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TELEVISIONE : un rapporto di amore / odio

TELEVISIONE : un rapporto di amore / odio

Non ero ancora nato quando la Rai ha iniziato a diffondere programmi televisi, 1954 !
Ricordo i caroselli verso l’ora di cena e poco dopo… tutti a nanna! Qualche rara volta vedevo il solito filmato con splendide musiche che accompagnava la fine delle trasmissioni.
C’era rispetto verso quello strumento che veniva identificato come una radio con le immagini, e nell’immaginario collettivo dava informazioni più dettagliate e precise.
Ci sono siti internet dove potete vedere lo sviluppo dettagliato di questo mezzo di comunicazione di massa http://www.homolaicus.com/linguaggi/tv.htm.
Dall’uscita del libro di K.Popper “cattiva maestra televisione” ho avuto conferma di quanto percepivo, ma un’analisi tanto precisa merita una lettura o almeno qualche minuto di questo video
K. Popper
Nonostante il libro di Popper sia uscito quasi 20 anni fa (1996), sua era l’idea di rilasciare una sorte di “patente” a chi produce per la televisione, non credeva nella censura, non ci credo nemmeno io, la produzione deve essere bloccata alla fonte, se uno sbaglia in modo GRAVE non gli si dà una seconda possibilità, gli si toglie la patente e non farà più danni.
Popper analizza l’incremento esponenziale degli atti violenti e numero di morti durante ogni giorno di trasmissioni. Purtroppo negli anni a seguire abbiamo visto di tutto.
Alcuni esempi in certe trasmissioni :
Pubblicità :
Gigi Buffon portiere della Nazionale di Calcio che suggerisce ai propri malcapitati fans, molto spesso di minore età, di farsi spellare a poker.
Fauso Leali e Bruno Bozzetto nei loro pietosi spot invitano i loro supporters a vendere l’oro di famiglia, l’anello della nonna o la fede della mamma per comprarsi un bel TV color (come vendere l’anima al diavolo)
Intrattenimenti per bambini :
The Cleveland Show: pessimi disegni animati, contenuto volgare e a continuo sfondo sessuale (addirittura c’è la presenza di una bambola gonfiabile). Trasmesso alle 13.30, così lo descrive un genitore: “Pedopornografia, allusioni continue al sesso, volgarità e violenza, il tutto trasmesso in una fascia cosiddetta protetta e con un semplice bollino giallo. Ma stiamo scherzando? È possibile fare qualcosa per bloccare questa vergogna?
Griffin alle 14 su Italia Uno, parlava di prostitute, con un linguaggio coperto da bip continui, argomento senz’altro non adatto alla fascia protetta.”. Se non ricordiamo male, I Griffin già sono stati sanzionati dal Comitato Media e Minori, quando era operativo.
Reality : Grande Fratello, mi fermo qui, solo citarlo è sufficiente, ancora mi chiedo come possa essere stato solo ideata una cosa del genere, spero non lo ripetano ancora nel 2014.
I telegiornali : non c’è bisogno della “strategia della tensione” tipo anni 70, basta assistere al telegiornale ! idem con patatine, mai una gioia ! Finiti i tempi di “scazzi-yara” , vai con le tragedie , e via … il 90% delle notizie vengono sorbite con la mano semiaperta sugli occhi.
Ci sono associazioni di genitori che si attivano per segnalare trasmissioni o programmi non idonei, ma quando li segnalano ormai è tardi !
Dal sito internet http://www.pianetamamma.it/ un articolo sulle scene violente :
“ Ci sono poi genitori che utilizzano la televisione come “anestetico” ossia la tengono sempre accesa per compagnia. La dipendenza dalla televisione può essere paragonata a quella del tabagismo così come esistono i fumatori passivi per la TV esistono i fruitori passivi.
Anche quando i programmi sono molto selezionati la presenza di un adulto con cui poter commentare scene o cose viste è estremamente importante. E’ necessario il “filtro” ossia la mediazione dell’adulto e al sua funzione di “decodificatore” soprattutto quando il bambino è esposto a immagini non adatte alla sua età. La presenza di un adulto in questi casi può mitigare gli effetti negativi di ciò che il bambino ha visto permettendogli di comprendere grazie a spiegazioni adeguate alla sua età il significato di certe scene. E’ quindi necessario garantire al minore un clima di confidenza, sincerità e dialogo tra genitori e figli così se si fossero esperienze sgradevoli televisive il bambino ne possa parlare subito e chiedere spiegazioni all’adulto anche se non era presente in quel momento.
La stessa scena violenta inoltre può avere effetti diversi a seconda del momento di vita che attraversa il bambino e che vive. Un ambiente affettivo e culturale poco contenitivo o deviante naturalmente accentua e rinforza gli effetti negativi derivanti dall’esposizione a immagini violente. I bambini spesso tendono a ripetere ciò che hanno emozionalmente provato e mentalmente acquisito nei giochi con i coetanei e negli atteggiamenti in casa e a scuola. Altri bambini invece dinanzi a scene di violenza possono provare una tale paura da sentirsi incapaci a reagire fino a scegliere per se stessi il ruolo di vittime già rassegnate a subire la violenza dei più forti. Come aiutarli?
La prima regola da seguire è stabilire uno spazio ben definito per la televisione. Occorre organizzare con i propri figli un programma giornaliero che deve prevedere diverse attività e stabilire anche il tempo che si può trascorrere davanti alla televisione. Si tratta di creare uno spazio fisico e mentale sul quale il bambino possa contare per trovare una risposta attiva a interrogativi, curiosità a bisogni affettivi che talvolta cerca di soddisfare con “la mamma TV”. Tutti gli adulti che ruotano attorno ad un bambino devono essere coinvolti non soltanto i genitori ma anche nonni, zii, parenti e anche genitori che hanno i medesimi problemi.
Si può organizzare una “BANCA DEL TEMPO” tra i genitori dove ciascuno mette a disposizione del tempo comune per tutti ciò che conta è creare una rete sociale di sostegno e di alleanze una sinergia sulla quale i bambini possono contare ed essere tutelati. Si tratta di impegnarsi a turno nel seguire vicendevolmente i loro figli e non solo ma anche quegli degli altri, in questo modo suddividendo in turni il tempo si garantisce al bambino una presenza continua e forte di adulto affettivo ma contemporaneamente autorevole! “
Consigli di uso ce ne sono a migliaia, ma un vecchio detto recita : – chi ha pane non ha denti ! –
Chi vorrebbe dedicare più tempo ai figli ed evitare di parcheggiarli alla televisione, magari non ha il tempo da dedicargli e chi ha tempo non ha figli…o li ha già grandi.
Pasolini aveva anticipato il potere omologante della televisione, comunque nella situazione attuale si dovrebbe credo recuperare la funzione pedagogica degli anni 60. Se proprio non si si dovesse recuperare voglio sperare che almeno si lavori sulla qualità !
La televisione sta per essere soppiantata dei nuovi media, dove tra l’altro le nuove generazioni usano l’interattività, tutto viene analizzato, filtrato e si attiva nei nuovi utenti quella che con la televisione non era possibile , la partecipazione !
Molti osservatori rimanevano colpiti, soprattutto, dalla grande capacità di aggregazione di trasmissioni popolari, che riuscivano ad ‘inchiodare’ davanti al mezzo televisivo centinaia di migliaia di persone, dei ceti sociali più diversi, trasmissioni che diventavano poi, nei giorni successivi, oggetto di accese discussioni e di polemiche negli uffici, nelle fabbriche, nei bar, ecc.
In ragione di questi primi fenomeni di aggregazione sociale, cominciava lentamente a prendere corpo una società televisiva, della quale non si riusciva a prevedere immediatamente le conseguenze negative sul piano della crescita personalità degli individui , dello stabilirsi e del consolidarsi dei rapporti umani e della qualità delle relazioni tra gli individui.
Più che aggregare il mezzo televisivo avrebbe favorito il sorgere di situazioni di non comunicazione tra le persone. La prevalenza dell’immagine avrebbe determinato uno scadimento dell’oralità e, soprattutto, avrebbe inciso sulla qualità della formazione degli individui, veicolando valori e prospettive non filtrate dall’esperienza e dalla mediazione degli adulti.
Televisione commerciale , presenza di sponsor , importazione di serie dall’estero con contenuti di scarso valore etico, e altre nefaste inclinazioni dei poteri decisionali in questo mezzo di comunicazione ci hanno condotto dove ora siamo.

A nulla sono valsi gli avvertimenti di Condry, Popper, del Card. Martini, di Giovanni Paolo II
e non vale tenerla spenta, è una falsa vittoria.
La televisione, facendo parte ormai dell’ambiente dell’uomo, un ambiente caratterizzato da violenza, inculca essa stessa violenza. Il risultato è fin troppo evidente: il potenziale distruttivo diventa sempre più enorme e la televisione ha una grande responsabilità. Una società, anche la più liberale possibile, non può stare a guardare, senza introdurre quei correttivi che la possano mettere al riparo dal pericolo dell’autodistruzione.

Un po’ di ottimismo a fine anno non guasta :
– spero che il nuovo anno conduca gli spettatori tv ad acquisire (se non ce l’hanno ancora) quella coscienza critica che permetta loro di essere obiettivi –

fonti :
– A. OLIVERIO FERRARIS, TV per un figlio
– K. R. POPPER – K. CONDRY, Cattiva maestra televisione , Reset, Milano 1996,
– K. WOJTYLA, La potenza dei media

 

TELEVISIONE : un rapporto di amore / odio

GIOCO E TEMPO LIBERO

GIOCO E TEMPO LIBERO

Le attività ludiche e i giochi rappresentano un elemento importante di ogni tempo e cultura: ce ne sono di antichi e moderni, adatti per gli adulti e per i bambini, per i ricchi e per i poveri, legati a feste e a rituali. I giochi sono portatori di modelli specifici dei tempi e dei luoghi in cui si sviluppano non sono solo lo specchio di un determinato modo di essere e di pensare, ma anche uno strumento per educare.
Gli italiani sono, tra i genitori europei, quelli che trascorrono meno tempo con i propri figli. I giochi creativi stanno diventando desueti, a favore del tempo trascorso davanti agli schermi dei videogiochi o dei televisori, che, purtroppo, soprattutto se usati in modo non appropriato ed in età precoci, possono produrre effetti alienanti. Il gioco ”tradizionale” non soltanto fa bene, ma è un’attività necessaria, per la crescita emozionale dei bambini. Ed anche degli adulti, che forse però se ne dimenticano.
Adulti e bambini sono da sempre attratti verso il gioco, ma sono sempre di più i genitori “pantofolai”.
Nel nostro paese vari sport si alternano ai momenti destinati al gioco sia per i genitori che per i bambini.
Con il passare degli anni sono cambiati sia le offerte da parte delle società sportive, sia le preferenze dei cittadini.
Seguendo i figli in palestre o campi sportivi, spesso si assiste a diverbi fra genitori o fra genitori e allenatori che mettono in evidenza un livello molto basso di educazione, e di consapevolezza del ruolo che ci compete.
Si intuisce una mancanza di competenza educativa nelle società sportive locali, sia dal punto di vista manageriale, che riguardo agli operatori sportivi. Viene infatti curato l’aspetto tecnico, anche in età molto precoce, e sottovalutato l’aspetto educativo. Anche i genitori hanno un’idea dello sport totalmente distorta.
Il problema di fondo è quello di “spostare” l’obiettivo.
L’obiettivo dovrebbe essere non “creare il campione” ma forgiare l'”Atleta” … con la A maiuscola, cioè una persona che impari, attraverso una attività appropriata, con l’allenatore competente, a conoscere il proprio corpo, i propri limiti, le qualità fisiche che lo distinguono e da lì giungere alla possibilità di individuare lo sport più adatto a ciascun allievo.
Anche la specializzazione precoce può essere dannosissima, in quanto preclude al bambino di poter sperimentare una vasta gamma di azioni motorie, importanti per far capire all’allievo quale è la propria predisposizione, e all’allenatore quali sono le doti naturali individuali più facili da sviluppare.
Non dimentichiamo poi che la specializzazione precoce è dannosa anche dal punto di vista fisico, sia per lo sviluppo eccessivo di certi muscoli in età puberale e per la sollecitazione di articolazioni e ossature ancora in fase di calcificazione.
Gli allenatori che prendono questi bimbi a 5 anni dovrebbero essere preparatissimi dal punto di vista psico-motorio … invece molto spesso sono solo dei ragazzi che hanno giocato (calcio, basket, …)
L’altro aspetto che non deve essere tralasciato oltre al corpo è la “mente” e nel codice di comportamento dello sportivo non possono mancare delle buone regole.
Quindi copio-incollo un vecchio post pubblicato su fb che mi sembra attinente

BALOTELLI E MODELLI post del 15 ottobre 2013

Non avrei titolo per parlare di sport, uno come me che potrebbe seminare patate nei campi di calcio, mi è venuto spontaneo quando ho sentito delle polemiche dell’atleta in oggetto in merito alla camorra.

Mi ritornano in mente i tempi di una quarantina d’anni fa quando un atleta che faceva casino (non rispetto delle regole, frequenti litigi in campo etc.) veniva lasciato in panchina o anche non convocato , pur essendo una valida risorsa per la squadra, cioè l’allenatore sapeva che senza di lui avrebbero perso, ma lo lasciava a casa perché non era educativo per la squadra, per gli spettatori e non voleva perder tempo a dividerlo dalle solite risse.

Mi potrete obiettare che è successo tanto tempo fa e prima era diverso… Cosa è cambiato ?
Prima di tutto le logiche del profitto sono entrate a pieno titolo nello sport, si vuole ottenere il risultato ad ogni costo, si accettano compromessi pur di vincere, i genitori finanche di bambini piccoli li spronano a comportamenti che non dovrebbero caratterizzare età di 8 o 9 anni.

Si accetta tutto quello che intorno ruota attorno a noi, la violenza negli stadi, per garantire un reddito certo si fanno entrare i violenti negli stadi, si pagano i giocatori a peso d’oro purché ci sia spettacolo, si accettano i loro comportamenti perché i tifosi chiedono vittoria sempre e a piene mani.

Possiamo provare ad immaginare quanto sarebbe bello un mondo dove lo sport diventa un gioco come dovrebbe essere.

Dal Dizionario Garzanti si evince che il significato di sportivo è :
– conforme alle norme di lealtà e correttezza proprie dello sport: giocare, battersi in modo sportivo, con spirito sportivo;
– tenere un contegno sportivo che affronta serenamente situazioni negative, che accetta con animo distaccato anche le sconfitte: è un tipo sportivo,
– sa perdere con signorilità
– chi si comporta in modo corretto, leale, cavalleresco; chi sa accettare serenamente anche le sconfitte

Qualcuno dovrebbe ricordare ai calciatori che il calcio è uno sport e che i calciatori dovrebbero essere SPORTIVI.

I calciatori potrebbero prendere come modello ispiratore un giocatore di rugby , gli spettatori agli stadi dovrebbero cercare di comportarsi come alle partite di rugby (alle fine si abbracciano tutti e quelli che hanno perso ridono con gli altri, lo sport deve essere un divertimento se non è così non serve a nessuno.

Per Balotelli ed il suo comportamento in merito alla partita anticamorra, vorrei ricordargli che il ruolo che lui ha, riveste un’importanza superiore alle sue possibilità, i suoi comportamenti vengono osservati da milioni di ragazzi, e ogni azione deve essere accompagnata da quello che purtroppo non lo contraddistingue : il buon senso.

A Balotelli , a tutti coloro che si catapultano all’interno della televisione, radio, internet (senza essere consapevoli della responsabilità a loro affidata) e vengono visti, osservati da milioni di persone , diventando così modello per molti giovani, dovrebbero prima di metterli lì fargli passare un esame di buon senso subordinato al rilascio di una “patente”.

Solo dopo potrebbero andare a giocare o lasciare il posto ad altri.

Questo è quello che abbiamo, dipende da noi se vogliamo che rimanga così.

 

GIOCO E TEMPO LIBERO