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FREEDOM WRITERS

FREEDOM WRITERS di Richard LaGravenese

Il film è tratto dal libro The Freedom Writers Diary, racconta la storia vera dell’insegnante Erin Gruwell e della sua classe di studenti di un liceo californiano.
L’insegnante Gruwell è interpretata da una brillante Hilary Swank.
Una storia vera, una professoressa giovane e carina, di buona famiglia, una formazione eccellente, il padre ex attivista di diritti civili, catapultata in una scuola con giovani appartenenti a varie gang molto violente, direzioni didattiche troppo impegnate ad avere come oggetto di interesse “la forma dell’insegnamento” e non l’attenzione alle esigenze degli studenti, la necessità di introdurre cambiamenti nella scuola dove era andata ad insegnare, questi ingredienti provocano una scintilla tale da far divampare il fuoco del cambiamento.
L’insegnante inizia una lenta attività per conquistare la fiducia dei ragazzi. Mi ricorda Don Milani, perché anche lui sosteneva che nelle scuole con gravi problemi occorrono i migliori insegnanti. La Gruwell si pone come obiettivo quello di educare alla tolleranza.
E scatta la sfida : Gang , questo il nome della grande e potente gang che suscita interesse ai ragazzi ed è il Nazismo. L’argomento diventa programma per i ragazzi della scuola. I colleghi e la direzione della scuola la ostacolano in tutti i modi, lei decide di portare i ragazzi al museo della tolleranza di Los Angeles. Gli studenti per mancanza di fondi scolastici sono spesso costretti a finanziarsi con delle feste. Poi scrivono alla donna che ha aiutato Anna Frank a nascondersi e la invitano nella loro scuola. L’anziana donna cerca di spiegare ai giovani che il suo gesto è stato la cosa giusta, non un atto eroico, e sottolinea che sono cose giuste anche quelle svolte dai giovani come loro ogni giorno andando a scuola, ogni piccola cosa conta.
I giovani componenti della classe si trasformano…in studenti modello, fortemente motivati a diplomarsi e diventare bravi fino a diventare scrittori delle loro vite…
Freedom Writers , Il diario è stato pubblicato nel 1999. Stupendo

LA STELLA CHE NON C’ E’

LA STELLA CHE NON C’ E’ di G. Amelio

Questo film è tratto dal libro “La dismissione” di Ermanno Rea.
Amelio racconta di un cavaliere umano e della sua impresa: inserire nel disegno più ampio del mondo globalizzato un pezzo e il senso della propria vita, il suo mestiere.
Il film apre con lo smarrimento di tanti napoletani a seguito della chiusura dell’Ilva di Bagnoli, smantellata nel 1989 – causando la perdita di tredicimila posti di lavoro – ed i cui impianti vennero acquistati dalla Cina.
L’operaio Vincenzo Buonavolontà, (stupendamente interpretato da S. Castellitto) specializzato in manutenzione delle macchine si accorge di un difetto dell’altoforno e decide di intraprendere un viaggio in Cina per spiegare ai compratori dell’altoforno come evitare eventuali rotture di certi componenti. Lo accompagna la giovane traduttrice cinese Liu Hua (interpretata da Ling Tai) in un viaggio non solo geografico, ma anche nella Cina meno nota, anche negli aspetti sociali, umani, politici. Il viaggio lo porta ad attraversare un vero e proprio continente, seguendo il corso dello Yangtze, il grande Fiume Azzurro, da Shanghai a Wuhan a Chongqing, cantieri enormi, città caotiche, spazi immensi. Non si aspettava un “mondo” , perché in definitiva la Cina è veramente questo, un mondo che non conosciamo, questo film ci permette ci apprendere la sua grandezza.
La giovane Liu Hua gli rivela i suoi drammi umani, il tecnico fruga nel grande paese e trova le contraddizioni del paese capitalista e la disciplina comunista.
Neanche la Cina è quel posto ideale che si poteva immaginare, che dalla sua bandiera manca pur sempre qualche stella (ciascuna delle 4 visibili rappresenta un punto d’orgoglio per la nazione) per farne un mondo perfetto.
Forse si deve arrivare fino alla fine del mondo per ritrovare se stessi.
Amelio ci offre questo splendido viaggio nel mondo cinese non conosciuto e troppo spesso disprezzato sulla base di pregiudizi.

VIVA L’ITALIA

CINEMA COME TERAPIA

Ho visto tutto il film “Viva l’Italia” , gli ultimi minuti erano i migliori, forse gli unici, ma fin troppo accusatori.
La prima reazione è disgusto, non per il film o il cast, ma per il messaggio ed i contenuti.
La seconda è quella di analisi e perplessità.
La perplessità è per i dubbi che mi lascia del tipo : – cosa deve succedere per “invertire la rotta” ?-
Non credo sia sufficiente andare al cinema, o farsi venire un “colpetto” come al politico protagonista interpretato da Michele Placido per cambiare qualcosa. Mi chiedo se i films come “Qualunquemente” o anche questo possono diventare uno stimolo a “fare o agire ”, e mi rispondo : -NO !-
Lo stesso attore principale guarda caso era nella Piovra di molti anni fa (1984 – 2003)
I famosi polpettoni TV sono serviti per far conoscere o forse banalizzare ?
Il cinema può avere effetto terapeutico, e come un libro o una bella canzone ci può far sognare, o come minimo raccontare una bellissima storia.
In certi casi l’argomento può affrontare temi come la salute, la guerra, amore, morte e allora un elettroshock simile a quello su “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, può fare davvero male, quindi ci somministrano piccole scariche continue e con bassa intensità : siamo diventati immuni !
No, non ci sto a prendere la solita razione della scossa-banale-elementare medicina, se la medicina è la solita sbobba.

E mentre Saviano scrive :
– La nuova omertà, figlia della cultura mafiosa, non nega l’esistenza delle mafie, dice semplicemente: “Sono cose che si sanno”. Ciò che anni fa si declinava con “tutte balle, non esiste la camorra” o “la mafia è un’invenzione dei giornali”, oggi si esprime dicendo “lo sanno tutti”. Le nuove generazioni dell’omertà non negano, ma banalizzano, portano tutto a una dimensione fisiologica del fenomeno.
Eppure negare e banalizzare, sono entrambi modi per annichilire la condivisione,
l’approfondimento e anche per giustificare la propria inazione, talvolta la propria connivenza, il fastidio dinanzi a chi ne parla, ne fa tema, ne fa lavoro.
“Si sa, lo sanno tutti, è stato già detto”, come fosse cosa scontata, un argomento già affrontato sul quale è inutile tornare. A chi dice “sono cose che si sanno” dobbiamo rispondere con la stessa indignazione che proviamo verso l’omertà. –

Parlare di questo film è già una sconfitta, ormai è stato in testa alle classifiche del botteghino e già non avrei voluto parlarne, ma ci sono modalità di comportamento relative alla famiglia che farebbero annichilire qualsiasi persona con oltre 70 anni.
Purtroppo qualche volta si verificano incidenti anche nella fascia di età dei “saggi” 70enni, ed è anche vero che la saggezza non aumenta più con l’età come succedeva molto tempo fa.
Da altri blog di cinema i commenti non sono teneri ad es. :
– Se i Padri della nostra Patria, quelli già citati e con l’aggiunta di almeno un altro grande colpevolmente dimenticato da Bruno come Alcide De Gasperi, avessero usato questo metro di giudizio per fondare la nostra democrazia e ricostruire il Paese, oggi probabilmente non ci sarebbe più nessuna Italia. –
oppure :
– Viva l’Italia? Certo, in nome del botteghino. –
e io mi associo.

LA VITA SEGRETA DELLE API di Gina Prince-Bythewood

LA VITA SEGRETA DELLE API di Gina Prince-Bythewood

Dal titolo del film può sembrare un documentario naturalistico, ma si tratta di una commovente storia sul bisogno di amore, di redenzione e di una famiglia, esplora il desiderio di appartenenza che tutti proviamo e i percorsi impervi che a volte dobbiamo affrontare per raggiungere questa nostra aspirazione.

Lily, la quattordicenne orfana e la sua governante negra sono entrambe in fuga da violenze e luoghi ostili.
Le emancipate sorelle Boatwright proprietarie di una fattoria con annessa una produzione di miele le ospitano, ben sapendo che nascondono qualche segreto.
La ragazzina con uno stupendo rapporto diverso per ognuna delle tre sorelle riesce a superare il dramma che si portava dietro. Possono cadere lacrime ! Se preferite le risate non guardatelo, ma come il riso anche il pianto è un’emozione e se un film fa emozionare non è poco.
Buon successo negli Stati Uniti, non ha avuto molto seguito in Italia . Il successo del botteghino comunque non è un metro di misura per le mie personali valutazioni.
Scuole multirazziali, riconoscimento di diritti umani, li diamo ora per scontati, sono state vittorie che non si devono dimenticare, non è male dunque se ogni tanto qualche bel film ce lo fanno ricordare.

IL MIO AMICO GIARDINIERE di Jean Becker – 2007

 

IL MIO AMICO GIARDINIERE di Jean Becker – 2007

Il film è un dialogo tra due amici, e se non ci sofferma ad ascoltare ogni singolo spunto che propone, può risultare monotono, ma non lo è affatto, ci ritrovo i valori dell’amicizia, di umiltà e semplicità di stili di vita.
I protagonisti sono due artisti, a modo loro, e dalla loro amicizia si sviluppa un rapporto particolare, simile a quello che in natura viene definito simbiosi.
L’uno il pittore parigino, autoreferenziale e pieno di sé, l’altro il giardiniere generoso, ingenuo, pronto al confronto e alla meditazione. Ognuno ascolta l’altro, sono pronti a cogliere la minima opportunità, ma soprattutto è il pittore che si affascina fino a stupirsi per la visione semplice e onesta del mondo del suo amico giardiniere.

PERSEPOLIS

COMMENTI E RECENSIONI FILMS

A partire dal mese di Gennaio 2014 e spero di mantenere la promessa, ogni settimana pubblicherò uno spezzone di un film che ho gradito e ne spiegherò le motivazioni.
Tengo a precisare che non saranno films arci-noti, ma li segnalerò per il loro contenuto e per farli conoscere a chi mi segue, mi impongo questa fatica e spero possa essere apprezzata.
Sono graditi commenti ai films, e se questa mia iniziativa incontrerà gradimento potrei al limite spostare i commenti su un altro blog specifico, ma vediamo, è presto per dirlo!

Ecco il primo :

PERSEPOLIS

Si tratta un cartone animato in bianco e nero con aspirazioni “storiche” dell’Iran.
In una Teheran del 1978, Maryane, una ragazzina che vede distrutte le speranze di libertà dai fondamentalisti. I genitori preoccupati per le repressioni sulla popolazione all’età di 14 anni la mandano a studiare in Austria, là conosce l’amore, l’esilio, ma anche la solitudine, la diversità. Ritorna poi in Iran, e dopo qualche anno se ne va via, finisce per scegliere suo malgrado di non tornarci. Infatti il film è stato prodotto in Francia ed è molto autobiografico, anche per questo mi piace.
Ci  racconta la storia drammatica di un paese alla ricerca di uno sviluppo proprio (qual esso sia) , l’evoluzione ed i mutamenti di un paese visti attraverso gli occhi di una bambina. Il mondo visto da Marjane ci aiuta a guardare la realtà con ironia e speranza, e con forza, di fronte alle tragedie. Ci fa capire molte cose su un popolo che conosciamo poco.