne traspariva un’ altra non meno importante: l’assenza di pregiudizi. Ognuno poteva affidarsi a quella persona sorridente, sapeva di trovare rifugio, consiglio, e comunque indenne da commenti di qualsiasi genere.

Se dovessi insegnare vorrei farlo in quel modo, e oltre a seguire e linee guida molto chiare sopra elencate, consegnare il seguente regolamento ad ogni giovane allievo :

ogni cosa che potrò insegnare sarà qualcosa di pratico e non di teorico
dovranno imparare insieme a me
dovranno sbagliare non una ma chissà quante altre volte
non dovranno avere paura di sbagliare
un loro errore conterà più di cento attività svolte bene con l’aiuto di altri
quello che riusciranno a produrre sarà frutto del loro lavoro e nessuno si dovrà permettere di disprezzarlo
dovranno sempre confrontarsi con i compagni
la collaborazione e lo stimolo a lavorare bene in gruppo saranno il loro punto di forza
ognuno ha i suoi problemi e chi entrerà in classe li dovrà lasciare fuori
un laboratorio è un luogo dove la trasmissione delle competenze deve essere continua
tutti dovranno collaborare e sarà compito dei migliori aiutare gli svantaggiati
all’ingresso un cartello – non si finisce mai di imparare, orario di lavoro : l’intera vita –

E’ iniziata una nuova attività, non ho mai insegnato e sarà una delle prossime azioni, non mi sottraggo quando mi si chiede di mettermi in gioco.

Spero di poter tenere le lezioni con la passione e dedizione dell’insegnante che conobbi molti anni fa.

p.s. ho sempre copiato foto e vignette dalla rete senza chiedere nulla ed indicare le fonti, le immagini di questo articolo sono prese dal blog :
http://nonnamia.iobloggo.com/151/il-potere-del-sorriso
è un inizio, a breve cercherò di inserire il disclaimer del copyright all’interno del blog anche se non so bene come fare.

DEDIZIONE

 

PESCA SPORTIVA

PESCA SPORTIVA

Occorreva partire nella notte per arrivare al luogo magico prima dell’alba.
Lo spettacolo delle prime luci che penetrano nel fitto del bosco era un evento imperdibile, gocce di rugiada sotto le foglie spesso creavano arcobaleni di mille colori nel sottobosco.
Qualche predatore ancora si attardava al limitare del bosco, erano frequenti incontri di faine, volpi, ma nessuna di esse restava a farmi compagnia. Dopo mezz’ora di cammino spesso mi arrampicavo su un albero posizionato proprio vicino al fiume; il punto preferito per l’osservazione dei pesci.
Il fiume in quel punto era limpidissimo, nel grande tonfo potevano esserci anche tre metri di profondità, i pesci nuotavano su fin quasi al pelo dell’acqua.
Una osservazione molto attenta poteva mettere in relazione i comportamenti dei pesci agli eventi circostanti al fiume come cambiamenti di vento, di luce, la posizione del sole, le nuvole.
Mi interessava conoscere il loro modo di alimentarsi, le ragioni dei loro guizzi in aria, le posizioni assunte nel fiume, i luoghi preferiti in ogni ora del giorno.
Nessun pescatore avrebbe perso tempo come me, io lo sapevo.
Avevo letto molti libri sui pesci, il loro modo di alimentarsi, poi i mensili di pesca con gli elenchi delle esche più costose e prelibate, tutti argomenti noti, ma potevano averli anche altri pescatori.
Mi occorreva di più, quella parte affascinante che supera il momento della pesca stessa, la conoscenza del pesce. Li avrei potuti chiamare per nome.
L’albero era scomodo, il ramo mi aveva sempre sostenuto egregiamente, me ne stavo lì, silenzioso, in contemplazione. Forse anche quella volta le canne sarebbero rimaste nell’auto.
Poi ecco in arrivo nuvole basse, grigie annunciatrici di pioggia imminente.
Lo avevo notato altre volte, con le nuvole, i pesci predatori, specie i cavedani, tendevano ad assumere più cibo del solito. Insetti di ogni tipo si abbassavano di quota, fino ad arrivare al pelo dell’acqua. Per i predatori era un banchetto.
In fretta montai le canne, era il momento, se avessi le montate prima… tempo perso.
Avevo osservato bene quale tipo di insetti c’era in giro, mi ero costruito un’esca, con quelle caratteristiche.
Un uomo che lotta ad armi quasi pari con un animale. L’uomo vince dopo aver osservato attentamente. Uno dei più grossi cavedani visti prima dall’albero abboccò e poco dopo era nel retino.
Prima di smontare le canne lo accarezzai come tutti i pesci che pesco e lo liberai nel suo elemento naturale.
Non mi ero aiutato come i pescatori dell’atlantico dotati di sonar, o con esche modernissime che richiamano anche il pesce più addormentato, avevo fatto tutto da solo, perché la pesca è uno anche uno sport e lo si dovrebbe considerare come tale.

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

potete acquistare il libro in formato digitale o cartaceo su Amazon

LEGGERE LIBRI

LEGGERE LIBRI

Faceva male. La sensazione di dolore non iniziava subito, ma dopo un quarto d’ora iniziava, poi sempre di più.
Era l’unico luogo dove aveva un momento libero per sé, la ragazzina di campagna degli anni trenta.

Faceva male. Il bagno non era dotato delle comode sedute odierne. Rimanere inginocchiati nell’angusto spazio maleodorante dotato di “buca” lasciava dolori ai ginocchi e righe rosse nella pelle. La ragazzina si portava in quell’angolo di intimità tutto quello che trovava da leggere, libri, riviste, ritagli di giornale. Leggere le dava gioia, quella scomoda posizione del procurava dolore.

Faceva male. Mentre leggeva le risuonavano in mente i vecchi adagi di famiglia :
– “il mal cercone non è mai troppo ! “ – (traduzione per chi non avesse capito….“se sei tu a cercarti il male, quello che trovi non è mai abbastanza” N.d.A.)
Ne derivavano malesseri psicologici, il suo era un gesto di disobbedienza alla famiglia, si sentiva in colpa per questo.

Faceva male. Era l’unica opportunità per sottrarsi ai ritmi estenuanti di lavoro degli adolescenti. Leggeva e piangeva. Lo sapeva che se l’avessero vista le avrebbero detto che è tempo perso, non serve a nulla.

Faceva meno male. C’era un altro adagio, le veniva in soccorso e leniva quei dolori :
– Tutto il male non vien per nuocere ! – La ragazzina sperava che il sacrificio le potesse servire a qualcosa prima o poi.

Sperava. La speranza si presenta a coloro che osano. La sua maestra di campagna riponeva in lei gran fiducia, aveva suggerito ai genitori di farla studiare. I genitori non l’ascoltarono. Dovette lottare, sempre, come tutti coloro che non si arrendono all’ineluttabile.

Lottava. Si, quel male servì per farla diventare una adulta responsabile. Dovette lottare sempre e non abbassare mai la guardia nemmeno nel crescere i figli e cercare di infondere loro un giusto senso di responsabilità.

Penso a questo breve racconto e alla notizia degli abbandoni scolastici in Italia dalla scuola dell’obbligo fino all’università, siamo primi in Europa, non possiamo esserne orgogliosi.
Penso anche che le istituzioni scolastiche debbano cominciare a considerare gli studenti come “esseri pensanti” e non semplici contenitori in grado di recepire chilometrici programmi.
Forse è solo un problema di approccio.
Poi oltre al programma scolastico i genitori dovrebbero scegliere un programma casalingo di cultura che non sia solo quella dei giochini.
La scuola non basta più, occorrono degli integratori culturali. Se non esistono, scriviamoli noi !

FINANZA DA BRIVIDI

FINANZA DA BRIVIDI

La mano tremava, il mouse era come un cannone puntato su un bersaglio immaginario.
Non era come la battaglia navale, lì non si sparava a casaccio con la speranza di colpire con una buona dose di fortuna l’incrociatore o il sommergibile rimasto all’avversario.
Il bersaglio era chiaro : si doveva fare soldi, a palate , ogni giorno, ogni mese , tutto calcolato, c’era un margine di errore, ma anche quello era calcolato, tagliare le perdite oltre il 5 % , ci sono dei programmi che lo fanno in automatico, alcuni erano da tenere sotto controllo. Vendere appena si beccava il 3 o 4 %.
Gli strumenti finanziari di copertura invece di coprire, spesso alimentavano guadagni extra, anche del 200% alla settimana, cose che raccontarle ora a uno che fatica tutto il giorno per una quarantina di euro nette c’è da farsi sparare.
Non ci si poteva permettere di sbagliare, lo sbaglio comportava di perdere affidabilità.
I programmi finanziari erano quasi tutti di produzione americana, non so come Giorgio se li fosse procurati, ma credo avesse un amico che lavorava in Banca con l’incarico di trader.
Per comprarli ci volevano almeno quattro milioni, dati storici a parte.
In Banca gli operatori non sapevano niente di queste tecniche, non le forniscono a scuola e tantomeno le Banche hanno tempo per formare i dipendenti in un settore troppo specialistico e “pericoloso”, il fai-da-te imperava, e solo tra quelli che ci capivano un po’.
Ma non c’era da divertirsi molto, notti insonni per qualche perdita fuori misura, discussioni a non finire con le banche per le provvigioni che si prendevano per le transazioni, il cervello sempre in asfissia e crampi alle mani per via del mouse.
Poteva durare ?
Poi le regole, anche rispettandole ti capitava sempre la fregatura, e una buonanima infatti diceva :
– Io mi levo sempre presto la mattina, ma, mi pare impossibile, trovo sempre qualcuno che si è alzato prima di me ! –
E infatti il “parco buoi” è sempre stato guidato, favorito o punito all’occorrenza, dalla lobby, dal centro di potere, dal politico di turno, ci hanno fatto credere per es. che le Parmalat erano un affare.. Hai voglia a vedere i bilanci , hai voglia a guardare gli storici degli scambi (ci pensavano loro a falsare gli scambi nel mercato, erano tutti fittizi !)
Sai quanti ce ne sono di esempi ? La Ferruzzi, Alitalia etc
L’informazione finanziaria si è prestata spesso a far salire agli allori titoli o aziende che non lo meritavano affatto, creare aspettative esagerate senza che ci fosse niente dentro, proprio NIENTE.
Prima del 2001 bastava avere un conto corrente un dossier e “via” ! Il presunto eroe si scriveva le sue regole e doveva rispettarle, se le cambiava era a suo rischio e pericolo.
Le regole erano :
– non seguire le “voci” , ce n’erano tantissime in rete su una o l’altra società, fece scalpore quella di un pizzaiolo new-yorkese che aveva messo su un sito di “segnalazioni”. La modalità era semplice, segnalava un titolo , tutti lo compravano , aumentava il prezzo e poi il tizio che aveva pagato il pizzaiolo per segnalare quella azione, e il tizio ne aveva un bel po’, ne vendeva un vagone e la gente si trovava con un pugno di mosche in mano. Hai voglia a rovinare la gente !!
– occhio ai “fondamentali” qui era facile procurarsi bilanci, interpretarli era più difficile, ma se c’erano troppi debiti più che fatturato era meglio stare lontani.
– comprare “basso” se il titolo era cresciuto più di tre volte il suo valore nell’ultimo anno, girare a largo, e comunque per ogni titolo era opportuno avere dati storici-quantitativi in termini di scambi giornalieri.
– operare in un mercato borsistico possibilmente “mondiale” , in mancanza di ciò con fondi o sicav
(società di investimento a capitale variabile) specializzate concordando la percentuale di liquidità in base al rischio scelto dal cliente.
– utilizzare al meglio i programmi come il meta-stock, advance get, equis o altri e possibilmente sempre con la stessa modalità es. candle-stick, macd, o altre sigle sconosciute a chi non ha mai masticato di analisi finanziaria e trading on line.
Tutto ok fino all’introduzione a piene mani di derivati di ogni tipo, del resto il mercato delle opzioni, era sempre esistito, e per chi non lo sapesse, veniva definito dagli inglesi “hedge”.
Qualcosa di marginale se riferito ai terreni : la classica siepe.
Ricordate Battisti ? Diceva :
– Ma come può uno scoglio arginare il mare ? – va beh scoglio / siepe insomma siamo lì ….volevo dire che il mare di debiti non si stoppa con prodotti tossici. E infatti…
Il diffondersi di CW covered-warrant call put e fondi specifici hanno impestato il mercato di tutto quello che non potrete mai immaginare, ma in pratica poi l’avete visto.
Soprattutto le Banche hanno incaricato matematici per confezionare prodotti finanziari talmente complessi che un “umano” mai avrebbe potuto capirne il funzionamento.
Qui mi riferisco ad es. alle obbligazioni con “sottostante” cioè un privato che deve scegliere tra una azione (senza sicurezza di rimborso specie se l’azienda fallisce) e una obbligazione (debito contratto da un ente pubblico o privato con una scadenza più o meno lunga) se non vuole rischiare sceglie una obbligazione. E qui casca l’asino ….
L’idea di confezionare obbligazioni legandole a “scommesse” fino a che il mercato borsistico andava bene, tutto ok, ma dopo ? Il mercato finanziario americano ha fatto flop proprio per questo motivo. Era stato immesso sul mercato un quantitativo esagerato di obbligazioni legate a debiti di mutui che mai nessuno avrebbe pagato.
E qualche illuso come Giorgio, un giovane che conoscevo bene, e si era convinto che poteva fare da solo tutto quello, che poteva diventare il suo unico lavoro , a patto che ci stesse un po’ attento. All’inizio gli era andata bene, si era trovato senza lavoro, un suo amico figlio di papà con un sacco di grana gli aveva dato un po’ di soldi e un’indicazione che era un invito a nozze per lui, :
– Basta che mi fai guadagnare, ti do questo gruzzolo e me lo gestisci te ! , se sei bravo ci dovresti fare un 2 o 3 milioni al mese -.
E lui era bravo ! E ci guadagnò anche il doppio, e ce n’era abbastanza per il suo amico.
Poi aumentò il giro, si sparse la voce di questa gestione “casalinga” di finanza e aumentarono i clienti, tutti con molta grana.
Ma lui non era uno del parco buoi con il fiocchino, lui faceva parte del parco buoi. Come tutti.
E solo i pochi non del parco buoi, quelli che sanno dove va la Borsa, potevano fare operazioni opposte al mercato, perché…. lo sapevano!
Alla domanda ad Agnelli della Fiat :
– Come va la Borsa ? –
Agnelli non era solo un saggio, ma anche un pratico rispose :
– La Borsa va dove vuole ! –
Povero Giorgio ! Pochi mesi dopo iniziarono i periodi bigi, i flop dei tecnologici, certo lo si dice con il senno di poi , come poteva Tiscali valere metà della Fiat ?
Tiscali era solo uno palazzo con qualche decina di persone dentro …
Anche se ci fosse stato attento !!! C’era dentro fino al collo. Ridette tutto al suo amico, meno male che si era posizionato su alcuni obbligazionari emergenti e con quelli aveva pareggiato le perdite di borsa.
I brividi di qualche giochino pericoloso tipo le montagne russe in occasione di una breve visita a Gardaland non possono diventare un lavoro, e infatti non fu così per Giorgio. I brividi finirono.
Trovò un lavoro decente, come direttore in un centro commerciale, la sua esperienza in finanza un po’ gli serviva anche lì e poi gli piaceva molto il rapporto con le persone, mentre il finanziere d’assalto era un lavoro ben più arido.

 

FINANZA DA BRIVIDI

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

potete acquistare il libro in formato digitale o cartaceo su Amazon

RACCONTI AL FOCOLARE : I GIORNI DELLA MERLA

RACCONTI AL FOCOLARE : I GIORNI DELLA MERLA

– Scappa pulenda c’è i’ filo !!!!!! –
La voce delle donne di casa rimbombava nella cucina, i ragazzi coglievano al volo il richiamo, era l’ora della cena. Dopo aver rovesciato sul grande tavolo da cucina il grande pentolone di rame contenente la polenta fumante, quello era il richiamo usuale.
Si utilizzava un filo di canapa per tagliarla, serviva a misurarne esattamente le porzioni.
Al centro veniva nascosta una acciuga o se disponibile una salsiccia arrostita. Il premio spettava al vincitore , chi riusciva arrivare per primo al centro dopo aver mangiato la razione di polenta.
Dopo la cena tutti intorno al camino, era il momento dei racconti, gli scherzi, le storie dei nonni, o vicende paesane.
Per quanto proviamo a riscriverle, molte storie fanno parte di noi, del nostro vissuto, prima della scrittura c’erano le tradizioni orali, e riunioni familiari presso il “canto del fuoco” , e poteva essere inteso come un cantuccio vicino al caminetto, ma anche come un vero canto cioè il crepitio delle legna bruciate.
Il luogo era magico, il tepore del fuoco stemperava la grande stanza da pranzo (solo quella era l’equivalente di un miniappartamento, ma per riscaldarla…)
Un po’ di pane inzuppato nel vino opportunamente riscaldato trasmetteva calore al corpo e lo intontiva quanto basta per pisolare prima del sonno della notte.
Dopo lunghissime giornate di fatica cosa c’era di meglio se non ascoltare storie come quella dei giorni della merla ?
Il 29, 30 e 31 gennaio vengono da tempo immemorabile considerati come i giorni più freddi dell’inverno il periodo nel quale tutti gli esseri viventi si rifugiano nelle proprie tane per ripararsi dal rigore di questi giorni.
Ma perché gennaio ha 31 giorni e i merli sono neri?
La leggenda narra che tanto tempo fa, quando ancora gennaio aveva 28 giorni una merla di colore bianco stufa di svolazzare nell’aria gelida, decise di far scorte di cibo sufficienti per trascorrere i freddi giorni di gennaio nel suo caldo nido.
Alla fine del ventottesimo giorno la merla uscì fuori fischiettando allegramente e sbeffeggiando gennaio, pensando di essersi presa gioco di lui. Gennaio irritato dall’astuzia della merla, col suo fare capriccioso e prepotente rubò 3 giorni a febbraio e scatenò la sua algida vendetta. Vento, neve e gelo.
La merla e i suoi pulcini presi alla sprovvista dall’improvvisa impennata di freddo si rifugiarono in un comignolo fumante di una casetta lì vicino. E ci trascorsero tre giorni dopodiché all’apparire del primo pallido sole di febbraio la merla e sui pulcini uscirono all’aria aperta completamente anneriti dalla fuliggine del camino…
Dal quel giorno gli ultimi tre giorni di gennaio si chiamarono “i giorni della merla”

Ah ! Se vedete una merla con le penne bianche vuol dire che non l’ha capita !

 

RACCONTI AL FOCOLARE : I GIORNI DELLA MERLA

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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LA SCHIACCIATA

LA SCHIACCIATA

Bebelle era un omone alto, sdentato, un cappello con la tesa che lo faceva più vecchio. Nell’inverno sopra al cappotto per darsi aria da bottegaio si muniva di un grembiule bianco sporco. I guanti di lana lasciavano scoperte le dita e non ho mai saputo se era il modello o le aveva tagliate lui per poter maneggiare le monetine da cinque e dieci lire.

I soldi giravano più di ora, tutti i bambini avevano cinquanta lire per una schiacciata e quelle di Bebelle anche se ne costavano trenta spesso rimanevano invendute.

Bebelle prima passava al forno a ritirare le schiacciate e poi apriva lo sgabellino di legno alle sette e trenta di ogni mattina davanti alla scuola elementare.

Non c’era una gamma di prodotti come nelle odierne pasticcerie, ci contentavamo dell’essenziale.

Non ero un cliente assiduo, spesso compravo la schiacciata da Rina (la concorrenza).

Il banco di Rina aveva le ruote di un motorino ed era lungo oltre quattro metri di squisitezze, non solo le schiacciate ed erano diverse, più piccole ma costavano cinquanta lire.

Ancora oggi mi chiedo come fosse stata possibile una differenza di prezzo così alta, anche se la qualità non era la stessa e noi bambini tra la schiacciata alta, soffice, dorata, calda di Rina e quella di Bebelle bianca, rinseccolita e sfida alla sopravvivenza dei denti e gengive, dopo un assaggio avevamo già le idee chiare.

Bebelle non era un commerciante, ma solo un pensionato, e per tirare a campare vendeva qualche schiacciata ai ragazzi, niente di illegale, l’italiano che si arrangiava.

Ripenso a Bebelle e alle sue durissime schiacciate mentre leggo un dotto libro sui mangiari di strada, una precisa elencazione e celebrazione degli incontri in piazza come luogo di socialità, di consumo, di intrattenimento.

C’erano mestieranti di ogni tipo : calderai, ramai, spazzacamini, impagliasedie, aggiustascarpe,
e per le cibarie ortolani, fruttaroli, lattaioli, pollaioli, formaggiai, oltre agli specializzati in un solo alimento come le fregole, merluzzo, gamberi d’acqua dolce, ghiaccio, uova, cipolle, agli, semi di zucca, frittole, castagne arrosto, cicoria, limoni, more, mele cotte, porchetta, rosmarino, trippa, fegato, ciambelle, rane, lumache, pannocchie, lupini, angurie, sorbetti, gelati, franfellicche, zaletti, brigidini, mostaccioli, zucchero filato.

Il cibo veniva anche cucinato per strada e consumato sul posto, mestieri individuali, specializzati, si trattava di venditori mobili o itineranti, ognuno con i suoi gridi (mi viene a mente la Vucciria a Palermo, là qualcosa c’è rimasto).

Restrizioni sanitarie, fiscali, oltre a legislazioni a favore dei commercianti fissi, richieste di maggior igiene da parte dei cittadini, in molti paesi hanno fatto quasi sparire questa abitudine italiana di antiche origini.

Nel mio paese viene ancora il trippaio, è anziano, chissà quanto potrà continuare a portarci le sue prelibatezze, auspico un ritorno anche limitato alla diffusione di queste semplici attività, e magari mangiare cibi sani cotti sulla piazza farebbe divertire gli adolescenti tecnologici anche se potrà far calare ulteriormente le vendite dei venditori tradizionali.

La vera piazza è diventata quella virtuale di fb, blog e altro dove si celebrano gli stati d’animo, sogni, aspirazioni, arrabbiature politiche, sindacali
e infine mi arrendo ed eccomi qua che pubblico, segnalo, insomma me ne sto al gioco che la tecnologia ci offre.

 

LA SCHIACCIATA

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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PRIORITÀ E CURA

PRIORITÀ E CURA

Ida era una bambina magrolina, ma alta per avere 8 anni. Nel 1908 in campagna i contadini molto raramente riuscivano a diventare paffuti. Anche poter frequentare le scuole elementari non era concesso a tutti, e Ida dovette smettere in terza elementare.

Alla sua età aveva già tre fratelli e due sorelle, tutti più piccoli ; i suoi genitori appena ricevuto giudizio concorde del capofamiglia, decisero che da quel momento in poi doveva pensare alla casa e a fratelli e sorelle. Sua madre e le zie le avrebbero insegnato a cucinare ed accudire i più piccoli, in questo modo la madre, più libera dai lavori domestici avrebbe potuto aiutare il marito nei lavori in campagna.

La vita in campagna era molto dura, la sveglia sempre di notte, e all’alba tutti a lavorare nei campi, nelle stagioni più calde fino al tramonto.

Tra i compiti di Ida c’era quello di preparare il pranzo domenicale. La famiglia allargata era numerosa, loro erano otto, poi c’erano i nonni, gli zii, i cugini e alla fine erano diciotto.

Tutti nella grande casa di campagna dove al piano terra c’erano le bestie (necessarie per arare i campi e procuravano un leggero tepore a tutta la casa) ai piani superiori le stanze da letto e la cucina i bagni erano fuori vicino alla porcilaia.

Il pranzo della Domenica era l’unica volta che la famiglia si riuniva e tutti, o quasi potevano mangiare un po’ di carne. Ida preparava i pezzi di un coniglio e la bestiola doveva bastare a tutti.

C’erano delle priorità, prima dovevano alimentarsi gli uomini, poi le donne, infine i bambini.

Agli uomini spettava il lavoro più duro, quello di stare tutto il giorno nei campi, la famiglia doveva provvedere al proprio sostentamento con il lavoro nei campi per mantenere il rapporto di mezzadria con il padrone della terra.

La famiglia non si poteva permettere di perdere questo rapporto ; avrebbero perso la casa , il lavoro e quindi .. tutto !

Mi viene da pensare a Ida e le priorità di quel tempo molto lontano, le confronto con quelle di oggi, mi accorgo che è tutto così diverso.

Nelle classifiche primeggiano astrusi nomi di merendine, sconosciuti giochi dell’ultima playstation, un noto produttore di smartphone, un suv con una linea accattivante, pantaloni di un noto produttore, scarpe con tanto di griffe e a seguire…tanti altri “bisogni indotti”.

Non ultima la notizia che si vorrebbe predisporre uno spazio apposito nel comune per far giocare i cani in sicurezza.

Non ho niente contro i cani, anzi, a parte uno che tentò di mordermi quando avevo dieci anni, non ne posseggo, ma se ne avessi uno penso farei di tutto per averne cura, come merita una bestia, ma non vorrei eccedere troppo. Quando si cerca di migliorare l’ambiente che abbiamo intorno a noi, si può intervenire in tanti modi, a condizione di non perdere di vista le nostre priorità e quelle dell’ambiente intorno a noi.

Cittadini italiani in un ufficio pubblico

Cittadini italiani in un ufficio pubblico

Maria è sempre stata una donna molto determinata e decisa.
Nel Settembre del 2013 si era convinta che doveva fare qualcosa per mettersi in proprio e allora .. via ! Dopo la partita Iva, aperta con non poche difficoltà, ma con l’aiuto del suo compagno abbastanza esperto di informatica, si stava dirigendo verso la Camera di Commercio !!
Aveva svolto molti anni di onesto lavoro nero ai margini della società. No! Non pensate male !!Non batteva !
Nella società spesso si creano vuoti di assistenza o aiuto a determinate fasce di popolazione, nella nostra questo è accaduto per gli anziani. Maria aveva iniziato a lavorare come badante di persone anziane, organizzare feste di compleanno nelle case di riposo, o roba simile e si faceva pagare per questo.
Maria incontrava tante persone nel suo lavoro. Era sempre una persona aperta all’innovazione, anche se la scuola e lo studio non erano stati il suo forte, il lavoro non la spaventava e di fronte alla fatica fisica non si tirava indietro.
Raggiunti i quaranta (anni) non si era costruita una famiglia, lei era sempre “volata di fiore in fiore”, era l’allegria in persona e come si suol dire, “la gente allegra, Dio l’aiuta !”.
L’ultimo compagno era un tipo silenzioso e cupo, non l’aveva accompagnata alla Camera di Commercio, forse non voleva fare brutte figure, anche se l’aveva aiutata nella prima fase di inizio attività, ma non in quella della iscrizione alla Camera di Commercio, così da farle fare un po’ d’esperienza con gli uffici pubblici.
Così Maria entrò nell’ufficio al 2° piano, rumore di stampanti in azione e percussioni di dita sulle tastiere erano gli unici suoni in giro; c’erano solo gli impiegati dell’ufficio.
Si presentò allo sportello e annunciò :
– Vorrei iscrivermi al registro delle imprese! –
L’impiegato si era da poco avvicinato al bancone, si trattava di Giorgio, un uomo distinto, capelli bianchi corti, vicino ai sessanta e inforcava un paio di eleganti occhiali da vista.
Giorgio apostrofò Maria :
– Ma come ? Con tutte le attività che cessano e quelli che cessano la partita Iva lei nel 2013 vuole aprire un’attività? –
Maria si sorprese un po’ della domanda e del tono, ma lei era decisa e determinata, non la smuoveva nessuno, la settimana prima all’agenzia entrate era stato facile, il suo compagno l’aveva iscritta online, ora serviva solo l’iscrizione alla camera di commercio, avrebbero potuto utilizzare il Suap, “impresa in un giorno” Maria aveva scelto di andare di persona, era una cosa che non aveva mai fatto e era contenta di pensarci da sola.
L’attività registrata non era altro che quella che aveva svolto fino al quel momento, solo che da quel momento in poi avrebbe pagato le tasse allo Stato e questo le avrebbe permesso di avere un minimo riconoscimento pensionistico del resto con solo quaranta anni, anche il compagno glielo aveva detto, ora o mai più, e…. che la dovevano aiutare, se no avrebbe continuato a lavorare a nero.
Maria con voce sibilante e tono deciso :
– Mi dovrebbe iscrivere a questa attività indicata sulla partita iva, a partire da oggi, e… non è finita !
Voglio un elenco in formato .xls di tutte le case di riposo pubbliche e private della provincia e associazioni di volontariato e roba simile.-
Quest’ultima richiesta non era farina del suo sacco, gliel’aveva scritta il suo compagno (era un hacker di quelli tosti, ma aveva negato l’aiuto per queste cose a Maria, non voleva semplicemente perderci tempo) e Giorgio l’aveva capito quando Maria aveva tirato fuori un fogliolino come quando al supermercato non ci si ricorda cosa comprare e riappare la lista della spesa.
Giorgio si rabbuiò e scattò come una molla :
– Come aiutare ? questa non è una pubblica assistenza, io ho da lavorare e non posso stare dietro a Lei ! –
Maria soggiunse :
– mi scusi tanto sa! Del resto oggi non c’è nessuno, Lei finora non si stava ammazzando di lavoro e poi qual è il vostro ruolo ? Non dovete forse aiutare gli utenti di questi uffici ad intraprendere attività ?-
Per Maria, una donna simpatica con una mascella a mastica-ciringomme, e il sorriso così marcato che anche se si fosse nascosta la bocca ed il naso con le mani le avrebbero riso gli occhi, da tanto ridevano per conto loro, si divertiva nell’ ufficio pubblico, lei era come se fosse al lavoro, perché lo avrebbe fatto anche gratis.
Giorgio si fece serio, spiegò che per l’iscrizione occorre trovare un codice attività e lui non poteva farlo, non era compito suo, mentre per la lista in .xls loro fornivano dati solo a pagamento.
Il compagno di Maria non avrebbe avuto difficoltà qualche mese dopo ad entrare nei database della Camera di Commercio, lasciare un messaggio di saluto a Giorgio dopo avere preso le liste che servivano a Maria.
Per tutta risposta Maria sbottò :
– se prima mi avete detto che si cancellano tutti , allora ho capito ! E’ colpa vostra, che ci state a fare ?? Dovrebbe essere come gli elenchi del telefono , sono accessibili a tutti, ognuno ne può fare l’uso che vuole, dovreste fornirli gratis !
Giorgio trasalì, nessuno in quasi quaranta anni di onorata carriera si era mai permesso di pretendere qualcosa. Lo chiedevano, ma lui, arrogandosi nel suo potere di impiegato pubblico, era quello che negava, e qualche volta ci si divertiva, specie quando gli utenti non conoscevano la “loro” legge o la richiesta era stata inoltrata nella forma non corretta.
Lui, il discendente degli impiegati pubblici costituiti in era fascista in base ad apposite leggi, l’equilibrista del suo “mansionario”, che aveva preteso ed ottenuto, non si schiodava da lì, mai avrebbe fatto più di quanto esattamente elencato nei possibili lavori di sua competenza.
Il “buon senso” non rientrava nelle sue mansioni.
E infatti il lupo perde il pelo, ma non il vizio, Giorgio negò tutti questi servizi alla povera Maria, non poteva prendersi la responsabilità per una iscrizione a un codice attività errato che poi si sarebbe portata dietro per sempre.
Le occorreva un consulente ! E pagarselo poi…!
Ma chi meglio di Giorgio avrebbe potuto fargli da consulente ? Solo che lui non voleva/poteva..
Maria non si arrese, telefonò al compagno, lui, dopo pochi minuti a navigare su internet trovò un codice compatibile con la sua attività e informò Maria di lasciar stare per l’elenco ditte, lui sapeva già come fare… del resto siamo in Italia !
Quindi pronta ora ad iniziare la sua avventura di “ditta”, Maria si sentì una persona nuova, con tante responsabilità in più, il suo compagno le avrebbe facilitato l’inserimento in nuove strutture, provveduto ad inviare mail ai destinatari prelevati senza pagare nulla alla camera di commercio, e non è per i quaranta o cinquanta euro, ma per il principio, perché pagare qualcosa a tutti i “capannelli” tirati su dalla pubblica amministrazione ? E’ questo quello che il compagno di Maria non accettava, ogni centro di potere ha il dovere di arrangiarsi imponendo tasse e balzelli per autofinanziarsi e il diritto di farlo, quello che ci scapita poi è il cittadino.
Il ragionamento non faceva una piega, ma da questo ne discendeva che il cittadino si arrangia a sua volta. Si tratta di un circolo vizioso che prima o poi dovrà finire. Giorgio aveva capito che in effetti c’era qualcosa che non andava nel rapporto pubblica amministrazione/cittadino, ma non sapeva come migliorarlo, certo avrebbe dato interi dvd con file .xls alla simpatica Maria, ma avrebbe disatteso gli obblighi propri del suo ufficio.
Gli uffici pubblici sono ancora spesso “ostili” ai cittadini, pur essendo gli impiegati pubblici cittadini loro stessi.
Maria salutò Giorgio cordialmente, del resto lei non ce l’aveva con lui, anzi l’aveva trovato simpatico e gioviale, però non potette fare a meno di metterlo in guardia dalla sua idea; le era venuta in mente una proposta di legge/scambio , cioè trovare una forma per far provare un mese l’anno agli impiegati pubblici a stare dalla parte degli utenti, e gli utenti avrebbero provato a passare dalla parte di là e provare a sopportare tutte le tipe come Maria, di ritorno a casa ne avrebbe parlato con il compagno (lui stesso aveva proposto alcune petizioni tramite avaaz) , e sono sicuro che ci sarebbe da divertirsi con Maria in un ufficio pubblico e certo anche con Giorgio utente !

Cittadini italiani in un ufficio pubblico

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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