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COMMERCIO

COMMERCIO

– Dopo aver stretto la mano a un mercante greco, è sempre opportuno contarsi le dita !
Questo il detto che circolava nel nostro impero romano per mettere in guardia i mercanti in occasioni di scambi con l’estero. Non me ne vogliano i greci ! Serve solo per l’introduzione.

I mercanti hanno sempre avuto grandi margini di manovra sull’attribuzione del valore delle merci, ma sono stati anche un anello importante per la diffusione di prodotti altrimenti sconosciuti ai più e gliene va riconosciuto il merito.
I processi per la formazione del “prezzo” sono stati sempre oggetto di aspri dibattiti. Un prezzo elevato sottintende un elevato margine per il venditore, ma non solo ci possono essere intermediari esosi, ma anche truffe, complicità esterne, sovrafatturazioni artificiose, furberie e molto altro.
Prezzo equo è diventato un miraggio sempre più irraggiungibile. Ci sono addirittura voci secondo le quali il prezzo si avvicini sempre al limite di “sopportabilità” del consumatore e che strateghi del marketing lo deliberino a tavolino in modo non correlato ai costi di produzione.
Economisti e filosofi si sono dibattuti in teorie sulla formazione del prezzo, ma al consumatore non interessano, lui va sugli scaffali e fa i suoi conti, è supportato da gruppi, associazioni e fa domande.
Come mai a fronte di aumenti esorbitanti del prezzo del pane non ha fatto seguito un aumento del prezzo del frumento alle aziende agricole ; dove si è perso il differenziale ??
Se non sopravvivono le aziende agricole per forza qualcuno dovrà comprare la farina all’estero !
Come mai sono sorte in Italia catene lunghissime con dubbia utilità dal produttore alle aziende di trasformazione, confezionamento, distribuzione, vendita ?

Dai tempi di A come Agricoltura fino alla attuale Linea Verde ho sempre visto in televisione servizi riguardanti un settore commercio inadeguato allo sviluppo economico italiano.
Ho trovato in rete queste fonti :
http://www.diritto.it/materiali/commerciale/bianchi.html un riepilogo della nostra legislazione, ci sono dei grossi vuoti, lo capiscono anche non addetti.
Oltre venti anni fa prodotti agricoli venivano spediti in Olanda, confezionati, imballati, e ci ritornavano pronti per il nostro mercato interno o per essere spediti all’estero.
Da chi dipendevano quelle scelte ? Vuoti normativi ?
L’organizzazione non era il nostro forte in passato e non lo è nemmeno ora.
Gli spagnoli ad es. ci superano non tanto nella produzione di arance, ma nella loro qualità di confezionamento.
Con l’introduzione massiccia della grande distribuzione sono iniziate chiusure a raffica di negozi di alimentari ; abbiamo perso le loro competenze e la loro funzione “sociale”.
Tutto sommato non so davvero se era meglio avere venti negozi di alimentari, pescheria, latteria, fiori o un grande supermercato che sostituisce tutto. Il prezzo non è tutto, contano anche i servizi.
Abbiamo perfino pensato che la “deregulation” potesse essere la cura di tutti i mali eccola quindi applicata alle compagnie aeree, ai trasporti su strada, ai servizi , ai contratti dei lavoratori.
Non voglio annoiarvi con la sfilza di risultati negativi che ne sono derivati e che conosciamo bene.
Non ne è conseguita la compressione dei costi, ma la diminuzione della qualità del lavoro e della dignità dei lavoratori.

C’è bisogno di una “regulation” di quelle toste che intervenga con regole diverse da quelle attuali :

– sfrondare gli inutili passaggi, lucro di agenti vari etc.
– regole di certificazione più snelle ai produttori
– creazione di portali web che elenchino in modo chiaro tutto quello che abbiamo
– rintracciabilità dei prodotti con certificati di origine on-line
– un po’ di sana autarchia con preferenza per la filiera corta
– delineare un serio piano di programmazione delle attività economiche

Ci saranno di sicuro altre cose che non mi vengono a mente, ma molti lo sanno benissimo e non vogliono o non possono proporre (io non sono del settore! )

Quanti sono i commercianti che campano dietro ai prodotti che troviamo in vendita nei negozi non mi interessa, e nemmeno se e quanto hanno guadagnato finora.
Partiamo da oggi, diamo un’occhiata alla vignetta all’inizio e spero ne nascano delle ispirazioni.
Poi se qualcuno mi vorrà spiegare :
– Come mai a fronte di trenta centesimi pagati a un produttore di arance di Ribera per un kg di arance, le stesse vanno sui banchi del mercato minimo a un euro e quaranta centesimi ?
Abbiamo la possibilità di cambiare qualcosa ? –

RIFIUTI E CIVILTÀ

RIFIUTI E CIVILTA'

 

RIFIUTI E CIVILTÀ

Vi ricordate il bambino di “ET incontri ravvicinati di terzo tipo” ?
L’ americanino vitaminizzato di tre anni incontra un simpatico extraterrestre, forse anche il piccolo attore non sapendolo ha rappresentato un nostro modello di alimentazione, vita e altro.
Mentre gli Stati Uniti ci mostravano dei possibili extraterrestri amichevoli, nel contempo esibivano il loro modello di sviluppo, e non solo con il film si diffondeva nell’intero globo terrestre.
I nostri bambini treenni che sventolavano contenti il vasino affermando di avere fatto tanta c…a sono diventati bambini coscienti che i loro rifiuti erano proporzionali alla quantità dei cibi che ingerivano e più mangiavano più ne avrebbero prodotti!
Gli americani ogni volta davano prova che il loro modello era vincente, e mentre noi avevamo incrementato le quantità di cibo ingerito, eravamo pronti per il grande balzo, anche noi avremmo iniziato a confezionare prodotti piccolini in scatoloni giganti, per far credere agli ottusi consumatori che dentro la scatolona c’è il prodottone, e così via, tutto allo scopo di generare quel mega processo che puntava a produrre rifiuti in una quantità paragonabile a quella degli americani.
L’unica differenza è che loro sono sempre stati pochi in rapporto ad una estensione enorme, per cui se da qualche parte c’era puzzo per una qualche discarica, non brontolava nessuno.

Mi sono capitati molto tempo fa dei libri che cercavano di analizzare il perché gli americani e in particolare ogni persona che rappresentava “potere” (quindi industriali, manager, dirigenti etc) buttasse via così tanta roba ; una delle ragioni che stava alla base era quella che più si butta via e più si dimostra di avere, e così tutti dovevano entrare nel circolo vizioso, dove per avere occorre sacrificio, lavorare duro, guadagnare per poter permettersi di avere e quindi poi di poter gettare.
Al tempo della società dell’avere sembra pian piano delinearsi una società dell’essere, dove piccoli gesti quotidiani ci fanno tornare persone coscienti di vivere in un pianeta con dei limiti ben precisi, dove le risorse sono esauribili e se la moglie di Obama coltiva l’orto e gli americani ora hanno un modello diverso di riferimento rispetto ai molti presidenti degli Stati Uniti (più o meno guerrafondai e bel lungi da comunicare messaggi inclini alla sobrietà)
La quantità dei rifiuti prodotti possono essere una delle chiavi di lettura della civiltà di un popolo?
Affermare che sono inversamente proporzionali alla crescita di civiltà è corretto ?
Prima degli americani c’erano gli indiani d’america meglio noti come “pellerossa”. Totale rispetto della natura, uccidevano i bisonti quanto basta e ne utilizzano anche la più piccola parte.
Arriva “l’uomo bianco civile” e neanche cent’anni dopo i bisonti diventano quasi un animale in estinzione, i cacciatori ne utilizzavano la pelle, lingua e poco più, poi tutte carcasse al sole a marcire.
Non importa andare tanto lontano, anche i contadini che io stesso ricordo, avevano la porcilaia, tutti i resti di cibo buttati insieme al letame, tutto veniva riutilizzato e del maiale non si buttava via nulla, persino confezionavano dei pennelli con il pelo.
Altri tempi.
Almeno se abbiamo avuto qualche periodo felice cerchiamo di ricordarlo, specie se fa stare bene !
Ma, ora ?
Abbiamo gestito male il ciclo dei rifiuti in passato, un esempio che voglio citare per intero è un estratto dal libro Ecoballe di Paolo Rabitti, perito della Procura di Napoli nei procedimenti giudiziari sui rifiuti campani, permette di fare il punto sulle responsabilità di un disastro unico al mondo.
“Sulla vicenda sono in corso due processi a cui è demandato l’accertamento delle responsabilità penali degli imputati; ma sul meccanismo che ha portato a sommergere la Campania sotto cumuli di rifiuti non ci possono più essere dubbi. Questo meccanismo è la sistematica violazione dell’ordinanza con cui, fin dal marzo del 1998, l’allora Ministro degli interni Giorgio Napolitano aveva delineato i termini con cui avrebbe dovuto essere affrontata la crisi dei rifiuti nella regione.
Quell’ordinanza prescriveva il raggiungimento del 35% di raccolta differenziata; l’affidamento per 10 anni della gestione di tutti i rifiuti urbani prodotti in Campania a valle della raccolta differenziata; la realizzazione entro l’anno degli impianti di selezione e trattamento delle frazioni secca e umida del rifiuto indifferenziato e, entro il 2000, di due inceneritori predisposti per il trattamento del solo Cdr (la frazione secca del rifiuto indifferenziato, trattata perché raggiunga un tot potere calorifico). Per evitare indebiti accumuli di Cdr fino alla realizzazione degli inceneritori, lo stesso doveva essere bruciato in altri impianti, anche fuori regione; e per non pregiudicare la raccolta differenziata, il Cdr non doveva eccedere la metà dei rifiuti complessivamente prodotti in Campania. L’elettricità prodotta dagli inceneritori avrebbe goduto, per un periodo di 8 anni, degli incentivi Cip6 cioè di un prezzo di cessione dell’elettricità generata con i rifiuti 4 volte superiore al costo di produzione di un ordinario impianto termoelettrico. Il decreto Napolitano era in perfetta linea con le esperienze all’epoca più avanzate di gestione dei rifiuti urbani e ne riproduceva le fasi e le caratteristiche principali.
La prima violazione del decreto avviene con il bando di gara indetto dal Commissario straordinario ai rifiuti, l’allora Presidente della giunta regionale di centrodestra, Rastrelli. Il bando viene dimensionato per il trattamento di tutti i rifiuti prodotti dalla regione e non solo della parte che residua dalla raccolta differenziata; le prescrizioni del capitolato d’oneri riguardano solo l’inceneritore, senza alcun riguardo per gli impianti di selezione e trattamento a monte dell’incenerimento; non una parola viene fatta sugli impianti di compostaggio (processo che trasforma la frazione organica in un ammendante per i suoli agricoli), senza i quali la raccolta differenziata dei rifiuti urbani non ha senso. Una scelta a favore del «tutto fuoco» che rispecchia l’orientamento della giunta regionale dell’epoca, ma che viene poi confermata dalle successive giunte Bassolino di centrosinistra. Per di più si affida all’impresa vincente il compito, pubblico, di scegliere i siti dove costruire gli impianti.
La seconda violazione è con l’aggiudicazione del servizio. Viene scelto il progetto del raggruppamento Fisia-Impregilo, che la commissione tecnica giudica il peggiore tra quelli presentati (era obsoleto già 10 anni fa); inoltre in esso si prospetta la produzione di compost senza fare la raccolta differenziata della frazione organica, ma ricavandolo dal rifiuto indifferenziato, e in quantità superiori alle capacità di trattamento degli impianti: è evidente che non si intende né produrre compost, per il quale ci vuole la raccolta differenziata, né stabilizzare – cioè rendere inoffensiva – la frazione «umida» del rifiuto indifferenziato; ma solo chiamare compost tutto ciò che viene scartato nella preparazione del rifiuto combustibile per l’inceneritore. Non basta, l’impresa proponente subordina la validità della sua offerta all’accettazione da parte della stazione appaltante di una nota del tutto illegale dell’Abi che «mette al bando» la raccolta differenziata di plastica e carta – gli unici materiali combustibili che possono alimentare un inceneritore – attraverso la formula deliver or pay: i comuni devono pagare a chi gestisce gli impianti la stessa tariffa sia che facciano la raccolta differenziata o no. Lo scopo è quello di massimizzare gli incassi da produzione di energia elettrica: più rifiuti ci sono, più si guadagna. Molti economisti sostengono che gli incentivi per le fonti rinnovabili alterano i meccanismi di mercato. E’ vero, ma promuovono il futuro: cioè l’unica alternativa energetica in un’era post-fossile. Gli incentivi per l’incenerimento finanziano il passato: la dissipazione, con rendimenti insignificanti, di tutta l’energia utilizzata e contenuta nei materiali distrutti; uno spreco concepibile con un’offerta di combustibili fossili illimitata e senza l’assillo dell’effetto serra: un’epoca ormai alle nostre spalle.
La terza violazione del decreto Napolitano si verifica cancellando dolosamente dal contratto le clausole che obbligano l’appaltatore a bruciare i rifiuti combustibili in altri impianti fino al completamento dell’inceneritore e quelle che limitano il materiale da bruciare alla metà dei rifiuti prodotti in regione. Quelle clausole obbligherebbero l’appaltatore a pagare il servizio a altri operatori, perdendo gli incentivi Cip6. Meglio allora impacchettare quel tesoro in migliaia di «ecoballe», in attesa di poterle bruciare nel proprio forno. Se poi la realizzazione dell’inceneritore tarda e le ecoballe diventano milioni, che importa? Valgono tant’oro quanto pesano, tanto è vero che le banche (ecco che torna in campo l’Abi) le accetteranno a garanzia dei prestiti concessi, come fossero tanti barili di petrolio (quelle accumulate l’anno scorso valevano già un miliardo e mezzo di euro).
Se poi questi stoccaggi illeciti – dopo un anno gli stoccaggi cessano di essere depositi temporanei, autorizzati dalla legge, e diventano discariche, per le quali sono necessari presidi ambientali mai realizzati – costano troppo, si mette a carico del Commissario, cioè di tutta la nazione, la differenza tra il prezzo pagato alla camorra, proprietaria delle aree di stoccaggio, e quello che l’appaltatore aveva indicato nella sua offerta al ribasso. E’ la quarta violazione del decreto: una porta spalancata alla camorra che affitta camion per portare le ecoballe in giro per tutta la regione e i terreni dove accumularle.
Quinta violazione: per produrre più ecoballe si fanno lavorare i Cdr al di sopra delle loro capacità; si sospende la manutenzione e li si mette fuori uso, anche perché non c’è più un solo buco dove conferire la parte più molesta del loro output: la frazione umida non lavorata e puzzolente che dovrebbe essere compost. Sembra che rovinando i propri impianti i titolari dell’appaltato danneggino se stessi; ma non è così. Con quegli impianti fuori uso e le discariche piene, i rifiuti si accumulano per le strade e l’emergenza torna a farsi pressante. Tanto da giustificare nuove ordinanze e nuove deroghe: cioè l’autorizzazione a produrre compost che non è compost e Cdr che non è Cdr. E nuovi impianti con lucrosissimi incentivi: non più un solo inceneritore e nemmeno 2, ma 4; e tutti con gli incentivi Cip6, aboliti nel resto dell’Italia e fuorilegge per la Commissione europea. «Da diverse conversazioni intercettate – scrive Rabitti – emerge il sistematico ricorso al blocco della ricezione dei rifiuti come strumento di pressione per avere le autorizzazioni agli stoccaggi e per giustificare i provvedimenti». Ecco spiegata l’emergenza rifiuti.”

Passa il tempo, sono ormai 5 anni che il libro è stato scritto e non è cambiato molto, ci vuole tanto a prendere coscienza di un problema, capire, diffonderlo, farlo condividere, aspettare pazientemente che altri se lo prendano a cuore, poi basta poco e per un interesse, egoismo, campanilismo, o bassa politica, qualcosa va di traverso e le buone iniziative si insabbiano nelle sabbie mobili del disinteresse. E’ veramente triste.
C’è voluto anche Saviano per raccontare cosa c’è dietro. Se noi italiani avessimo avuto un territorio come gli Stati Uniti, magari non avrebbe brontolato nessuno, i rifiuti sarebbero stati buttati in qualche remota vallata delle montagne rocciose, tutto dimenticato. O magari per non avere vicino i rifiuti i loro produttori li avrebbero spediti in una mega discarica nel terzo mondo, l’Africa ne è piena.
I problemi non si devono risolvere così, si danneggiano altri paesi, altre civiltà.
Qui ora abbiamo falde contaminate, terreni inzuppati di rifiuti tossici e chissà per quanto se li dovranno tenere le persone che ci vivono vicino.
Ecco che la nostra civiltà si deve interrogare sul suo futuro, perché c’è la necessità di ritornare a modi di vita più sobri, regole di vita condivise, ma ci vorrà del tempo.
Non abbiamo più tempo, dobbiamo farlo subito, se ne accorgono anche i giovani, ne cito uno, il primo che trovo, è un esempio, un’altra voce fuori dal coro, indica delle regole su come fare meglio la differenziata.
Tra plastiche, derivati del petrolio di ogni tipo spesso non compatibili tra loro, ci dobbiamo barcamenare in mezzo a rifiuti di ogni genere e diventa difficile classificarli, e un giovane pieno di iniziativa come : http://francescocucari.it/ si inventa un dizionario dei rifiuti scaricabile anche in applicazione per telefonino. Ci sono anche decine di blog sulla raccolta differenziata per aiutare tutti coloro che hanno dubbi o incertezze su come agire.
Eppure vedo ancora incivili che raccolgono tutto in un grande saccone nero e lo buttano dove capita, mi viene da pensare, e non posso farne a meno :
– Non è così che si partecipa in modo positivo alla vita di un paese civile. – !

DELEGA E FURTO

DELEGA E FURTO

Delegare : autorizzare qualcuno a compiere un atto in propria vece; incaricare, deputare: il presidente delega il suo vice a rappresentarlo , affidare ad altri l’esercizio di poteri o funzioni rientranti nella propria sfera di competenze , investire un altro soggetto del potere di rappresentanza.
I comuni hanno affidato la gestione di servizi alle municipalizzate, l’incarico di riscuotere crediti dello Stato ad Equitalia, funzioni amministrative e pubbliche sono state da sempre delegate in vario modo, i cittadini hanno delegato la classe politica a regolamentare con le leggi e ordinamenti la società in cui viviamo, imprese private a partire dagli anni 80 hanno decentrato servizi aziendali ad imprese esterne specializzate, i sindacati sono stati investiti del potere di rappresentanza.
Delegare è come levarsi un peso, e di pesi ne sono stati stati tolti tanti, ma da altre parti i pesi sono aumentati e quello del debito pubblico e privato è diventato enorme.
Corruzione, criminalità, truffe, evasione fiscale sono i mali italiani causa del nostro debito pubblico e analizzati in un libro di Nunzia Pepelope “Soldi rubati” .
I conti spesso non tornano. Ognuno di noi ha un debito di oltre 30.000 euro. Ma quali sono le cause di questo debito così rilevante ?
Il reato di evasione fiscale viene percepito come reato minore rispetto ad altri che prevedono il carcere.
Il fisco potrebbe con gli strumenti moderni tramite l’accesso alle banche dati capire se qualche cittadino si comporta male (evasore), ma sarebbe una vittoria limitata, occorre far passare l’idea che l’evasore non è furbo. C’è bisogno perfino della pubblicità per aiutarci a capirlo.
In europa la tassazione è abbastanza alta e ci sono stati anche casi clamorosi come l’attore G.Depardieu per non pagare le tasse prende la cittadinanza russa per evitare il pagamento.
Nella nostra società non ci dovrebbero essere evasori, proprio la rivoluzione russa tolse i beni ai ricchi per poi distribuirli. I tempi sono cambiati, ma la storia non perdona, c’è un detto che ricorda :
– chi non conosce la storia è costretto a riviverla –
Sappiamo che in momenti di forte disuguaglianza sociale possono sorgere grossi problemi.
Partiamo dall’assunto che le tasse le devono pagare tutti e chi non le paga deve prima di tutto essere identificato , ricordate il film “La lettera scarlatta” ? Alla protagonista adultera viene cucita una lettera A sull’abito , all’evasore basta metterlo su delle liste on-line consultabili, se poi non paga il sequestro dei beni o la galera devono essere una certezza!
Questo però non succede, pochi giorni fa Report con la Gabanelli ci ha spiegato che il sistema giuridico “tende” alla scadenza cioè si allunga il brodo fino a che scadono i termini, (legge Cirielli) oppure si aspetta l’amnistia, entrambe queste due procedure non esistono nei paese anglosassoni, dove la certezza della pena ha dei tempi massimi di due anni e ad es. in Inghilterra i ricorsi alla “corte suprema” non raggiungono i cento casi l’anno.
Lo stato non riesce a recuperare questa evasione, da dove nasce questa inefficienza ?
Suddivisione dei compiti ed eccessiva tutela delle caste sono i problemi principali, ma anche il patto di non intervento stipulato negli anni 70 tra stato e imprese , lo stato con la tassazione alla fonte di dipendenti si garantiva entrate sicure e al tempo stesso assicurava la non intrusione negli affari dell’imprese.
La legge “manette agli evasori” era inapplicabile, troppo severa ed inutile poi alle elezioni sono le tasse che decidono chi vince e chi perde e il partito degli evasori è molto grande.
Il fisco tedesco ha acquistato dal mercato clandestino gli elenchi degli evasori e questo acquisto è stato ben ricompensato , inoltre si è generato una sorte di effetto a catena con autodenunce degli evasori. Fatto !
Non è etico, ma va a farlo in Italia ! Chissà quanti ce ne sono che si metterebbero a traverso, queste sono cose come le riunioni aziendali , le migliori sono quelle dove si riuniscono i dipendenti e si comunicano le scelte già prese, quindi che qualcuno lo faccia , subito e lo dica dopo!
Gli evasori sono stati trovati e nei modi più strani ad es. a Bassano del Grappa i decessi non combaciavano con i funerali e poi si è chiarito che a quelli che non detraevano la fattura la stessa non veniva emessa e le imprese pompe funebri non pagavano le tasse. Sempre più difficile scovare i “furbi” !.
Il nostro “Sceriffo di Nottingham” nonché Equitalia non riscuote molto, prende aggi spaventosamente alti e enti pubblici , comuni etc. pagano per avere i loro servizi, ma poi i loro esattori sono teneri con i ricchi e rigidi e inflessibili con i poveri, con il risultato che per l’immaginario collettivo sono stronzi e raccattano poco.
La materia fiscale l’Italia soffre di una stratificazione normativa che chiamarla selva è poco, dove diventa difficile districarsi anche per gli addetti del settore, inoltre commercialisti compiacenti suggeriscono ricorso anziché pagare, e almeno si allunga il momento del pagamento del dovuto.
Scudo fiscale e condoni sono state le invenzioni geniali lanciate a partire dai governi Craxi e hanno fatto arrabbiare ancora di più chi le tasse le ha sempre pagate.
Come se non bastasse ci sono circa tre milioni di lavoratori a nero, sommati a ecomafie, contraffazione prodotti e pirateria siamo al completo.
E…. attenzione! se vanno a fare l’ISEE i lavoratori in nero hanno un reddito ZERO !!! e poi dobbiamo pagargli asilo nido e sussidi.
Questo post rischia di apparire peggio di un telegiornale, tutte brutte notizie che raccontano fatti tragici e buona parte di questi portano sfiga. Non è finita ! …
Andiamo ad analizzare l’altra parola : furto
“L’impossessarsi di cosa mobile altrui sottraendola a chi la detiene, con l’intento di trarne profitto per sé o per altri: commettere un furto; furto continuato, aggravato”
Furto è stato il risultato delle deleghe elargite nei modi più vari e spesso senza regole precise.
In altre società il furto è considerato una cattiva e ingiusta azione che minaccia l’equilibrio economico della società.
“È evidente che la prima cosa necessaria alla vita dell’uomo è costituita dai suoi beni, dai suoi averi che egli si è guadagnato a prezzo della sua stessa vita e che protegge, sfruttando la sicurezza esistente nella società in cui vive, per garantire con essi la sopravvivenza della società.
Usurpare i beni altrui significa vanificare una vita spesa ad acquistarli. Chi ruba provoca la paralisi della maggior parte delle attività degli individui della società ed è come se tagliasse le loro mani impedendo loro di lavorare.”
No, non cercate queste frasi virgolettate nella nostra costituzione , le ho rilevate da un sito islamico ed è la descrizione del furto, l’Islam lo considera uno dei peccati maggiori. Le leggi ce l’hanno, ma rubano anche loro, forse il numero dei ladri è solo minore in percentuale.
Volete una bella ricetta natalizia che ci dia opportunità di crescita a breve ?
No ! Non ce l’ho. Magari ce l’avessi ! Mi permetto di elencare però alcuni rimedi che come l’omeopatia cura la persona e non la malattia, questi agiscono sui nostri comportamenti e non direttamente sulla crisi in atto.
smettiamo di delegare, o facciamolo meglio, la partecipazione poi sarebbe ottimo.
cominciamo con l’educazione all’uso del bene comune, dai bambini, un bel libro che lo spiega è “Le belle tasse” di Fichera , il racconto di un gran gioco delle tasse organizzato con monete di cioccolata che insegna il principio di contribuzione. Cento bambini diventano cittadini e governanti di un paese immaginario, si sostituiscono al consiglio comunale e sono loro che decidono l’autotassazione per il terremoto d’Abruzzo è da questa passione civile che potremo avere delle opportunità.
dobbiamo cominciare a esercitare “arte politica” con la passione di ogni principiante che si avvicina ad una nuova attività, possiamo invertire la tendenza secolare italiana ben spiegata nel libro di Ermanno Rea – La fabbrica dell’obbedienza – vedi video : http://www.youtube.com/watch?v=9AGfLCANpGY
quindi ora Buon Natale !

DELEGA E FURTO