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LA DITTA

LA DITTA

Un giorno Andrea, il figlio di un mio amico, spinto da una irrefrenabile voglia di fare qualcosa in questo mondo strano, non vedeva alcun spiraglio per il futuro, si decide a chiedere consigli al nonno paterno.
Il nonno di Andrea gli si para davanti un peo e uno sputo in terra, la pipa in bocca come un prolungamento del corpo ormai sputava anche con la pipa in bocca, troppo fastidio toglierla tutte le volte. Morta la moglie a 93 anni invece di smettere aveva continuato a fumare, tanto ormai diceva lui :
– Se dovevo morire a quest’ora ero già morto e una fumatina in più non sarà quella che ammazza ! –
Andrea non si era rivolto al padre, lo avrebbe fatto dopo. Il mio amico Ettore è una brava persona, non me se ne era dispiaciuto, in fondo la saggezza va ricercata nelle persone più anziane e quindi in nonno era perfetto.
Nonno Giangio non sempre elargiva consigli, sprizzava saggezza da ogni poro, e ne aveva tanti, la pelle raggrinzita aveva una superficie maggiore di quando era giovane, considerando le pieghe, ma non minore era l’elasticità mentale e l’acutezza.
Quindi Andrea espose con molta semplicità l’idea :
– Oh Nonno ! Sai voglio fondare una società, con degli amici avvieremo una produzione di accessori per bici sportive, tutta roba in titanio. Che ne pensi ? –
La domanda sembrò al vecchio come una fucilata, il nipote a cui teneva molto, non era l’unico, ma il più grande e il nonno lo reputava un giovane capace e responsabile.
La risposta non venne subito ci vollero un paio di pei fatti bene.
– Ma quanti siete ? Lo sai, le società stanno bene in dispari e tre son troppi ! –
– Siamo almeno quattro.-
e il nonno :
– Senti ti posso rammentare solo un caso che mi ricordi dove una ditta di due persone è andata bene
un artigiano e suo fratello dove uno sapeva lavorare e l’altro non ci capiva nulla però sapeva riscuotere, è andata bene fino a che uno è morto e allora la ditta ha chiuso perché anche solo saper lavorare non basta più, ci vuole cervello per gestirla. Voi siete in quattro, ma figurati ! Meno , meno !! –
– Ma nonno !! L’idea sembra buona e poi faremo prodotti di alta qualità, indistruttibili! –
– Ma se non si rompono come fa la gente a ricomprarli ? –
La logica del nonno era schiacciante.
Ad Andrea tutto sembrava facile, un vero e proprio sognatore.
Poi non si confrontava con le questioni reali…ed eccoci al nocciolo …
Chiede il nonno :
– ma i soldi chi ve li dà ? –
– mm.. sembra ci siano dei finanziamenti per l’impresa giovane e qualche migliaio di euro si raccattano –
– Ascolta! I soldi te li do io, se poi te li danno quelli di “impresa giovane” meglio, ma quelli di “impresa vecchia” prendili, ti faranno comodo comunque.
– Quando cominciate ? –
– Martedì ! –
Il nonno scosse la testa,
– Ormai aspetta Mercoledì, “né per Vene né per Marte si dà avvio all’arte”! –
Per il nonno quando si parlava di “lavoro” il significato era qualcosa di veramente duro, non un ruzzino che si fa tanto per passare il tempo, aveva cercato di trasmettere più volte il senso di questa parola alla famiglia, certe volte anche scherzando.
I giovani hanno padiglioni auricolari da super-eroi, le dotazione di serie sono dei filtri nei quali passa solo quello che fa comodo, il resto rimane invischiato tra cerume e ricrescita della pelle.
Il nonno aveva raccontato spesso al nipote di quando in casa non c’era proprio nulla , ma nulla da mangiare e anche le briciole di pane sulla tavola erano una risorsa, ogni piccola briciola rappresentava una parte di un possibile boccone, niente andava buttato, era un insulto alla vita, alla famiglia, proprio una cosa proibita e se venivano le formiche se ne andavano via piangendo, perché non c’era niente per loro. Glielo aveva detto spesso ad Andrea –
– Te non c’eri quando io vedevo piangere le formiche ! –
Andrea anche piccolino sapeva che le formiche non piangono, mai lontanamente si sarebbe immaginato un assurdità del genere. Tutte le volte si scompisciava dal ridere.
Sapeva benissimo che suo nonno aveva sofferto molto, visto la carestia, ma lui cresciuto negli agi della società moderna, non percepiva quanto fossero state gravi quelle situazioni, non avendole vissute.
Così una parte del gruzzolo del nonno se ne stava andando nelle mani del ragazzone iperattivo, dopo gli studi classici e un po’ di università aveva preferito interrompere gli studi, sentiva che gli avevano già dato molto, una mentalità aperta, una buona capacità critica, voglia di fare qualcosa di proprio.
Non era l’ingegno che gli mancava, fin da piccolo era sempre stato portato alle cose tecniche, ma le aveva sempre relegate nell’area passatempi e hobby, ora invece stavano diventando lavoro, ed era un altra cosa.
– Ah ricordati che codesti soldi sono come i fiammiferi !-
– Che vuol dire ? – risponde Andrea incuriosito
– Hai visto i fiammiferi tu li strusci e si incendiano ? E codesti soldi è uguale, se non li bagni con il sudore invece di aumentare tu li finisci subito !!-
Che nonno ! Ce l’avessero tutti !

LA DITTA

 

 

 

 

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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FINANZA DA BRIVIDI

FINANZA DA BRIVIDI

La mano tremava, il mouse era come un cannone puntato su un bersaglio immaginario.
Non era come la battaglia navale, lì non si sparava a casaccio con la speranza di colpire con una buona dose di fortuna l’incrociatore o il sommergibile rimasto all’avversario.
Il bersaglio era chiaro : si doveva fare soldi, a palate , ogni giorno, ogni mese , tutto calcolato, c’era un margine di errore, ma anche quello era calcolato, tagliare le perdite oltre il 5 % , ci sono dei programmi che lo fanno in automatico, alcuni erano da tenere sotto controllo. Vendere appena si beccava il 3 o 4 %.
Gli strumenti finanziari di copertura invece di coprire, spesso alimentavano guadagni extra, anche del 200% alla settimana, cose che raccontarle ora a uno che fatica tutto il giorno per una quarantina di euro nette c’è da farsi sparare.
Non ci si poteva permettere di sbagliare, lo sbaglio comportava di perdere affidabilità.
I programmi finanziari erano quasi tutti di produzione americana, non so come Giorgio se li fosse procurati, ma credo avesse un amico che lavorava in Banca con l’incarico di trader.
Per comprarli ci volevano almeno quattro milioni, dati storici a parte.
In Banca gli operatori non sapevano niente di queste tecniche, non le forniscono a scuola e tantomeno le Banche hanno tempo per formare i dipendenti in un settore troppo specialistico e “pericoloso”, il fai-da-te imperava, e solo tra quelli che ci capivano un po’.
Ma non c’era da divertirsi molto, notti insonni per qualche perdita fuori misura, discussioni a non finire con le banche per le provvigioni che si prendevano per le transazioni, il cervello sempre in asfissia e crampi alle mani per via del mouse.
Poteva durare ?
Poi le regole, anche rispettandole ti capitava sempre la fregatura, e una buonanima infatti diceva :
– Io mi levo sempre presto la mattina, ma, mi pare impossibile, trovo sempre qualcuno che si è alzato prima di me ! –
E infatti il “parco buoi” è sempre stato guidato, favorito o punito all’occorrenza, dalla lobby, dal centro di potere, dal politico di turno, ci hanno fatto credere per es. che le Parmalat erano un affare.. Hai voglia a vedere i bilanci , hai voglia a guardare gli storici degli scambi (ci pensavano loro a falsare gli scambi nel mercato, erano tutti fittizi !)
Sai quanti ce ne sono di esempi ? La Ferruzzi, Alitalia etc
L’informazione finanziaria si è prestata spesso a far salire agli allori titoli o aziende che non lo meritavano affatto, creare aspettative esagerate senza che ci fosse niente dentro, proprio NIENTE.
Prima del 2001 bastava avere un conto corrente un dossier e “via” ! Il presunto eroe si scriveva le sue regole e doveva rispettarle, se le cambiava era a suo rischio e pericolo.
Le regole erano :
– non seguire le “voci” , ce n’erano tantissime in rete su una o l’altra società, fece scalpore quella di un pizzaiolo new-yorkese che aveva messo su un sito di “segnalazioni”. La modalità era semplice, segnalava un titolo , tutti lo compravano , aumentava il prezzo e poi il tizio che aveva pagato il pizzaiolo per segnalare quella azione, e il tizio ne aveva un bel po’, ne vendeva un vagone e la gente si trovava con un pugno di mosche in mano. Hai voglia a rovinare la gente !!
– occhio ai “fondamentali” qui era facile procurarsi bilanci, interpretarli era più difficile, ma se c’erano troppi debiti più che fatturato era meglio stare lontani.
– comprare “basso” se il titolo era cresciuto più di tre volte il suo valore nell’ultimo anno, girare a largo, e comunque per ogni titolo era opportuno avere dati storici-quantitativi in termini di scambi giornalieri.
– operare in un mercato borsistico possibilmente “mondiale” , in mancanza di ciò con fondi o sicav
(società di investimento a capitale variabile) specializzate concordando la percentuale di liquidità in base al rischio scelto dal cliente.
– utilizzare al meglio i programmi come il meta-stock, advance get, equis o altri e possibilmente sempre con la stessa modalità es. candle-stick, macd, o altre sigle sconosciute a chi non ha mai masticato di analisi finanziaria e trading on line.
Tutto ok fino all’introduzione a piene mani di derivati di ogni tipo, del resto il mercato delle opzioni, era sempre esistito, e per chi non lo sapesse, veniva definito dagli inglesi “hedge”.
Qualcosa di marginale se riferito ai terreni : la classica siepe.
Ricordate Battisti ? Diceva :
– Ma come può uno scoglio arginare il mare ? – va beh scoglio / siepe insomma siamo lì ….volevo dire che il mare di debiti non si stoppa con prodotti tossici. E infatti…
Il diffondersi di CW covered-warrant call put e fondi specifici hanno impestato il mercato di tutto quello che non potrete mai immaginare, ma in pratica poi l’avete visto.
Soprattutto le Banche hanno incaricato matematici per confezionare prodotti finanziari talmente complessi che un “umano” mai avrebbe potuto capirne il funzionamento.
Qui mi riferisco ad es. alle obbligazioni con “sottostante” cioè un privato che deve scegliere tra una azione (senza sicurezza di rimborso specie se l’azienda fallisce) e una obbligazione (debito contratto da un ente pubblico o privato con una scadenza più o meno lunga) se non vuole rischiare sceglie una obbligazione. E qui casca l’asino ….
L’idea di confezionare obbligazioni legandole a “scommesse” fino a che il mercato borsistico andava bene, tutto ok, ma dopo ? Il mercato finanziario americano ha fatto flop proprio per questo motivo. Era stato immesso sul mercato un quantitativo esagerato di obbligazioni legate a debiti di mutui che mai nessuno avrebbe pagato.
E qualche illuso come Giorgio, un giovane che conoscevo bene, e si era convinto che poteva fare da solo tutto quello, che poteva diventare il suo unico lavoro , a patto che ci stesse un po’ attento. All’inizio gli era andata bene, si era trovato senza lavoro, un suo amico figlio di papà con un sacco di grana gli aveva dato un po’ di soldi e un’indicazione che era un invito a nozze per lui, :
– Basta che mi fai guadagnare, ti do questo gruzzolo e me lo gestisci te ! , se sei bravo ci dovresti fare un 2 o 3 milioni al mese -.
E lui era bravo ! E ci guadagnò anche il doppio, e ce n’era abbastanza per il suo amico.
Poi aumentò il giro, si sparse la voce di questa gestione “casalinga” di finanza e aumentarono i clienti, tutti con molta grana.
Ma lui non era uno del parco buoi con il fiocchino, lui faceva parte del parco buoi. Come tutti.
E solo i pochi non del parco buoi, quelli che sanno dove va la Borsa, potevano fare operazioni opposte al mercato, perché…. lo sapevano!
Alla domanda ad Agnelli della Fiat :
– Come va la Borsa ? –
Agnelli non era solo un saggio, ma anche un pratico rispose :
– La Borsa va dove vuole ! –
Povero Giorgio ! Pochi mesi dopo iniziarono i periodi bigi, i flop dei tecnologici, certo lo si dice con il senno di poi , come poteva Tiscali valere metà della Fiat ?
Tiscali era solo uno palazzo con qualche decina di persone dentro …
Anche se ci fosse stato attento !!! C’era dentro fino al collo. Ridette tutto al suo amico, meno male che si era posizionato su alcuni obbligazionari emergenti e con quelli aveva pareggiato le perdite di borsa.
I brividi di qualche giochino pericoloso tipo le montagne russe in occasione di una breve visita a Gardaland non possono diventare un lavoro, e infatti non fu così per Giorgio. I brividi finirono.
Trovò un lavoro decente, come direttore in un centro commerciale, la sua esperienza in finanza un po’ gli serviva anche lì e poi gli piaceva molto il rapporto con le persone, mentre il finanziere d’assalto era un lavoro ben più arido.

 

FINANZA DA BRIVIDI

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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DIGNITÀ E PERSONA

DIGNITÀ E PERSONA

“L’inverno volgeva alla fine, il capo branco dei lupi in cima a tutti procedeva in testa rassicurava i giovani dicendogli che presto sarebbe arrivata la primavera. Ma a un certo punto un giovane lupo decise di fermarsi, disse che ne aveva abbastanza del freddo e della fame e che sarebbe andato a stare con gli uomini, la cosa importante secondo lui era di restare vivo, così il giovane si fece catturare e con il passare del tempo dimenticò di essere mai stato un lupo. Un giorno di molti anni dopo, mentre accompagnava il suo padrone a caccia lui corse servile a raccogliere la preda. Si rese conto che la preda era il vecchio capo-branco. Divenne muto per la vergogna, ma il vecchio parlò e gli disse così :
– io muoio felice perché ho vissuto la mia vita da lupo, tu invece non appartieni più al mondo dei lupi e non appartieni nemmeno al mondo degli uomini, la fame viene e scompare, ma la dignità una volta persa non torna mai più.”
Inizio il post con questa novella per riflettere su una parola non tanto comune.
L’umanità ne fa ricorso più volte , sempre quando ci sono situazioni non “degne” , ma la casistica è molto ampia.
Le origini di questa parola le troviamo nel vocabolario italiano:
“nobiltà morale che deriva all’uomo dalla sua natura, dalle sue qualità, e insieme rispetto che egli ha di sé e suscita negli altri in virtù di tale sua condizione: comportarsi con dignità; una persona priva di dignità; difendere la propria dignità | decoro, rispettabilità: la dignità di un’istituzione” |
In epoca pre-cristiana dignità era concetto connesso al “ruolo” di una persona. Nelle civitas romane di era repubblicana dignitas denota il rango sociale. Scopo nella vita diventa spesso accrescimento della dignitas (F. Bartolomei – La dignità umana)
Ecco che Kant recita : “Ma l’uomo considerato come persona è elevato al di sopra di ogni prezzo, perché come tale egli deve essere riguardato non come mezzo per raggiungere i fini degli altri e nemmeno i suoi propri, ma come un fine in sé; vale a dire egli possiede una dignità (un valore interiore assoluto), per mezzo della quale costringe al rispetto di se stesso tutte le altre creature ragionevoli del mondo ed è questa dignità che gli permette di misurarsi con ognuna di loro e di stimarsi loro uguale”
e ancora :
“La moralità, come condizione di questa autonomia legislativa, è dunque la condizione della Dignità dell’uomo e moralità e umanità sono le sole cose che non hanno prezzo”
il tutto confermato da Bartolomei.
In rete il blog http://marciadelladignita.blogspot.it/2013/11/sulla-umana-dignita-di-mario-tiberi.html
e Tiberi blog racconta di aver partecipato alla marcia della dignità a Perugia e dopo ha fatto delle considerazioni come me sulla parola dignità che terminano con queste affermazioni:
“Dove non vi è il rispetto totale del principio morale e giuridico che “la legge è uguale per tutti”, là non vi è dignità. Dove non vi è guida etica nel governo dei negozi pubblici, là non vi può essere dignità. Quando, invece, il debole e l’oppresso sono difesi, sostenuti, carezzati con amore e dedizione, lì vi è dignità. Quando, invece, la donna nella pienezza del suo essere femmina è tutelata, salvaguardata e protetta, soprattutto nel momento in cui è disgraziatamente divenuta oggetto di infamanti violenze sia fisiche che psichiche, lì vi è dignità. Quando, invece, a un popolo è riconosciuto il pieno diritto alla sua autodeterminazione, lì vi è dignità.
Riassumendo: non vi è legge dell’universo che non possa essere modificata dall’esercizio delle ragioni dell’intelletto ed anche da quelle del cuore; non vi è legge dei potenti che non possa essere sovvertita dal giusto desiderio dei popoli di vivere in pace, benessere, giustizia e libertà e pace, benessere, giustizia e libertà altro non sono se non i valori fondanti della umana DIGNITA’.”

Poi Carlo Crosato, L’uguale dignità degli uomini. Per una riconsiderazione del fondamento di una politica morale, ed. Cittadella, Assisi 2013
“In Italia la Costituzione garantisce la libertà in diverse forme : il diritto alla libertà della persona fisica, di domicilio, di circolazione, di pensiero, a riunirsi pacificamente, diritto di riunione e di associazione, di religione.
Non ci sono più gli schiavi che erano trattati non come esseri umani, ma come bestie.
La libertà vera è quella dal bisogno e l’uomo veramente libero in tutta la sua dignità è quello affrancato da ogni forma di indigenza.
Vi sono parecchi pensionati che possono contare su un reddito di poche centinaia di euro, ma non per questo abdicano alla loro dignità e cercano di tirare avanti senza chiedere niente a nessuno. Sono, in effetti, quelli che più meritano il nostro rispetto ed il nostro aiuto.
Oggi, in un mondo che ha perduto, quasi tutti i valori, che non conosce più sentimenti, dove domina la violenza più brutale, come possiamo vedere quotidianamente sfogliando le pagine di un giornale o guardando le immagini del nostro televisore, ancora troppi sono privati della libertà. E’ tutelata la libertà di stampa e di espressione del pensiero con ogni mezzo di diffusione, ma a questo proposito dobbiamo chiederci quante persone senza scrupoli e senza una deontologia professionale violano, in suo nome, la personale “riservatezza” cui tutti hanno diritto.
Senza dire che molti, dimenticando ogni codice morale, e si avvalgono della libertà di stampa per eccitare e risvegliare quegli istinti più bassi che sussistono nell’uomo  mettendo sotto l’occhio smaliziato dello spettatore o del lettore racconti di fatti e notizie che spingono all’emulazione.
Saper discernere il bene dal male: questa è la vera libertà che dà dignità all’uomo, quella che non nuoce agli altri.
Qualunque attività umana, dalla più umile alla più impegnativa, da quella di operatore ecologico a quella del professionista, da quella del ciabattino a quella, per esempio, dello stilista di moda e dell’artista, deve essere svolta con dignità, cioè rispettando certi valori, che oggi stanno diventando, purtroppo sempre più rari. L’individuo ha bisogno di provare certe sensazioni, come quella di aver compiuto dovere nei confronti della società, di aver assolto ai suoi compiti, altrimenti la sua vita si trasforma in un succedersi di giorni che, invece di esaltarlo, gli trasmettono un senso d’insoddisfazione, d’inutilità, di vuoto dentro l’anima.”
C’è lo spot di Amnesty international “IO PRETENDO DIGNITA’” e anche un blog della Chiesa Cattolica che descrive con dovizia storica la dignità della persona umana con dettagliate informazioni inerenti la bioetica internazionale.
Voglio citare : http://lostileliberomak.blogspot.it/2013/12/illavoratore-modello-e-un-uomo.html
un blog provocatorio, ma non meno efficace nei contenuti che afferma :
“La dignità del lavoratore è direttamente proporzionale al suo potere d’acquisto”.
Con un precisa cronistoria delle parole e con riferimenti a Musil (scrittore austriaco del primo 900) “questo adora il denaro, l’ordine, la scienza, il calcolare, il misurare e il pesare, ossia in fin dei conti lo spirito del denaro e dei suoi affini, e nello stesso tempo lo deplora. Mentre durante le ore di lavoro martella e conteggia, e fuori di quelle si comporta come un’orda di bambini, sbalestrata di eccesso in eccesso dall’incalzante problema: e ora cosa facciamo”. Frantumare la totalità e con essa l’uomo è infatti solo l’ultima “furbata” per rendere la vita meno faticosa e più “semplice” (nel tedesco la parola “schlecht” (cattivo) è prossima a “schlicht” (semplice)).
La vita sembra così acquistare un valore solo se il “prezzo” le viene riconosciuto da qualcuno disposto a pagarlo. Un “prezzo” che sembra poter essere saldato esclusivamente col lavoro.
All’autonomia dell’homo faber preindustriale, che poteva racchiudere la propria attività manuale nel prodotto finito, abbiamo sostituito l’alienato lavoratore “qualificato” che, da solo, non sa fare quasi nulla.” Ho scritto qualcosa di simile in un recente post sul lavoro.
Arrivo a concludere che la dignità è un valore fondante e dovrebbe essere come per certe auto una “dotazione di base” e non un optional. Ci sono persone che abbandonano la dignità e i motivi sono diversi, il lupo della novella, ha scelto lui di andare a mangiare pasti caldi perdendo l’identità di branco, la dignità, insomma .. tutto. Le persone che abbandonano la dignità o costrette ad abbandonarla non devono essere identificate con quelle che hanno perso il lavoro.
Aggiungo, chi la dignità ce l’ha ancora potrebbe aiutare coloro che la stanno perdendo, del resto i lupi pur essendo nel branco del fuggitivo non potevano soccorrere chi aveva fame e andava a farsi incatenare dall’uomo o impedirgli di farlo, mentre siamo… PERSONE.

DIGNITA' E PERSONA

 

SPECIALIZZATO o ARTISTICO

SPECIALIZZATO o ARTISTICO

Il lavoro è inteso con una forte connotazione negativa …Non è un caso che al termine latino “labor” corrispondano termini italiani come fatica, travaglio,pena…
Con l’avvento dell’era industriale il concetto di lavoro assume un significato di erogazione da parte dell’uomo di una forza produttiva che al tempo stesso è trasformatrice e creatrice.
Nei decenni successivi il concetto di lavoro si identifica in parte anche con un concetto di elevata socializzazione, sia perché le sempre più numerose fabbriche si caratterizzano per una crescente aggregazione di persone, sia perché connesso al lavoro vi è un marcato processo di inurbamento con lo sviluppo di agglomerati residenziali densamente abitati nelle immediate vicinanze delle fabbriche.
L’era industriale introduce a gran forza la specializzazione, i cicli produttivi, sempre più complessi, necessitano di molte figure intermedie con competenze diverse, spesso associate a differenti impianti o macchine.
Il rapporto uomo/macchina si rafforza con conseguente forte dipendenza del lavoratore dalla macchina stessa, e ad un cambiamento del processo produttivo con sostituzione delle macchine comprese nello specifico ciclo produttivo si sostituisce anche il lavoratore , a meno che non impari ad usare la nuova macchina. La chiusura di una unità produttiva comporta spesso la perdita di posti di lavoro senza possibilità di reinserimento, se non in aziende con cicli produttivi simili, e quando un intero comparto settoriale cede in un’area, la disoccupazione diventa una realtà per quei lavoratori.
Lo smembramento dei cicli produttivi consente la creazione di aziende satellite con alti livelli di specializzazione. Più alto è il livello di specializzazione e più alte diventano le remunerazioni del personale specializzato.
La possibilità di poter lavorare per realizzare un prodotto finito per intero (mi riferisco al settore manifatturiero) si allontana in modo irreparabile, un lavoratore di un calzaturificio ad es. partecipa al montaggio di una soletta, o incolla per l’intera giornata lavorativa parte del tacco.
I lavoratori specializzati nel momento di crisi attuale soffrono più degli altri in quanto la loro caratteristica li rende meno versatili e spesso non riescono a collocarsi in modo adeguato o escono dal mondo del lavoro.
Nessun paragone con l’arte/mestiere di calzolaio che esercitava mio nonno nella sua bottega di Pillo (frazione di Gambassi Terme), prendeva la misura del piede alla futura sposa o al giovane contadino. (mi riferisco all’immediato dopoguerra quando solo a Castelfiorentino c’erano oltre 20 calzolai) fino a tagliare suola, tomaia etc. , montare l’intera scarpa e cucirla nella misura corretta.
Calzolai del genere in tutta la toscana esistono ancora, non credo superino il n. delle 100 unità produttive e non si parla di un migliaio di persone ! (per scrupolo ho visitato il sito di calzolaio.it e ce ne sono censiti 74 in toscana)
I calzolai avevano la soddisfazione di poter realizzare qualcosa di concreto a differenza dei molti lavoratori dell’industria manifatturiera. La molla che spinge il lavoratore a diventare artigiano è quella della creazione artistica, insita in ognuno di noi e se attivata può contenere energie notevoli.
Allo stato attuale il settore manifatturiero soffre, ma quello artigianale non va meglio, in certi casi è sparito completamente.
Ci potrà essere una inversione di tendenza ? Avremo una nuova diffusione delle arti e dei mestieri ?
Ci sono ancora in giro persone disposte a “insegnare” i loro saperi, i loro segreti ?
E non mi riferisco al solo calzaturificio !
Andiamo a scovare competenze tra le persone ancora vive, potremo trovare delle risorse inaspettate, si tratta solo intanto di cercare di censire quel che c’è, e non credo sia un grande sforzo.