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LA DITTA

LA DITTA

Un giorno Andrea, il figlio di un mio amico, spinto da una irrefrenabile voglia di fare qualcosa in questo mondo strano, non vedeva alcun spiraglio per il futuro, si decide a chiedere consigli al nonno paterno.
Il nonno di Andrea gli si para davanti un peo e uno sputo in terra, la pipa in bocca come un prolungamento del corpo ormai sputava anche con la pipa in bocca, troppo fastidio toglierla tutte le volte. Morta la moglie a 93 anni invece di smettere aveva continuato a fumare, tanto ormai diceva lui :
– Se dovevo morire a quest’ora ero già morto e una fumatina in più non sarà quella che ammazza ! –
Andrea non si era rivolto al padre, lo avrebbe fatto dopo. Il mio amico Ettore è una brava persona, non me se ne era dispiaciuto, in fondo la saggezza va ricercata nelle persone più anziane e quindi in nonno era perfetto.
Nonno Giangio non sempre elargiva consigli, sprizzava saggezza da ogni poro, e ne aveva tanti, la pelle raggrinzita aveva una superficie maggiore di quando era giovane, considerando le pieghe, ma non minore era l’elasticità mentale e l’acutezza.
Quindi Andrea espose con molta semplicità l’idea :
– Oh Nonno ! Sai voglio fondare una società, con degli amici avvieremo una produzione di accessori per bici sportive, tutta roba in titanio. Che ne pensi ? –
La domanda sembrò al vecchio come una fucilata, il nipote a cui teneva molto, non era l’unico, ma il più grande e il nonno lo reputava un giovane capace e responsabile.
La risposta non venne subito ci vollero un paio di pei fatti bene.
– Ma quanti siete ? Lo sai, le società stanno bene in dispari e tre son troppi ! –
– Siamo almeno quattro.-
e il nonno :
– Senti ti posso rammentare solo un caso che mi ricordi dove una ditta di due persone è andata bene
un artigiano e suo fratello dove uno sapeva lavorare e l’altro non ci capiva nulla però sapeva riscuotere, è andata bene fino a che uno è morto e allora la ditta ha chiuso perché anche solo saper lavorare non basta più, ci vuole cervello per gestirla. Voi siete in quattro, ma figurati ! Meno , meno !! –
– Ma nonno !! L’idea sembra buona e poi faremo prodotti di alta qualità, indistruttibili! –
– Ma se non si rompono come fa la gente a ricomprarli ? –
La logica del nonno era schiacciante.
Ad Andrea tutto sembrava facile, un vero e proprio sognatore.
Poi non si confrontava con le questioni reali…ed eccoci al nocciolo …
Chiede il nonno :
– ma i soldi chi ve li dà ? –
– mm.. sembra ci siano dei finanziamenti per l’impresa giovane e qualche migliaio di euro si raccattano –
– Ascolta! I soldi te li do io, se poi te li danno quelli di “impresa giovane” meglio, ma quelli di “impresa vecchia” prendili, ti faranno comodo comunque.
– Quando cominciate ? –
– Martedì ! –
Il nonno scosse la testa,
– Ormai aspetta Mercoledì, “né per Vene né per Marte si dà avvio all’arte”! –
Per il nonno quando si parlava di “lavoro” il significato era qualcosa di veramente duro, non un ruzzino che si fa tanto per passare il tempo, aveva cercato di trasmettere più volte il senso di questa parola alla famiglia, certe volte anche scherzando.
I giovani hanno padiglioni auricolari da super-eroi, le dotazione di serie sono dei filtri nei quali passa solo quello che fa comodo, il resto rimane invischiato tra cerume e ricrescita della pelle.
Il nonno aveva raccontato spesso al nipote di quando in casa non c’era proprio nulla , ma nulla da mangiare e anche le briciole di pane sulla tavola erano una risorsa, ogni piccola briciola rappresentava una parte di un possibile boccone, niente andava buttato, era un insulto alla vita, alla famiglia, proprio una cosa proibita e se venivano le formiche se ne andavano via piangendo, perché non c’era niente per loro. Glielo aveva detto spesso ad Andrea –
– Te non c’eri quando io vedevo piangere le formiche ! –
Andrea anche piccolino sapeva che le formiche non piangono, mai lontanamente si sarebbe immaginato un assurdità del genere. Tutte le volte si scompisciava dal ridere.
Sapeva benissimo che suo nonno aveva sofferto molto, visto la carestia, ma lui cresciuto negli agi della società moderna, non percepiva quanto fossero state gravi quelle situazioni, non avendole vissute.
Così una parte del gruzzolo del nonno se ne stava andando nelle mani del ragazzone iperattivo, dopo gli studi classici e un po’ di università aveva preferito interrompere gli studi, sentiva che gli avevano già dato molto, una mentalità aperta, una buona capacità critica, voglia di fare qualcosa di proprio.
Non era l’ingegno che gli mancava, fin da piccolo era sempre stato portato alle cose tecniche, ma le aveva sempre relegate nell’area passatempi e hobby, ora invece stavano diventando lavoro, ed era un altra cosa.
– Ah ricordati che codesti soldi sono come i fiammiferi !-
– Che vuol dire ? – risponde Andrea incuriosito
– Hai visto i fiammiferi tu li strusci e si incendiano ? E codesti soldi è uguale, se non li bagni con il sudore invece di aumentare tu li finisci subito !!-
Che nonno ! Ce l’avessero tutti !

LA DITTA

 

 

 

 

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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IL CANNONE

IL CANNONE

Pasquale aveva lasciato le terre di Calabria prima degli studi universitari, il periodo fra le due guerre dava buone possibilità a coloro che proseguivano negli studi. Con la laurea in medicina il posto di dottore era assicurato, c’era solo da scegliere il paese dove andare a vivere.
Il nostro paese non aveva medici e ne bastava uno, meglio che nulla… per Pasquale tanto doveva lasciare il suo paese comunque, non gli importava quale fosse la destinazione, e ne scelse tra molti comuni senza medico uno della regione Toscana.
Il nostro paesino accolse bene il giovane medico, anche se quando non si ha da scegliere si deve accettare “quel che passa il convento” e certe volte non piace. (un modo di dire che un frate nel convento non può andare fuori ad es. al ristorante, ma deve mangiare lì, e quello è il menù).
I paesani erano contenti del giovane medico, sempre disponibile, stava allo scherzo, e passava le serate a giocare a carte al bar del paese.
Si dovette dotare di calesse e cavallo per andare a visitare i pazienti della campagna, non si era portato molto dal sud, qualche valigia e basta, i libri glieli consegnarono qualche tempo dopo.
Pur essendo un paese con poco più di diecimila abitanti, la maggioranza erano i residenti in campagna rispetto al centro del paese. Ma questa era un vera fortuna per lui.
I contadini avevano un grande rispetto per il medico, quando lo incontravano, la prima cosa si toglievano il cappello, era un gesto di umiltà, manifestava il riconoscimento della cultura da lui rappresentata, ma anche che i suoi saperi potevano avere influenza positiva sulla salute dei familiari. In campagna comunque non ci andava spesso, i malanni quando arrivavano colpivano duro, ma i contadini erano persone abituate alla sofferenza, sacrificio e quando chiamavano il dottore la cosa era veramente grave.
Tra i comportamenti lodevoli da ricordare c’era quello di riconoscere i propri limiti e di affidare alle cure dell’ospedale il paziente grave.
Una certa “arroganza di potere” di medico, cioè quella di voler gestire fino in fondo una malattia grave spesso finiva con brutti epiloghi, e lui sapeva dire basta al momento giusto.
Molti quando il malanno era leggero avevano in casa il necessario, tanto lui aveva una teoria purtroppo diffusa anche tra le file di certe squadre, infatti sosteneva che gran parte delle malattie erano di origine intestinale, quindi per prima cosa si doveva “vuotare il cannone ! “ e tanti concittadini lo facevano in piena autonomia pur di ottenere che il malato si ristabilisse e senza nemmeno chiamare il medico.
Queste sono le nostre radici, una sanità dell’essenziale.
Con l’avvento del boom, per la risoluzione di ogni problema veniva ricercata la soluzione “sicura”.
Si è diffuso un sistema di cure del malato con tipologia “allopatica” dal greco “allos” = “contro” cioè la medicina ufficiale riconosciuta, non ce n’erano altre, combatteva solo e soltanto la “malattia”.
Questo approccio ha soffocato tutte le altre metodologie, ivi compresa quella del “vuota-cannone” che suscitava tra l’altro brutti ricordi, e siamo andati avanti in questo modo fino a riconoscere alla medicina ufficiale un potere fin troppo grande e cioè quello di essere il solo deputato a guarire i cittadini.
Altre terapie “non convenzionali” si sono affiancate a quella ufficiale , ad es. nel 1993 negli Stati Uniti (dove lo sviluppo della medicina ufficiale ha avuto una crescita simile alla nostra) un terzo degli abitanti si curava con altri trattamenti. Non dimentichiamoci che gli americani di una decina di anni fa (vedi film documentario “Sicky” di M. Moore) per non chiamare il dottore consumavano tonnellate di aspirina (una sorta di vuota-cannone americano), ora con la legge di Obama sulla sanità forse se la passano un po’ meglio.
Anche in Italia si sono diffuse terapie alternative, non hanno l’ardore di sostituirsi a quella ufficiale, ma si presentano con un approccio diverso. L’origine è olismo, (deriv. del gr. ólos ‘tutto, intero’) teoria biologica secondo la quale l’organismo deve essere studiato in quanto totalità organizzata e non in quanto semplice somma di parti.
Per farla breve si potrebbe fare una paragone con l’erba del prato.
Immaginiamo l’erba come una malattia e la si volesse togliere, allora la medicina allopatica agisce sull’erba, più la si taglia più questa si rinforza, la malattia secondo gli olistici è spesso generata dalla persona, e sostengono che l’azione deve essere spostata sul corpo o “terreno” e fare in modo che l’erba non ricresca più.
Tranquilli! Non vendo diserbanti !
Volevo solo elencare una serie di terapie “olistiche” che in caso di malattia ottengono lo stesso risultato della somministrazione della medicina “allopatica” e cioè il tradizionale antibiotico o antinfiammatorio che abbiamo sempre pronto in casa, anche se con risultati meno immediati.
La salute è una cosa seria e conosco certe persone che ripongono nel proprio medico una fiducia cieca, e diceva Jolly Dorelli nella pubblicità del formaggio :
– “la fiducia è una cosa seria ! -.
So benissimo che non è facile parlare di tecniche non conosciute, la prima reazione è senza dubbio la sfiducia, ma è proprio perché non si conoscono se si reagisce così.
La medicina tradizionale o scientifica non ha fatto altro che frammentare e suddividere l’essere umano in una miriade di componenti, per ciascuna delle quali ha ideato una specializzazione a senso unico. L’uomo moderno non trova però grandi consensi in questo. Ne scaturisce invece un bisogno di unitarietà, di totalità, di olismo appunto.
L’unitarietà è comunque un’arma a doppio taglio. Più che una medicina alternativa, vi sono tante medicine alternative, alcune delle quali contrapposte e incompatibili tra loro, unite nella definizione solo per la comune contrapposizione e spesso ostilità alla medicina scientifica.
Nella nostra ricerca tutta italiana del semplice, facile, e sicuro, siamo troppo spesso andati a rifugiarci nella terapia tradizionale, attualmente sono circa 11 milioni gli italiani che ricorrono più o meno frequentemente a rimedi non tradizionali.
Conoscere qualcosa di olistica non vuol dire disconoscere il ruolo importantissimo della medicina, delle sue scoperte in ambito della chirurgia, ortopedia, e non ultime le tecniche non invasive di diagnostica.
Dovremmo sapere che c’è qualcos’altro, viene definita medicina alternativa, in quanto non riconosciuta, una ventina di anni fa quando cominciai ad usare i rimedi omeopatici, li chiamavano “rimedi”, non “farmaci” e pertanto non si potevano nemmeno scaricare nelle spese mediche detraibili. Più tardi il riconoscimento è arrivato, ma ancora non c’è molta diffusione.
Ecco quindi un elenco : l’agopuntura (esiste da oltre 2000 anni !), l’erboristeria (praticata da millenni) l’osteopatia, l’omeopatia (dal greco omeos=uguale ; cura con il suo simile), naturopatia, chiropratica, ayurveda, yoga, ipnosi, medicina tradizionale cinese, pranoterapia, cromoterapia, shiatzu, omotossicologia, aromaterapia, Qi Gong tibetano, ipnosi, Pilates, Gyrotronic, dieta nutraceutica, Reiki, riflessologia plantare, moxibustione, biorisonanza, cristalloterapia e altre che non ricordo.
In Europa ci sono oltre 100 milioni di persone che si curano con queste tecniche e gli addetti al settore lamentano però mancanza di finanziamenti e cooperazione scientifica.
I cittadini della Comunità Europea solo in certi casi di “eccellenza” hanno a disposizione centri di cura specifici “non ufficiali” ad. es. in Francia esistono ospedali “omeopatici” , qui da noi abbiamo l’Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale della Regione Emilia-Romagna e il Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia.
Le terapie non ufficiali non sono più facili o semplici, tutt’altro, spesso proprio perché hanno l’ardore di esaminare il paziente nel suo insieme necessitano di anamnesi e visite in genere molto lunghe proprio perché il medico non convenzionale deve conoscere ogni particolare della vita del paziente.
Prevenire è meglio che curare, un giro dai non convenzionali conviene sempre farlo in salute.
Se poi ci ricapita qualche malattia, possiamo ricordarci di Pasquale e vuotare il “cannone”, oppure chiamare il nostro medico, ma anche imboccare una di queste strade (non facili) che ci condurranno ad una conoscenza del proprio corpo, e anche una maggiore consapevolezza di noi stessi.

 

IL CANNONE

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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FINANZA DA BRIVIDI

FINANZA DA BRIVIDI

La mano tremava, il mouse era come un cannone puntato su un bersaglio immaginario.
Non era come la battaglia navale, lì non si sparava a casaccio con la speranza di colpire con una buona dose di fortuna l’incrociatore o il sommergibile rimasto all’avversario.
Il bersaglio era chiaro : si doveva fare soldi, a palate , ogni giorno, ogni mese , tutto calcolato, c’era un margine di errore, ma anche quello era calcolato, tagliare le perdite oltre il 5 % , ci sono dei programmi che lo fanno in automatico, alcuni erano da tenere sotto controllo. Vendere appena si beccava il 3 o 4 %.
Gli strumenti finanziari di copertura invece di coprire, spesso alimentavano guadagni extra, anche del 200% alla settimana, cose che raccontarle ora a uno che fatica tutto il giorno per una quarantina di euro nette c’è da farsi sparare.
Non ci si poteva permettere di sbagliare, lo sbaglio comportava di perdere affidabilità.
I programmi finanziari erano quasi tutti di produzione americana, non so come Giorgio se li fosse procurati, ma credo avesse un amico che lavorava in Banca con l’incarico di trader.
Per comprarli ci volevano almeno quattro milioni, dati storici a parte.
In Banca gli operatori non sapevano niente di queste tecniche, non le forniscono a scuola e tantomeno le Banche hanno tempo per formare i dipendenti in un settore troppo specialistico e “pericoloso”, il fai-da-te imperava, e solo tra quelli che ci capivano un po’.
Ma non c’era da divertirsi molto, notti insonni per qualche perdita fuori misura, discussioni a non finire con le banche per le provvigioni che si prendevano per le transazioni, il cervello sempre in asfissia e crampi alle mani per via del mouse.
Poteva durare ?
Poi le regole, anche rispettandole ti capitava sempre la fregatura, e una buonanima infatti diceva :
– Io mi levo sempre presto la mattina, ma, mi pare impossibile, trovo sempre qualcuno che si è alzato prima di me ! –
E infatti il “parco buoi” è sempre stato guidato, favorito o punito all’occorrenza, dalla lobby, dal centro di potere, dal politico di turno, ci hanno fatto credere per es. che le Parmalat erano un affare.. Hai voglia a vedere i bilanci , hai voglia a guardare gli storici degli scambi (ci pensavano loro a falsare gli scambi nel mercato, erano tutti fittizi !)
Sai quanti ce ne sono di esempi ? La Ferruzzi, Alitalia etc
L’informazione finanziaria si è prestata spesso a far salire agli allori titoli o aziende che non lo meritavano affatto, creare aspettative esagerate senza che ci fosse niente dentro, proprio NIENTE.
Prima del 2001 bastava avere un conto corrente un dossier e “via” ! Il presunto eroe si scriveva le sue regole e doveva rispettarle, se le cambiava era a suo rischio e pericolo.
Le regole erano :
– non seguire le “voci” , ce n’erano tantissime in rete su una o l’altra società, fece scalpore quella di un pizzaiolo new-yorkese che aveva messo su un sito di “segnalazioni”. La modalità era semplice, segnalava un titolo , tutti lo compravano , aumentava il prezzo e poi il tizio che aveva pagato il pizzaiolo per segnalare quella azione, e il tizio ne aveva un bel po’, ne vendeva un vagone e la gente si trovava con un pugno di mosche in mano. Hai voglia a rovinare la gente !!
– occhio ai “fondamentali” qui era facile procurarsi bilanci, interpretarli era più difficile, ma se c’erano troppi debiti più che fatturato era meglio stare lontani.
– comprare “basso” se il titolo era cresciuto più di tre volte il suo valore nell’ultimo anno, girare a largo, e comunque per ogni titolo era opportuno avere dati storici-quantitativi in termini di scambi giornalieri.
– operare in un mercato borsistico possibilmente “mondiale” , in mancanza di ciò con fondi o sicav
(società di investimento a capitale variabile) specializzate concordando la percentuale di liquidità in base al rischio scelto dal cliente.
– utilizzare al meglio i programmi come il meta-stock, advance get, equis o altri e possibilmente sempre con la stessa modalità es. candle-stick, macd, o altre sigle sconosciute a chi non ha mai masticato di analisi finanziaria e trading on line.
Tutto ok fino all’introduzione a piene mani di derivati di ogni tipo, del resto il mercato delle opzioni, era sempre esistito, e per chi non lo sapesse, veniva definito dagli inglesi “hedge”.
Qualcosa di marginale se riferito ai terreni : la classica siepe.
Ricordate Battisti ? Diceva :
– Ma come può uno scoglio arginare il mare ? – va beh scoglio / siepe insomma siamo lì ….volevo dire che il mare di debiti non si stoppa con prodotti tossici. E infatti…
Il diffondersi di CW covered-warrant call put e fondi specifici hanno impestato il mercato di tutto quello che non potrete mai immaginare, ma in pratica poi l’avete visto.
Soprattutto le Banche hanno incaricato matematici per confezionare prodotti finanziari talmente complessi che un “umano” mai avrebbe potuto capirne il funzionamento.
Qui mi riferisco ad es. alle obbligazioni con “sottostante” cioè un privato che deve scegliere tra una azione (senza sicurezza di rimborso specie se l’azienda fallisce) e una obbligazione (debito contratto da un ente pubblico o privato con una scadenza più o meno lunga) se non vuole rischiare sceglie una obbligazione. E qui casca l’asino ….
L’idea di confezionare obbligazioni legandole a “scommesse” fino a che il mercato borsistico andava bene, tutto ok, ma dopo ? Il mercato finanziario americano ha fatto flop proprio per questo motivo. Era stato immesso sul mercato un quantitativo esagerato di obbligazioni legate a debiti di mutui che mai nessuno avrebbe pagato.
E qualche illuso come Giorgio, un giovane che conoscevo bene, e si era convinto che poteva fare da solo tutto quello, che poteva diventare il suo unico lavoro , a patto che ci stesse un po’ attento. All’inizio gli era andata bene, si era trovato senza lavoro, un suo amico figlio di papà con un sacco di grana gli aveva dato un po’ di soldi e un’indicazione che era un invito a nozze per lui, :
– Basta che mi fai guadagnare, ti do questo gruzzolo e me lo gestisci te ! , se sei bravo ci dovresti fare un 2 o 3 milioni al mese -.
E lui era bravo ! E ci guadagnò anche il doppio, e ce n’era abbastanza per il suo amico.
Poi aumentò il giro, si sparse la voce di questa gestione “casalinga” di finanza e aumentarono i clienti, tutti con molta grana.
Ma lui non era uno del parco buoi con il fiocchino, lui faceva parte del parco buoi. Come tutti.
E solo i pochi non del parco buoi, quelli che sanno dove va la Borsa, potevano fare operazioni opposte al mercato, perché…. lo sapevano!
Alla domanda ad Agnelli della Fiat :
– Come va la Borsa ? –
Agnelli non era solo un saggio, ma anche un pratico rispose :
– La Borsa va dove vuole ! –
Povero Giorgio ! Pochi mesi dopo iniziarono i periodi bigi, i flop dei tecnologici, certo lo si dice con il senno di poi , come poteva Tiscali valere metà della Fiat ?
Tiscali era solo uno palazzo con qualche decina di persone dentro …
Anche se ci fosse stato attento !!! C’era dentro fino al collo. Ridette tutto al suo amico, meno male che si era posizionato su alcuni obbligazionari emergenti e con quelli aveva pareggiato le perdite di borsa.
I brividi di qualche giochino pericoloso tipo le montagne russe in occasione di una breve visita a Gardaland non possono diventare un lavoro, e infatti non fu così per Giorgio. I brividi finirono.
Trovò un lavoro decente, come direttore in un centro commerciale, la sua esperienza in finanza un po’ gli serviva anche lì e poi gli piaceva molto il rapporto con le persone, mentre il finanziere d’assalto era un lavoro ben più arido.

 

FINANZA DA BRIVIDI

 

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MEZZE CARTUCCE

MEZZE CARTUCCE

Più lo gonfiava e più si rendeva conto che non otteneva nulla.
A scuola aveva imparato la matematica e la regola delle proporzioni :
– direttamente proporzionale ; quando due grandezze sono legate da una relazione di
proporzionalità l’una aumenta all’aumentare dell’altra. –
L’aumento della circonferenza del torace non faceva aumentare l’altezza, e si era arreso all’evidenza.
Si era abituato all’idea di essere più piccolo dei suoi amici, non ci poteva fare nulla.
Il torace non era una misura fondamentale per essere abili al servizio di leva, lo era invece
l’altezza.
Ignazio era terrorizzato da quella visita, la cartolina era già arrivata…
Avrebbe fatto a meno di effettuare il servizio di leva, alle terre di famiglia un braccio in più voleva dire molto. Nel periodo tra le due guerre lo Stato aveva bisogno di militari, non si potevano permettere di rimandare a casa quelli che si erano presentati alla visita se non in casi veramente gravi, i medici preposti erano stati istruiti bene.
E infine il giorno fatidico arrivò. La visita prevedeva vari controlli, Ignazio aspettava a gloria quello dell’altezza.
Il medico di turno provvedeva a segnare con esattezza scrupolosa i dati emersi dalla visita.
Quando arrivò a segnare la misura dell’altezza ebbe un po’ di esitazione nello scrivere, ma alla fine scrisse.
Ignazio alto 150,5 e con 150 sarebbe stato scartato.
A voce alta il medico comunicò : 151 ABILE ARRUOLATO !
Nell’esercito non ci sono mezze cartucce , non servono in guerra.

 

MEZZE CARTUCCE

 

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RACCONTI AL FOCOLARE : I GIORNI DELLA MERLA

RACCONTI AL FOCOLARE : I GIORNI DELLA MERLA

– Scappa pulenda c’è i’ filo !!!!!! –
La voce delle donne di casa rimbombava nella cucina, i ragazzi coglievano al volo il richiamo, era l’ora della cena. Dopo aver rovesciato sul grande tavolo da cucina il grande pentolone di rame contenente la polenta fumante, quello era il richiamo usuale.
Si utilizzava un filo di canapa per tagliarla, serviva a misurarne esattamente le porzioni.
Al centro veniva nascosta una acciuga o se disponibile una salsiccia arrostita. Il premio spettava al vincitore , chi riusciva arrivare per primo al centro dopo aver mangiato la razione di polenta.
Dopo la cena tutti intorno al camino, era il momento dei racconti, gli scherzi, le storie dei nonni, o vicende paesane.
Per quanto proviamo a riscriverle, molte storie fanno parte di noi, del nostro vissuto, prima della scrittura c’erano le tradizioni orali, e riunioni familiari presso il “canto del fuoco” , e poteva essere inteso come un cantuccio vicino al caminetto, ma anche come un vero canto cioè il crepitio delle legna bruciate.
Il luogo era magico, il tepore del fuoco stemperava la grande stanza da pranzo (solo quella era l’equivalente di un miniappartamento, ma per riscaldarla…)
Un po’ di pane inzuppato nel vino opportunamente riscaldato trasmetteva calore al corpo e lo intontiva quanto basta per pisolare prima del sonno della notte.
Dopo lunghissime giornate di fatica cosa c’era di meglio se non ascoltare storie come quella dei giorni della merla ?
Il 29, 30 e 31 gennaio vengono da tempo immemorabile considerati come i giorni più freddi dell’inverno il periodo nel quale tutti gli esseri viventi si rifugiano nelle proprie tane per ripararsi dal rigore di questi giorni.
Ma perché gennaio ha 31 giorni e i merli sono neri?
La leggenda narra che tanto tempo fa, quando ancora gennaio aveva 28 giorni una merla di colore bianco stufa di svolazzare nell’aria gelida, decise di far scorte di cibo sufficienti per trascorrere i freddi giorni di gennaio nel suo caldo nido.
Alla fine del ventottesimo giorno la merla uscì fuori fischiettando allegramente e sbeffeggiando gennaio, pensando di essersi presa gioco di lui. Gennaio irritato dall’astuzia della merla, col suo fare capriccioso e prepotente rubò 3 giorni a febbraio e scatenò la sua algida vendetta. Vento, neve e gelo.
La merla e i suoi pulcini presi alla sprovvista dall’improvvisa impennata di freddo si rifugiarono in un comignolo fumante di una casetta lì vicino. E ci trascorsero tre giorni dopodiché all’apparire del primo pallido sole di febbraio la merla e sui pulcini uscirono all’aria aperta completamente anneriti dalla fuliggine del camino…
Dal quel giorno gli ultimi tre giorni di gennaio si chiamarono “i giorni della merla”

Ah ! Se vedete una merla con le penne bianche vuol dire che non l’ha capita !

 

RACCONTI AL FOCOLARE : I GIORNI DELLA MERLA

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

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LA SCHIACCIATA

LA SCHIACCIATA

Bebelle era un omone alto, sdentato, un cappello con la tesa che lo faceva più vecchio. Nell’inverno sopra al cappotto per darsi aria da bottegaio si muniva di un grembiule bianco sporco. I guanti di lana lasciavano scoperte le dita e non ho mai saputo se era il modello o le aveva tagliate lui per poter maneggiare le monetine da cinque e dieci lire.

I soldi giravano più di ora, tutti i bambini avevano cinquanta lire per una schiacciata e quelle di Bebelle anche se ne costavano trenta spesso rimanevano invendute.

Bebelle prima passava al forno a ritirare le schiacciate e poi apriva lo sgabellino di legno alle sette e trenta di ogni mattina davanti alla scuola elementare.

Non c’era una gamma di prodotti come nelle odierne pasticcerie, ci contentavamo dell’essenziale.

Non ero un cliente assiduo, spesso compravo la schiacciata da Rina (la concorrenza).

Il banco di Rina aveva le ruote di un motorino ed era lungo oltre quattro metri di squisitezze, non solo le schiacciate ed erano diverse, più piccole ma costavano cinquanta lire.

Ancora oggi mi chiedo come fosse stata possibile una differenza di prezzo così alta, anche se la qualità non era la stessa e noi bambini tra la schiacciata alta, soffice, dorata, calda di Rina e quella di Bebelle bianca, rinseccolita e sfida alla sopravvivenza dei denti e gengive, dopo un assaggio avevamo già le idee chiare.

Bebelle non era un commerciante, ma solo un pensionato, e per tirare a campare vendeva qualche schiacciata ai ragazzi, niente di illegale, l’italiano che si arrangiava.

Ripenso a Bebelle e alle sue durissime schiacciate mentre leggo un dotto libro sui mangiari di strada, una precisa elencazione e celebrazione degli incontri in piazza come luogo di socialità, di consumo, di intrattenimento.

C’erano mestieranti di ogni tipo : calderai, ramai, spazzacamini, impagliasedie, aggiustascarpe,
e per le cibarie ortolani, fruttaroli, lattaioli, pollaioli, formaggiai, oltre agli specializzati in un solo alimento come le fregole, merluzzo, gamberi d’acqua dolce, ghiaccio, uova, cipolle, agli, semi di zucca, frittole, castagne arrosto, cicoria, limoni, more, mele cotte, porchetta, rosmarino, trippa, fegato, ciambelle, rane, lumache, pannocchie, lupini, angurie, sorbetti, gelati, franfellicche, zaletti, brigidini, mostaccioli, zucchero filato.

Il cibo veniva anche cucinato per strada e consumato sul posto, mestieri individuali, specializzati, si trattava di venditori mobili o itineranti, ognuno con i suoi gridi (mi viene a mente la Vucciria a Palermo, là qualcosa c’è rimasto).

Restrizioni sanitarie, fiscali, oltre a legislazioni a favore dei commercianti fissi, richieste di maggior igiene da parte dei cittadini, in molti paesi hanno fatto quasi sparire questa abitudine italiana di antiche origini.

Nel mio paese viene ancora il trippaio, è anziano, chissà quanto potrà continuare a portarci le sue prelibatezze, auspico un ritorno anche limitato alla diffusione di queste semplici attività, e magari mangiare cibi sani cotti sulla piazza farebbe divertire gli adolescenti tecnologici anche se potrà far calare ulteriormente le vendite dei venditori tradizionali.

La vera piazza è diventata quella virtuale di fb, blog e altro dove si celebrano gli stati d’animo, sogni, aspirazioni, arrabbiature politiche, sindacali
e infine mi arrendo ed eccomi qua che pubblico, segnalo, insomma me ne sto al gioco che la tecnologia ci offre.

 

LA SCHIACCIATA

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

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Cittadini italiani in un ufficio pubblico

Cittadini italiani in un ufficio pubblico

Maria è sempre stata una donna molto determinata e decisa.
Nel Settembre del 2013 si era convinta che doveva fare qualcosa per mettersi in proprio e allora .. via ! Dopo la partita Iva, aperta con non poche difficoltà, ma con l’aiuto del suo compagno abbastanza esperto di informatica, si stava dirigendo verso la Camera di Commercio !!
Aveva svolto molti anni di onesto lavoro nero ai margini della società. No! Non pensate male !!Non batteva !
Nella società spesso si creano vuoti di assistenza o aiuto a determinate fasce di popolazione, nella nostra questo è accaduto per gli anziani. Maria aveva iniziato a lavorare come badante di persone anziane, organizzare feste di compleanno nelle case di riposo, o roba simile e si faceva pagare per questo.
Maria incontrava tante persone nel suo lavoro. Era sempre una persona aperta all’innovazione, anche se la scuola e lo studio non erano stati il suo forte, il lavoro non la spaventava e di fronte alla fatica fisica non si tirava indietro.
Raggiunti i quaranta (anni) non si era costruita una famiglia, lei era sempre “volata di fiore in fiore”, era l’allegria in persona e come si suol dire, “la gente allegra, Dio l’aiuta !”.
L’ultimo compagno era un tipo silenzioso e cupo, non l’aveva accompagnata alla Camera di Commercio, forse non voleva fare brutte figure, anche se l’aveva aiutata nella prima fase di inizio attività, ma non in quella della iscrizione alla Camera di Commercio, così da farle fare un po’ d’esperienza con gli uffici pubblici.
Così Maria entrò nell’ufficio al 2° piano, rumore di stampanti in azione e percussioni di dita sulle tastiere erano gli unici suoni in giro; c’erano solo gli impiegati dell’ufficio.
Si presentò allo sportello e annunciò :
– Vorrei iscrivermi al registro delle imprese! –
L’impiegato si era da poco avvicinato al bancone, si trattava di Giorgio, un uomo distinto, capelli bianchi corti, vicino ai sessanta e inforcava un paio di eleganti occhiali da vista.
Giorgio apostrofò Maria :
– Ma come ? Con tutte le attività che cessano e quelli che cessano la partita Iva lei nel 2013 vuole aprire un’attività? –
Maria si sorprese un po’ della domanda e del tono, ma lei era decisa e determinata, non la smuoveva nessuno, la settimana prima all’agenzia entrate era stato facile, il suo compagno l’aveva iscritta online, ora serviva solo l’iscrizione alla camera di commercio, avrebbero potuto utilizzare il Suap, “impresa in un giorno” Maria aveva scelto di andare di persona, era una cosa che non aveva mai fatto e era contenta di pensarci da sola.
L’attività registrata non era altro che quella che aveva svolto fino al quel momento, solo che da quel momento in poi avrebbe pagato le tasse allo Stato e questo le avrebbe permesso di avere un minimo riconoscimento pensionistico del resto con solo quaranta anni, anche il compagno glielo aveva detto, ora o mai più, e…. che la dovevano aiutare, se no avrebbe continuato a lavorare a nero.
Maria con voce sibilante e tono deciso :
– Mi dovrebbe iscrivere a questa attività indicata sulla partita iva, a partire da oggi, e… non è finita !
Voglio un elenco in formato .xls di tutte le case di riposo pubbliche e private della provincia e associazioni di volontariato e roba simile.-
Quest’ultima richiesta non era farina del suo sacco, gliel’aveva scritta il suo compagno (era un hacker di quelli tosti, ma aveva negato l’aiuto per queste cose a Maria, non voleva semplicemente perderci tempo) e Giorgio l’aveva capito quando Maria aveva tirato fuori un fogliolino come quando al supermercato non ci si ricorda cosa comprare e riappare la lista della spesa.
Giorgio si rabbuiò e scattò come una molla :
– Come aiutare ? questa non è una pubblica assistenza, io ho da lavorare e non posso stare dietro a Lei ! –
Maria soggiunse :
– mi scusi tanto sa! Del resto oggi non c’è nessuno, Lei finora non si stava ammazzando di lavoro e poi qual è il vostro ruolo ? Non dovete forse aiutare gli utenti di questi uffici ad intraprendere attività ?-
Per Maria, una donna simpatica con una mascella a mastica-ciringomme, e il sorriso così marcato che anche se si fosse nascosta la bocca ed il naso con le mani le avrebbero riso gli occhi, da tanto ridevano per conto loro, si divertiva nell’ ufficio pubblico, lei era come se fosse al lavoro, perché lo avrebbe fatto anche gratis.
Giorgio si fece serio, spiegò che per l’iscrizione occorre trovare un codice attività e lui non poteva farlo, non era compito suo, mentre per la lista in .xls loro fornivano dati solo a pagamento.
Il compagno di Maria non avrebbe avuto difficoltà qualche mese dopo ad entrare nei database della Camera di Commercio, lasciare un messaggio di saluto a Giorgio dopo avere preso le liste che servivano a Maria.
Per tutta risposta Maria sbottò :
– se prima mi avete detto che si cancellano tutti , allora ho capito ! E’ colpa vostra, che ci state a fare ?? Dovrebbe essere come gli elenchi del telefono , sono accessibili a tutti, ognuno ne può fare l’uso che vuole, dovreste fornirli gratis !
Giorgio trasalì, nessuno in quasi quaranta anni di onorata carriera si era mai permesso di pretendere qualcosa. Lo chiedevano, ma lui, arrogandosi nel suo potere di impiegato pubblico, era quello che negava, e qualche volta ci si divertiva, specie quando gli utenti non conoscevano la “loro” legge o la richiesta era stata inoltrata nella forma non corretta.
Lui, il discendente degli impiegati pubblici costituiti in era fascista in base ad apposite leggi, l’equilibrista del suo “mansionario”, che aveva preteso ed ottenuto, non si schiodava da lì, mai avrebbe fatto più di quanto esattamente elencato nei possibili lavori di sua competenza.
Il “buon senso” non rientrava nelle sue mansioni.
E infatti il lupo perde il pelo, ma non il vizio, Giorgio negò tutti questi servizi alla povera Maria, non poteva prendersi la responsabilità per una iscrizione a un codice attività errato che poi si sarebbe portata dietro per sempre.
Le occorreva un consulente ! E pagarselo poi…!
Ma chi meglio di Giorgio avrebbe potuto fargli da consulente ? Solo che lui non voleva/poteva..
Maria non si arrese, telefonò al compagno, lui, dopo pochi minuti a navigare su internet trovò un codice compatibile con la sua attività e informò Maria di lasciar stare per l’elenco ditte, lui sapeva già come fare… del resto siamo in Italia !
Quindi pronta ora ad iniziare la sua avventura di “ditta”, Maria si sentì una persona nuova, con tante responsabilità in più, il suo compagno le avrebbe facilitato l’inserimento in nuove strutture, provveduto ad inviare mail ai destinatari prelevati senza pagare nulla alla camera di commercio, e non è per i quaranta o cinquanta euro, ma per il principio, perché pagare qualcosa a tutti i “capannelli” tirati su dalla pubblica amministrazione ? E’ questo quello che il compagno di Maria non accettava, ogni centro di potere ha il dovere di arrangiarsi imponendo tasse e balzelli per autofinanziarsi e il diritto di farlo, quello che ci scapita poi è il cittadino.
Il ragionamento non faceva una piega, ma da questo ne discendeva che il cittadino si arrangia a sua volta. Si tratta di un circolo vizioso che prima o poi dovrà finire. Giorgio aveva capito che in effetti c’era qualcosa che non andava nel rapporto pubblica amministrazione/cittadino, ma non sapeva come migliorarlo, certo avrebbe dato interi dvd con file .xls alla simpatica Maria, ma avrebbe disatteso gli obblighi propri del suo ufficio.
Gli uffici pubblici sono ancora spesso “ostili” ai cittadini, pur essendo gli impiegati pubblici cittadini loro stessi.
Maria salutò Giorgio cordialmente, del resto lei non ce l’aveva con lui, anzi l’aveva trovato simpatico e gioviale, però non potette fare a meno di metterlo in guardia dalla sua idea; le era venuta in mente una proposta di legge/scambio , cioè trovare una forma per far provare un mese l’anno agli impiegati pubblici a stare dalla parte degli utenti, e gli utenti avrebbero provato a passare dalla parte di là e provare a sopportare tutte le tipe come Maria, di ritorno a casa ne avrebbe parlato con il compagno (lui stesso aveva proposto alcune petizioni tramite avaaz) , e sono sicuro che ci sarebbe da divertirsi con Maria in un ufficio pubblico e certo anche con Giorgio utente !

Cittadini italiani in un ufficio pubblico

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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