All articles by Roberto Francalanci

MEZZE CARTUCCE

MEZZE CARTUCCE

Più lo gonfiava e più si rendeva conto che non otteneva nulla.
A scuola aveva imparato la matematica e la regola delle proporzioni :
– direttamente proporzionale ; quando due grandezze sono legate da una relazione di
proporzionalità l’una aumenta all’aumentare dell’altra. –
L’aumento della circonferenza del torace non faceva aumentare l’altezza, e si era arreso all’evidenza.
Si era abituato all’idea di essere più piccolo dei suoi amici, non ci poteva fare nulla.
Il torace non era una misura fondamentale per essere abili al servizio di leva, lo era invece
l’altezza.
Ignazio era terrorizzato da quella visita, la cartolina era già arrivata…
Avrebbe fatto a meno di effettuare il servizio di leva, alle terre di famiglia un braccio in più voleva dire molto. Nel periodo tra le due guerre lo Stato aveva bisogno di militari, non si potevano permettere di rimandare a casa quelli che si erano presentati alla visita se non in casi veramente gravi, i medici preposti erano stati istruiti bene.
E infine il giorno fatidico arrivò. La visita prevedeva vari controlli, Ignazio aspettava a gloria quello dell’altezza.
Il medico di turno provvedeva a segnare con esattezza scrupolosa i dati emersi dalla visita.
Quando arrivò a segnare la misura dell’altezza ebbe un po’ di esitazione nello scrivere, ma alla fine scrisse.
Ignazio alto 150,5 e con 150 sarebbe stato scartato.
A voce alta il medico comunicò : 151 ABILE ARRUOLATO !
Nell’esercito non ci sono mezze cartucce , non servono in guerra.

 

MEZZE CARTUCCE

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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RACCONTI AL FOCOLARE : I GIORNI DELLA MERLA

RACCONTI AL FOCOLARE : I GIORNI DELLA MERLA

– Scappa pulenda c’è i’ filo !!!!!! –
La voce delle donne di casa rimbombava nella cucina, i ragazzi coglievano al volo il richiamo, era l’ora della cena. Dopo aver rovesciato sul grande tavolo da cucina il grande pentolone di rame contenente la polenta fumante, quello era il richiamo usuale.
Si utilizzava un filo di canapa per tagliarla, serviva a misurarne esattamente le porzioni.
Al centro veniva nascosta una acciuga o se disponibile una salsiccia arrostita. Il premio spettava al vincitore , chi riusciva arrivare per primo al centro dopo aver mangiato la razione di polenta.
Dopo la cena tutti intorno al camino, era il momento dei racconti, gli scherzi, le storie dei nonni, o vicende paesane.
Per quanto proviamo a riscriverle, molte storie fanno parte di noi, del nostro vissuto, prima della scrittura c’erano le tradizioni orali, e riunioni familiari presso il “canto del fuoco” , e poteva essere inteso come un cantuccio vicino al caminetto, ma anche come un vero canto cioè il crepitio delle legna bruciate.
Il luogo era magico, il tepore del fuoco stemperava la grande stanza da pranzo (solo quella era l’equivalente di un miniappartamento, ma per riscaldarla…)
Un po’ di pane inzuppato nel vino opportunamente riscaldato trasmetteva calore al corpo e lo intontiva quanto basta per pisolare prima del sonno della notte.
Dopo lunghissime giornate di fatica cosa c’era di meglio se non ascoltare storie come quella dei giorni della merla ?
Il 29, 30 e 31 gennaio vengono da tempo immemorabile considerati come i giorni più freddi dell’inverno il periodo nel quale tutti gli esseri viventi si rifugiano nelle proprie tane per ripararsi dal rigore di questi giorni.
Ma perché gennaio ha 31 giorni e i merli sono neri?
La leggenda narra che tanto tempo fa, quando ancora gennaio aveva 28 giorni una merla di colore bianco stufa di svolazzare nell’aria gelida, decise di far scorte di cibo sufficienti per trascorrere i freddi giorni di gennaio nel suo caldo nido.
Alla fine del ventottesimo giorno la merla uscì fuori fischiettando allegramente e sbeffeggiando gennaio, pensando di essersi presa gioco di lui. Gennaio irritato dall’astuzia della merla, col suo fare capriccioso e prepotente rubò 3 giorni a febbraio e scatenò la sua algida vendetta. Vento, neve e gelo.
La merla e i suoi pulcini presi alla sprovvista dall’improvvisa impennata di freddo si rifugiarono in un comignolo fumante di una casetta lì vicino. E ci trascorsero tre giorni dopodiché all’apparire del primo pallido sole di febbraio la merla e sui pulcini uscirono all’aria aperta completamente anneriti dalla fuliggine del camino…
Dal quel giorno gli ultimi tre giorni di gennaio si chiamarono “i giorni della merla”

Ah ! Se vedete una merla con le penne bianche vuol dire che non l’ha capita !

 

RACCONTI AL FOCOLARE : I GIORNI DELLA MERLA

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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VIVA L’ITALIA

CINEMA COME TERAPIA

Ho visto tutto il film “Viva l’Italia” , gli ultimi minuti erano i migliori, forse gli unici, ma fin troppo accusatori.
La prima reazione è disgusto, non per il film o il cast, ma per il messaggio ed i contenuti.
La seconda è quella di analisi e perplessità.
La perplessità è per i dubbi che mi lascia del tipo : – cosa deve succedere per “invertire la rotta” ?-
Non credo sia sufficiente andare al cinema, o farsi venire un “colpetto” come al politico protagonista interpretato da Michele Placido per cambiare qualcosa. Mi chiedo se i films come “Qualunquemente” o anche questo possono diventare uno stimolo a “fare o agire ”, e mi rispondo : -NO !-
Lo stesso attore principale guarda caso era nella Piovra di molti anni fa (1984 – 2003)
I famosi polpettoni TV sono serviti per far conoscere o forse banalizzare ?
Il cinema può avere effetto terapeutico, e come un libro o una bella canzone ci può far sognare, o come minimo raccontare una bellissima storia.
In certi casi l’argomento può affrontare temi come la salute, la guerra, amore, morte e allora un elettroshock simile a quello su “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, può fare davvero male, quindi ci somministrano piccole scariche continue e con bassa intensità : siamo diventati immuni !
No, non ci sto a prendere la solita razione della scossa-banale-elementare medicina, se la medicina è la solita sbobba.

E mentre Saviano scrive :
– La nuova omertà, figlia della cultura mafiosa, non nega l’esistenza delle mafie, dice semplicemente: “Sono cose che si sanno”. Ciò che anni fa si declinava con “tutte balle, non esiste la camorra” o “la mafia è un’invenzione dei giornali”, oggi si esprime dicendo “lo sanno tutti”. Le nuove generazioni dell’omertà non negano, ma banalizzano, portano tutto a una dimensione fisiologica del fenomeno.
Eppure negare e banalizzare, sono entrambi modi per annichilire la condivisione,
l’approfondimento e anche per giustificare la propria inazione, talvolta la propria connivenza, il fastidio dinanzi a chi ne parla, ne fa tema, ne fa lavoro.
“Si sa, lo sanno tutti, è stato già detto”, come fosse cosa scontata, un argomento già affrontato sul quale è inutile tornare. A chi dice “sono cose che si sanno” dobbiamo rispondere con la stessa indignazione che proviamo verso l’omertà. –

Parlare di questo film è già una sconfitta, ormai è stato in testa alle classifiche del botteghino e già non avrei voluto parlarne, ma ci sono modalità di comportamento relative alla famiglia che farebbero annichilire qualsiasi persona con oltre 70 anni.
Purtroppo qualche volta si verificano incidenti anche nella fascia di età dei “saggi” 70enni, ed è anche vero che la saggezza non aumenta più con l’età come succedeva molto tempo fa.
Da altri blog di cinema i commenti non sono teneri ad es. :
– Se i Padri della nostra Patria, quelli già citati e con l’aggiunta di almeno un altro grande colpevolmente dimenticato da Bruno come Alcide De Gasperi, avessero usato questo metro di giudizio per fondare la nostra democrazia e ricostruire il Paese, oggi probabilmente non ci sarebbe più nessuna Italia. –
oppure :
– Viva l’Italia? Certo, in nome del botteghino. –
e io mi associo.

LA VITA SEGRETA DELLE API di Gina Prince-Bythewood

LA VITA SEGRETA DELLE API di Gina Prince-Bythewood

Dal titolo del film può sembrare un documentario naturalistico, ma si tratta di una commovente storia sul bisogno di amore, di redenzione e di una famiglia, esplora il desiderio di appartenenza che tutti proviamo e i percorsi impervi che a volte dobbiamo affrontare per raggiungere questa nostra aspirazione.

Lily, la quattordicenne orfana e la sua governante negra sono entrambe in fuga da violenze e luoghi ostili.
Le emancipate sorelle Boatwright proprietarie di una fattoria con annessa una produzione di miele le ospitano, ben sapendo che nascondono qualche segreto.
La ragazzina con uno stupendo rapporto diverso per ognuna delle tre sorelle riesce a superare il dramma che si portava dietro. Possono cadere lacrime ! Se preferite le risate non guardatelo, ma come il riso anche il pianto è un’emozione e se un film fa emozionare non è poco.
Buon successo negli Stati Uniti, non ha avuto molto seguito in Italia . Il successo del botteghino comunque non è un metro di misura per le mie personali valutazioni.
Scuole multirazziali, riconoscimento di diritti umani, li diamo ora per scontati, sono state vittorie che non si devono dimenticare, non è male dunque se ogni tanto qualche bel film ce lo fanno ricordare.

LA SCHIACCIATA

LA SCHIACCIATA

Bebelle era un omone alto, sdentato, un cappello con la tesa che lo faceva più vecchio. Nell’inverno sopra al cappotto per darsi aria da bottegaio si muniva di un grembiule bianco sporco. I guanti di lana lasciavano scoperte le dita e non ho mai saputo se era il modello o le aveva tagliate lui per poter maneggiare le monetine da cinque e dieci lire.

I soldi giravano più di ora, tutti i bambini avevano cinquanta lire per una schiacciata e quelle di Bebelle anche se ne costavano trenta spesso rimanevano invendute.

Bebelle prima passava al forno a ritirare le schiacciate e poi apriva lo sgabellino di legno alle sette e trenta di ogni mattina davanti alla scuola elementare.

Non c’era una gamma di prodotti come nelle odierne pasticcerie, ci contentavamo dell’essenziale.

Non ero un cliente assiduo, spesso compravo la schiacciata da Rina (la concorrenza).

Il banco di Rina aveva le ruote di un motorino ed era lungo oltre quattro metri di squisitezze, non solo le schiacciate ed erano diverse, più piccole ma costavano cinquanta lire.

Ancora oggi mi chiedo come fosse stata possibile una differenza di prezzo così alta, anche se la qualità non era la stessa e noi bambini tra la schiacciata alta, soffice, dorata, calda di Rina e quella di Bebelle bianca, rinseccolita e sfida alla sopravvivenza dei denti e gengive, dopo un assaggio avevamo già le idee chiare.

Bebelle non era un commerciante, ma solo un pensionato, e per tirare a campare vendeva qualche schiacciata ai ragazzi, niente di illegale, l’italiano che si arrangiava.

Ripenso a Bebelle e alle sue durissime schiacciate mentre leggo un dotto libro sui mangiari di strada, una precisa elencazione e celebrazione degli incontri in piazza come luogo di socialità, di consumo, di intrattenimento.

C’erano mestieranti di ogni tipo : calderai, ramai, spazzacamini, impagliasedie, aggiustascarpe,
e per le cibarie ortolani, fruttaroli, lattaioli, pollaioli, formaggiai, oltre agli specializzati in un solo alimento come le fregole, merluzzo, gamberi d’acqua dolce, ghiaccio, uova, cipolle, agli, semi di zucca, frittole, castagne arrosto, cicoria, limoni, more, mele cotte, porchetta, rosmarino, trippa, fegato, ciambelle, rane, lumache, pannocchie, lupini, angurie, sorbetti, gelati, franfellicche, zaletti, brigidini, mostaccioli, zucchero filato.

Il cibo veniva anche cucinato per strada e consumato sul posto, mestieri individuali, specializzati, si trattava di venditori mobili o itineranti, ognuno con i suoi gridi (mi viene a mente la Vucciria a Palermo, là qualcosa c’è rimasto).

Restrizioni sanitarie, fiscali, oltre a legislazioni a favore dei commercianti fissi, richieste di maggior igiene da parte dei cittadini, in molti paesi hanno fatto quasi sparire questa abitudine italiana di antiche origini.

Nel mio paese viene ancora il trippaio, è anziano, chissà quanto potrà continuare a portarci le sue prelibatezze, auspico un ritorno anche limitato alla diffusione di queste semplici attività, e magari mangiare cibi sani cotti sulla piazza farebbe divertire gli adolescenti tecnologici anche se potrà far calare ulteriormente le vendite dei venditori tradizionali.

La vera piazza è diventata quella virtuale di fb, blog e altro dove si celebrano gli stati d’animo, sogni, aspirazioni, arrabbiature politiche, sindacali
e infine mi arrendo ed eccomi qua che pubblico, segnalo, insomma me ne sto al gioco che la tecnologia ci offre.

 

LA SCHIACCIATA

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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COMMERCIO

COMMERCIO

– Dopo aver stretto la mano a un mercante greco, è sempre opportuno contarsi le dita !
Questo il detto che circolava nel nostro impero romano per mettere in guardia i mercanti in occasioni di scambi con l’estero. Non me ne vogliano i greci ! Serve solo per l’introduzione.

I mercanti hanno sempre avuto grandi margini di manovra sull’attribuzione del valore delle merci, ma sono stati anche un anello importante per la diffusione di prodotti altrimenti sconosciuti ai più e gliene va riconosciuto il merito.
I processi per la formazione del “prezzo” sono stati sempre oggetto di aspri dibattiti. Un prezzo elevato sottintende un elevato margine per il venditore, ma non solo ci possono essere intermediari esosi, ma anche truffe, complicità esterne, sovrafatturazioni artificiose, furberie e molto altro.
Prezzo equo è diventato un miraggio sempre più irraggiungibile. Ci sono addirittura voci secondo le quali il prezzo si avvicini sempre al limite di “sopportabilità” del consumatore e che strateghi del marketing lo deliberino a tavolino in modo non correlato ai costi di produzione.
Economisti e filosofi si sono dibattuti in teorie sulla formazione del prezzo, ma al consumatore non interessano, lui va sugli scaffali e fa i suoi conti, è supportato da gruppi, associazioni e fa domande.
Come mai a fronte di aumenti esorbitanti del prezzo del pane non ha fatto seguito un aumento del prezzo del frumento alle aziende agricole ; dove si è perso il differenziale ??
Se non sopravvivono le aziende agricole per forza qualcuno dovrà comprare la farina all’estero !
Come mai sono sorte in Italia catene lunghissime con dubbia utilità dal produttore alle aziende di trasformazione, confezionamento, distribuzione, vendita ?

Dai tempi di A come Agricoltura fino alla attuale Linea Verde ho sempre visto in televisione servizi riguardanti un settore commercio inadeguato allo sviluppo economico italiano.
Ho trovato in rete queste fonti :
http://www.diritto.it/materiali/commerciale/bianchi.html un riepilogo della nostra legislazione, ci sono dei grossi vuoti, lo capiscono anche non addetti.
Oltre venti anni fa prodotti agricoli venivano spediti in Olanda, confezionati, imballati, e ci ritornavano pronti per il nostro mercato interno o per essere spediti all’estero.
Da chi dipendevano quelle scelte ? Vuoti normativi ?
L’organizzazione non era il nostro forte in passato e non lo è nemmeno ora.
Gli spagnoli ad es. ci superano non tanto nella produzione di arance, ma nella loro qualità di confezionamento.
Con l’introduzione massiccia della grande distribuzione sono iniziate chiusure a raffica di negozi di alimentari ; abbiamo perso le loro competenze e la loro funzione “sociale”.
Tutto sommato non so davvero se era meglio avere venti negozi di alimentari, pescheria, latteria, fiori o un grande supermercato che sostituisce tutto. Il prezzo non è tutto, contano anche i servizi.
Abbiamo perfino pensato che la “deregulation” potesse essere la cura di tutti i mali eccola quindi applicata alle compagnie aeree, ai trasporti su strada, ai servizi , ai contratti dei lavoratori.
Non voglio annoiarvi con la sfilza di risultati negativi che ne sono derivati e che conosciamo bene.
Non ne è conseguita la compressione dei costi, ma la diminuzione della qualità del lavoro e della dignità dei lavoratori.

C’è bisogno di una “regulation” di quelle toste che intervenga con regole diverse da quelle attuali :

– sfrondare gli inutili passaggi, lucro di agenti vari etc.
– regole di certificazione più snelle ai produttori
– creazione di portali web che elenchino in modo chiaro tutto quello che abbiamo
– rintracciabilità dei prodotti con certificati di origine on-line
– un po’ di sana autarchia con preferenza per la filiera corta
– delineare un serio piano di programmazione delle attività economiche

Ci saranno di sicuro altre cose che non mi vengono a mente, ma molti lo sanno benissimo e non vogliono o non possono proporre (io non sono del settore! )

Quanti sono i commercianti che campano dietro ai prodotti che troviamo in vendita nei negozi non mi interessa, e nemmeno se e quanto hanno guadagnato finora.
Partiamo da oggi, diamo un’occhiata alla vignetta all’inizio e spero ne nascano delle ispirazioni.
Poi se qualcuno mi vorrà spiegare :
– Come mai a fronte di trenta centesimi pagati a un produttore di arance di Ribera per un kg di arance, le stesse vanno sui banchi del mercato minimo a un euro e quaranta centesimi ?
Abbiamo la possibilità di cambiare qualcosa ? –

IL MIO AMICO GIARDINIERE di Jean Becker – 2007

 

IL MIO AMICO GIARDINIERE di Jean Becker – 2007

Il film è un dialogo tra due amici, e se non ci sofferma ad ascoltare ogni singolo spunto che propone, può risultare monotono, ma non lo è affatto, ci ritrovo i valori dell’amicizia, di umiltà e semplicità di stili di vita.
I protagonisti sono due artisti, a modo loro, e dalla loro amicizia si sviluppa un rapporto particolare, simile a quello che in natura viene definito simbiosi.
L’uno il pittore parigino, autoreferenziale e pieno di sé, l’altro il giardiniere generoso, ingenuo, pronto al confronto e alla meditazione. Ognuno ascolta l’altro, sono pronti a cogliere la minima opportunità, ma soprattutto è il pittore che si affascina fino a stupirsi per la visione semplice e onesta del mondo del suo amico giardiniere.

“Le risorse naturali come beni comuni” di Alessandro Dani

“Le risorse naturali come beni comuni” di Alessandro Dani

Recensione : presentazione critica, in forma di articolo più o meno esteso, di un’opera letteraria o scientifica pubblicata di recente. Provo a farne una, è la prima ….vediamo come viene

Il libro è scritto da uno storico del diritto medioevale e già l’argomento non sembra alla portata di tutti.
L’analisi del libro in oggetto prende in esame il medioevo (1200-1700 circa), dopo questo periodo la rivoluzione industriale schiacciò prepotentemente il concetto di bene comune in tutta l’Europa.
Prima di leggere il libro dovreste vedere il video di Massimo Fini e Maurizio Pallante

(la richiesta di cambiamento stile di vita mirato alla decrescita con minore produzione, necessità di cultura politica in grado di dare speranze alla popolazione)
Ci sono bozze di legge come quella di Rodotà ma risalgono al 2007 e poi… nulla
e alcuni blog ne parlano anche di recente
LA STRATEGIA DEL BENE COMUNE (Stefano Rodotà).
Il libro segnala anche molte altre interessanti fonti.
Quando storici affrontano temi come quello dei beni comuni, ci spiegano con parole molto semplici come economie medioevali in assenza della “proprietà” si dettavano regole con “dimensioni comunitarie” caratterizzate da autorganizzazioni locali.
Dovremmo ascoltarli o leggerli più spesso.

 

 “Le risorse naturali come beni comuni” di Alessandro Dani

GIORDANIA

GIORDANIA

Il viaggio in Giordania è stato effettuato in ottobre 2012.
Il periodo migliore dell’anno per la temperatura non eccessivamente alta.
Partenza 9 ottobre da Bergamo , viaggio organizzato da Turchese Viaggi – Giordania classica, destinazione Aqaba, arrivo il pomeriggio, con un po’ di tempo per visitare il mercato proprio vicino all’albergo.
All’aeroporto la guida italiana, prima di cena all’albergo illustra le escursioni extra, presentazione della guida giordana parlante italiano di nome Zi-Ad (per gli amici zio Aldo)
Zi-ad si è rivelato molto simpatico e ben preparato ci ha accompagnato in questi luoghi : AQABA / WADI RUM / MAR MORTO / MADABA / CASTELLI DEL DESERTO/ AMMAN / MONTE NEBO / KERAK / PETRA/
Questo viaggio ha fatto un po’ di luce sulle mie conoscenze di vita, politica e storia di alcuni paesi del medio oriente.
Le dotte spiegazioni di una straordinaria guida parlante un ottimo italiano e in più laureato in storia e archeologia all’università di Perugia mi hanno aperto ad un mondo nuovo.
A fine viaggio ci ha consigliato di leggere Exodus il libro di Leon Uris che narra la storia non solo della nascita di Israele, ma ne elenca i difficili rapporti con i vicini stati, tra i film consigliati non avevo visto Lawrence d’Arabia, con queste e altre documentazioni mi è sembrato di effettuare un secondo viaggio, ben più affascinante.
Molti si addormentavano durante le dotte spiegazioni della guida specie quando diventavano delle vere e proprie relazioni circostanziate, le tappe spesso erano estenuanti e qualche volta ho pisolato anche io.
Ogni occasione era buona per concludere con riferimenti storici, e che tutti i comportamenti attorno a noi, i cibi, gli abiti, il lavoro, potevano essere spiegati e in certi casi perfino datati.
Più di una volta Zi-ad ci ha detto che una volta ritornati a casa avremmo dovuto usare un colino ed usarlo per tutte le parole ricevute dalle nostre orecchie, sicuramente qualcosa sarebbe rimasto.
Dopo oltre un anno dal viaggio solo ora cerco di riepilogare quanto rimasto, e non sarà un calendario delle escursioni con i luoghi visitati, ce ne sono un’infinità, mi ripeterei inutilmente e sarei impreciso. Non sono i luoghi ad avermi affascinato, ma quanto il viaggio ha trasmesso ed è per questo che voglio provare ad elencare gli aspetti della vita dei Giordani :

non c’è gente a chiedere l’elemosina
hanno accettato nel loro paese oltre un milione di palestinesi e ora li chiamano “i fratelli palestinesi”
i sovrani hanno introdotto l’obbligo della conoscenza dell’inglese e uso del computer
l’unico paese del medio oriente con un “sovrano illuminato”
hanno i migliori ospedali del medio oriente , dotati delle migliori tecnologie diagnostiche e operatorie
obbligo di analisi del DNA alle coppie di sposi (per evitare nascita di bambini malformati o con malattie gravi ereditarie)
ospitalità sacra tipica dei beduini
la giordania non ha petrolio, proprio ZERO ! E questo forse è anche un bene
la Giordania ha dei veri Sceicchi (Ziad sosteneva che gli sceicchi con pozzi di petrolio tipo quelli dell’Arabia Saudita non sono veri sceicchi)
i più ricchi DEVONO dare ai più poveri o ai più sfortunati, nessuno deve mai trovarsi in condizione di disagio
Stupendo paese con oltre 80% di deserto, panorami mozzafiato, poche risorse, gente umile ma fiera e sempre disponibile
ci eravamo persi dentro delle viuzze di Amman e i primi che abbiamo trovato ci hanno accompagnato fin dove erano sicuri che non ci saremmo persi di nuovo… lo faremmo noi ?
E’ in uso la “legge tribale” applicata in molti aspetti della vita quotidiana, per certi versi è apprezzata, di facile applicazione, insomma funziona, e meglio di quella ordinaria
hanno la guerra vicino ma non dentro il loro povero staterello, e .. vi sembra poco ?
In Giordania si può circolare liberamente in ogni sua parte senza problemi, mai nessuno è stato derubato o aggredito in Giordania , una volta serio Zi-ad ci ha detto : – se mi portate uno solo che ha subito un qualsiasi torto in questo paese vi rimborso le spese di viaggio! –

Ho elencato questi punti a favore della Giordania ; forse non li troverete nei blog dei viaggiatori perché magari non sono rimasti nel loro “colino”.

PERSEPOLIS

COMMENTI E RECENSIONI FILMS

A partire dal mese di Gennaio 2014 e spero di mantenere la promessa, ogni settimana pubblicherò uno spezzone di un film che ho gradito e ne spiegherò le motivazioni.
Tengo a precisare che non saranno films arci-noti, ma li segnalerò per il loro contenuto e per farli conoscere a chi mi segue, mi impongo questa fatica e spero possa essere apprezzata.
Sono graditi commenti ai films, e se questa mia iniziativa incontrerà gradimento potrei al limite spostare i commenti su un altro blog specifico, ma vediamo, è presto per dirlo!

Ecco il primo :

PERSEPOLIS

Si tratta un cartone animato in bianco e nero con aspirazioni “storiche” dell’Iran.
In una Teheran del 1978, Maryane, una ragazzina che vede distrutte le speranze di libertà dai fondamentalisti. I genitori preoccupati per le repressioni sulla popolazione all’età di 14 anni la mandano a studiare in Austria, là conosce l’amore, l’esilio, ma anche la solitudine, la diversità. Ritorna poi in Iran, e dopo qualche anno se ne va via, finisce per scegliere suo malgrado di non tornarci. Infatti il film è stato prodotto in Francia ed è molto autobiografico, anche per questo mi piace.
Ci  racconta la storia drammatica di un paese alla ricerca di uno sviluppo proprio (qual esso sia) , l’evoluzione ed i mutamenti di un paese visti attraverso gli occhi di una bambina. Il mondo visto da Marjane ci aiuta a guardare la realtà con ironia e speranza, e con forza, di fronte alle tragedie. Ci fa capire molte cose su un popolo che conosciamo poco.

PRIORITÀ E CURA

PRIORITÀ E CURA

Ida era una bambina magrolina, ma alta per avere 8 anni. Nel 1908 in campagna i contadini molto raramente riuscivano a diventare paffuti. Anche poter frequentare le scuole elementari non era concesso a tutti, e Ida dovette smettere in terza elementare.

Alla sua età aveva già tre fratelli e due sorelle, tutti più piccoli ; i suoi genitori appena ricevuto giudizio concorde del capofamiglia, decisero che da quel momento in poi doveva pensare alla casa e a fratelli e sorelle. Sua madre e le zie le avrebbero insegnato a cucinare ed accudire i più piccoli, in questo modo la madre, più libera dai lavori domestici avrebbe potuto aiutare il marito nei lavori in campagna.

La vita in campagna era molto dura, la sveglia sempre di notte, e all’alba tutti a lavorare nei campi, nelle stagioni più calde fino al tramonto.

Tra i compiti di Ida c’era quello di preparare il pranzo domenicale. La famiglia allargata era numerosa, loro erano otto, poi c’erano i nonni, gli zii, i cugini e alla fine erano diciotto.

Tutti nella grande casa di campagna dove al piano terra c’erano le bestie (necessarie per arare i campi e procuravano un leggero tepore a tutta la casa) ai piani superiori le stanze da letto e la cucina i bagni erano fuori vicino alla porcilaia.

Il pranzo della Domenica era l’unica volta che la famiglia si riuniva e tutti, o quasi potevano mangiare un po’ di carne. Ida preparava i pezzi di un coniglio e la bestiola doveva bastare a tutti.

C’erano delle priorità, prima dovevano alimentarsi gli uomini, poi le donne, infine i bambini.

Agli uomini spettava il lavoro più duro, quello di stare tutto il giorno nei campi, la famiglia doveva provvedere al proprio sostentamento con il lavoro nei campi per mantenere il rapporto di mezzadria con il padrone della terra.

La famiglia non si poteva permettere di perdere questo rapporto ; avrebbero perso la casa , il lavoro e quindi .. tutto !

Mi viene da pensare a Ida e le priorità di quel tempo molto lontano, le confronto con quelle di oggi, mi accorgo che è tutto così diverso.

Nelle classifiche primeggiano astrusi nomi di merendine, sconosciuti giochi dell’ultima playstation, un noto produttore di smartphone, un suv con una linea accattivante, pantaloni di un noto produttore, scarpe con tanto di griffe e a seguire…tanti altri “bisogni indotti”.

Non ultima la notizia che si vorrebbe predisporre uno spazio apposito nel comune per far giocare i cani in sicurezza.

Non ho niente contro i cani, anzi, a parte uno che tentò di mordermi quando avevo dieci anni, non ne posseggo, ma se ne avessi uno penso farei di tutto per averne cura, come merita una bestia, ma non vorrei eccedere troppo. Quando si cerca di migliorare l’ambiente che abbiamo intorno a noi, si può intervenire in tanti modi, a condizione di non perdere di vista le nostre priorità e quelle dell’ambiente intorno a noi.

Cittadini italiani in un ufficio pubblico

Cittadini italiani in un ufficio pubblico

Maria è sempre stata una donna molto determinata e decisa.
Nel Settembre del 2013 si era convinta che doveva fare qualcosa per mettersi in proprio e allora .. via ! Dopo la partita Iva, aperta con non poche difficoltà, ma con l’aiuto del suo compagno abbastanza esperto di informatica, si stava dirigendo verso la Camera di Commercio !!
Aveva svolto molti anni di onesto lavoro nero ai margini della società. No! Non pensate male !!Non batteva !
Nella società spesso si creano vuoti di assistenza o aiuto a determinate fasce di popolazione, nella nostra questo è accaduto per gli anziani. Maria aveva iniziato a lavorare come badante di persone anziane, organizzare feste di compleanno nelle case di riposo, o roba simile e si faceva pagare per questo.
Maria incontrava tante persone nel suo lavoro. Era sempre una persona aperta all’innovazione, anche se la scuola e lo studio non erano stati il suo forte, il lavoro non la spaventava e di fronte alla fatica fisica non si tirava indietro.
Raggiunti i quaranta (anni) non si era costruita una famiglia, lei era sempre “volata di fiore in fiore”, era l’allegria in persona e come si suol dire, “la gente allegra, Dio l’aiuta !”.
L’ultimo compagno era un tipo silenzioso e cupo, non l’aveva accompagnata alla Camera di Commercio, forse non voleva fare brutte figure, anche se l’aveva aiutata nella prima fase di inizio attività, ma non in quella della iscrizione alla Camera di Commercio, così da farle fare un po’ d’esperienza con gli uffici pubblici.
Così Maria entrò nell’ufficio al 2° piano, rumore di stampanti in azione e percussioni di dita sulle tastiere erano gli unici suoni in giro; c’erano solo gli impiegati dell’ufficio.
Si presentò allo sportello e annunciò :
– Vorrei iscrivermi al registro delle imprese! –
L’impiegato si era da poco avvicinato al bancone, si trattava di Giorgio, un uomo distinto, capelli bianchi corti, vicino ai sessanta e inforcava un paio di eleganti occhiali da vista.
Giorgio apostrofò Maria :
– Ma come ? Con tutte le attività che cessano e quelli che cessano la partita Iva lei nel 2013 vuole aprire un’attività? –
Maria si sorprese un po’ della domanda e del tono, ma lei era decisa e determinata, non la smuoveva nessuno, la settimana prima all’agenzia entrate era stato facile, il suo compagno l’aveva iscritta online, ora serviva solo l’iscrizione alla camera di commercio, avrebbero potuto utilizzare il Suap, “impresa in un giorno” Maria aveva scelto di andare di persona, era una cosa che non aveva mai fatto e era contenta di pensarci da sola.
L’attività registrata non era altro che quella che aveva svolto fino al quel momento, solo che da quel momento in poi avrebbe pagato le tasse allo Stato e questo le avrebbe permesso di avere un minimo riconoscimento pensionistico del resto con solo quaranta anni, anche il compagno glielo aveva detto, ora o mai più, e…. che la dovevano aiutare, se no avrebbe continuato a lavorare a nero.
Maria con voce sibilante e tono deciso :
– Mi dovrebbe iscrivere a questa attività indicata sulla partita iva, a partire da oggi, e… non è finita !
Voglio un elenco in formato .xls di tutte le case di riposo pubbliche e private della provincia e associazioni di volontariato e roba simile.-
Quest’ultima richiesta non era farina del suo sacco, gliel’aveva scritta il suo compagno (era un hacker di quelli tosti, ma aveva negato l’aiuto per queste cose a Maria, non voleva semplicemente perderci tempo) e Giorgio l’aveva capito quando Maria aveva tirato fuori un fogliolino come quando al supermercato non ci si ricorda cosa comprare e riappare la lista della spesa.
Giorgio si rabbuiò e scattò come una molla :
– Come aiutare ? questa non è una pubblica assistenza, io ho da lavorare e non posso stare dietro a Lei ! –
Maria soggiunse :
– mi scusi tanto sa! Del resto oggi non c’è nessuno, Lei finora non si stava ammazzando di lavoro e poi qual è il vostro ruolo ? Non dovete forse aiutare gli utenti di questi uffici ad intraprendere attività ?-
Per Maria, una donna simpatica con una mascella a mastica-ciringomme, e il sorriso così marcato che anche se si fosse nascosta la bocca ed il naso con le mani le avrebbero riso gli occhi, da tanto ridevano per conto loro, si divertiva nell’ ufficio pubblico, lei era come se fosse al lavoro, perché lo avrebbe fatto anche gratis.
Giorgio si fece serio, spiegò che per l’iscrizione occorre trovare un codice attività e lui non poteva farlo, non era compito suo, mentre per la lista in .xls loro fornivano dati solo a pagamento.
Il compagno di Maria non avrebbe avuto difficoltà qualche mese dopo ad entrare nei database della Camera di Commercio, lasciare un messaggio di saluto a Giorgio dopo avere preso le liste che servivano a Maria.
Per tutta risposta Maria sbottò :
– se prima mi avete detto che si cancellano tutti , allora ho capito ! E’ colpa vostra, che ci state a fare ?? Dovrebbe essere come gli elenchi del telefono , sono accessibili a tutti, ognuno ne può fare l’uso che vuole, dovreste fornirli gratis !
Giorgio trasalì, nessuno in quasi quaranta anni di onorata carriera si era mai permesso di pretendere qualcosa. Lo chiedevano, ma lui, arrogandosi nel suo potere di impiegato pubblico, era quello che negava, e qualche volta ci si divertiva, specie quando gli utenti non conoscevano la “loro” legge o la richiesta era stata inoltrata nella forma non corretta.
Lui, il discendente degli impiegati pubblici costituiti in era fascista in base ad apposite leggi, l’equilibrista del suo “mansionario”, che aveva preteso ed ottenuto, non si schiodava da lì, mai avrebbe fatto più di quanto esattamente elencato nei possibili lavori di sua competenza.
Il “buon senso” non rientrava nelle sue mansioni.
E infatti il lupo perde il pelo, ma non il vizio, Giorgio negò tutti questi servizi alla povera Maria, non poteva prendersi la responsabilità per una iscrizione a un codice attività errato che poi si sarebbe portata dietro per sempre.
Le occorreva un consulente ! E pagarselo poi…!
Ma chi meglio di Giorgio avrebbe potuto fargli da consulente ? Solo che lui non voleva/poteva..
Maria non si arrese, telefonò al compagno, lui, dopo pochi minuti a navigare su internet trovò un codice compatibile con la sua attività e informò Maria di lasciar stare per l’elenco ditte, lui sapeva già come fare… del resto siamo in Italia !
Quindi pronta ora ad iniziare la sua avventura di “ditta”, Maria si sentì una persona nuova, con tante responsabilità in più, il suo compagno le avrebbe facilitato l’inserimento in nuove strutture, provveduto ad inviare mail ai destinatari prelevati senza pagare nulla alla camera di commercio, e non è per i quaranta o cinquanta euro, ma per il principio, perché pagare qualcosa a tutti i “capannelli” tirati su dalla pubblica amministrazione ? E’ questo quello che il compagno di Maria non accettava, ogni centro di potere ha il dovere di arrangiarsi imponendo tasse e balzelli per autofinanziarsi e il diritto di farlo, quello che ci scapita poi è il cittadino.
Il ragionamento non faceva una piega, ma da questo ne discendeva che il cittadino si arrangia a sua volta. Si tratta di un circolo vizioso che prima o poi dovrà finire. Giorgio aveva capito che in effetti c’era qualcosa che non andava nel rapporto pubblica amministrazione/cittadino, ma non sapeva come migliorarlo, certo avrebbe dato interi dvd con file .xls alla simpatica Maria, ma avrebbe disatteso gli obblighi propri del suo ufficio.
Gli uffici pubblici sono ancora spesso “ostili” ai cittadini, pur essendo gli impiegati pubblici cittadini loro stessi.
Maria salutò Giorgio cordialmente, del resto lei non ce l’aveva con lui, anzi l’aveva trovato simpatico e gioviale, però non potette fare a meno di metterlo in guardia dalla sua idea; le era venuta in mente una proposta di legge/scambio , cioè trovare una forma per far provare un mese l’anno agli impiegati pubblici a stare dalla parte degli utenti, e gli utenti avrebbero provato a passare dalla parte di là e provare a sopportare tutte le tipe come Maria, di ritorno a casa ne avrebbe parlato con il compagno (lui stesso aveva proposto alcune petizioni tramite avaaz) , e sono sicuro che ci sarebbe da divertirsi con Maria in un ufficio pubblico e certo anche con Giorgio utente !

Cittadini italiani in un ufficio pubblico

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

potete acquistare il libro in formato digitale o cartaceo su Amazon

 

RIFIUTI E CIVILTÀ

RIFIUTI E CIVILTA'

 

RIFIUTI E CIVILTÀ

Vi ricordate il bambino di “ET incontri ravvicinati di terzo tipo” ?
L’ americanino vitaminizzato di tre anni incontra un simpatico extraterrestre, forse anche il piccolo attore non sapendolo ha rappresentato un nostro modello di alimentazione, vita e altro.
Mentre gli Stati Uniti ci mostravano dei possibili extraterrestri amichevoli, nel contempo esibivano il loro modello di sviluppo, e non solo con il film si diffondeva nell’intero globo terrestre.
I nostri bambini treenni che sventolavano contenti il vasino affermando di avere fatto tanta c…a sono diventati bambini coscienti che i loro rifiuti erano proporzionali alla quantità dei cibi che ingerivano e più mangiavano più ne avrebbero prodotti!
Gli americani ogni volta davano prova che il loro modello era vincente, e mentre noi avevamo incrementato le quantità di cibo ingerito, eravamo pronti per il grande balzo, anche noi avremmo iniziato a confezionare prodotti piccolini in scatoloni giganti, per far credere agli ottusi consumatori che dentro la scatolona c’è il prodottone, e così via, tutto allo scopo di generare quel mega processo che puntava a produrre rifiuti in una quantità paragonabile a quella degli americani.
L’unica differenza è che loro sono sempre stati pochi in rapporto ad una estensione enorme, per cui se da qualche parte c’era puzzo per una qualche discarica, non brontolava nessuno.

Mi sono capitati molto tempo fa dei libri che cercavano di analizzare il perché gli americani e in particolare ogni persona che rappresentava “potere” (quindi industriali, manager, dirigenti etc) buttasse via così tanta roba ; una delle ragioni che stava alla base era quella che più si butta via e più si dimostra di avere, e così tutti dovevano entrare nel circolo vizioso, dove per avere occorre sacrificio, lavorare duro, guadagnare per poter permettersi di avere e quindi poi di poter gettare.
Al tempo della società dell’avere sembra pian piano delinearsi una società dell’essere, dove piccoli gesti quotidiani ci fanno tornare persone coscienti di vivere in un pianeta con dei limiti ben precisi, dove le risorse sono esauribili e se la moglie di Obama coltiva l’orto e gli americani ora hanno un modello diverso di riferimento rispetto ai molti presidenti degli Stati Uniti (più o meno guerrafondai e bel lungi da comunicare messaggi inclini alla sobrietà)
La quantità dei rifiuti prodotti possono essere una delle chiavi di lettura della civiltà di un popolo?
Affermare che sono inversamente proporzionali alla crescita di civiltà è corretto ?
Prima degli americani c’erano gli indiani d’america meglio noti come “pellerossa”. Totale rispetto della natura, uccidevano i bisonti quanto basta e ne utilizzano anche la più piccola parte.
Arriva “l’uomo bianco civile” e neanche cent’anni dopo i bisonti diventano quasi un animale in estinzione, i cacciatori ne utilizzavano la pelle, lingua e poco più, poi tutte carcasse al sole a marcire.
Non importa andare tanto lontano, anche i contadini che io stesso ricordo, avevano la porcilaia, tutti i resti di cibo buttati insieme al letame, tutto veniva riutilizzato e del maiale non si buttava via nulla, persino confezionavano dei pennelli con il pelo.
Altri tempi.
Almeno se abbiamo avuto qualche periodo felice cerchiamo di ricordarlo, specie se fa stare bene !
Ma, ora ?
Abbiamo gestito male il ciclo dei rifiuti in passato, un esempio che voglio citare per intero è un estratto dal libro Ecoballe di Paolo Rabitti, perito della Procura di Napoli nei procedimenti giudiziari sui rifiuti campani, permette di fare il punto sulle responsabilità di un disastro unico al mondo.
“Sulla vicenda sono in corso due processi a cui è demandato l’accertamento delle responsabilità penali degli imputati; ma sul meccanismo che ha portato a sommergere la Campania sotto cumuli di rifiuti non ci possono più essere dubbi. Questo meccanismo è la sistematica violazione dell’ordinanza con cui, fin dal marzo del 1998, l’allora Ministro degli interni Giorgio Napolitano aveva delineato i termini con cui avrebbe dovuto essere affrontata la crisi dei rifiuti nella regione.
Quell’ordinanza prescriveva il raggiungimento del 35% di raccolta differenziata; l’affidamento per 10 anni della gestione di tutti i rifiuti urbani prodotti in Campania a valle della raccolta differenziata; la realizzazione entro l’anno degli impianti di selezione e trattamento delle frazioni secca e umida del rifiuto indifferenziato e, entro il 2000, di due inceneritori predisposti per il trattamento del solo Cdr (la frazione secca del rifiuto indifferenziato, trattata perché raggiunga un tot potere calorifico). Per evitare indebiti accumuli di Cdr fino alla realizzazione degli inceneritori, lo stesso doveva essere bruciato in altri impianti, anche fuori regione; e per non pregiudicare la raccolta differenziata, il Cdr non doveva eccedere la metà dei rifiuti complessivamente prodotti in Campania. L’elettricità prodotta dagli inceneritori avrebbe goduto, per un periodo di 8 anni, degli incentivi Cip6 cioè di un prezzo di cessione dell’elettricità generata con i rifiuti 4 volte superiore al costo di produzione di un ordinario impianto termoelettrico. Il decreto Napolitano era in perfetta linea con le esperienze all’epoca più avanzate di gestione dei rifiuti urbani e ne riproduceva le fasi e le caratteristiche principali.
La prima violazione del decreto avviene con il bando di gara indetto dal Commissario straordinario ai rifiuti, l’allora Presidente della giunta regionale di centrodestra, Rastrelli. Il bando viene dimensionato per il trattamento di tutti i rifiuti prodotti dalla regione e non solo della parte che residua dalla raccolta differenziata; le prescrizioni del capitolato d’oneri riguardano solo l’inceneritore, senza alcun riguardo per gli impianti di selezione e trattamento a monte dell’incenerimento; non una parola viene fatta sugli impianti di compostaggio (processo che trasforma la frazione organica in un ammendante per i suoli agricoli), senza i quali la raccolta differenziata dei rifiuti urbani non ha senso. Una scelta a favore del «tutto fuoco» che rispecchia l’orientamento della giunta regionale dell’epoca, ma che viene poi confermata dalle successive giunte Bassolino di centrosinistra. Per di più si affida all’impresa vincente il compito, pubblico, di scegliere i siti dove costruire gli impianti.
La seconda violazione è con l’aggiudicazione del servizio. Viene scelto il progetto del raggruppamento Fisia-Impregilo, che la commissione tecnica giudica il peggiore tra quelli presentati (era obsoleto già 10 anni fa); inoltre in esso si prospetta la produzione di compost senza fare la raccolta differenziata della frazione organica, ma ricavandolo dal rifiuto indifferenziato, e in quantità superiori alle capacità di trattamento degli impianti: è evidente che non si intende né produrre compost, per il quale ci vuole la raccolta differenziata, né stabilizzare – cioè rendere inoffensiva – la frazione «umida» del rifiuto indifferenziato; ma solo chiamare compost tutto ciò che viene scartato nella preparazione del rifiuto combustibile per l’inceneritore. Non basta, l’impresa proponente subordina la validità della sua offerta all’accettazione da parte della stazione appaltante di una nota del tutto illegale dell’Abi che «mette al bando» la raccolta differenziata di plastica e carta – gli unici materiali combustibili che possono alimentare un inceneritore – attraverso la formula deliver or pay: i comuni devono pagare a chi gestisce gli impianti la stessa tariffa sia che facciano la raccolta differenziata o no. Lo scopo è quello di massimizzare gli incassi da produzione di energia elettrica: più rifiuti ci sono, più si guadagna. Molti economisti sostengono che gli incentivi per le fonti rinnovabili alterano i meccanismi di mercato. E’ vero, ma promuovono il futuro: cioè l’unica alternativa energetica in un’era post-fossile. Gli incentivi per l’incenerimento finanziano il passato: la dissipazione, con rendimenti insignificanti, di tutta l’energia utilizzata e contenuta nei materiali distrutti; uno spreco concepibile con un’offerta di combustibili fossili illimitata e senza l’assillo dell’effetto serra: un’epoca ormai alle nostre spalle.
La terza violazione del decreto Napolitano si verifica cancellando dolosamente dal contratto le clausole che obbligano l’appaltatore a bruciare i rifiuti combustibili in altri impianti fino al completamento dell’inceneritore e quelle che limitano il materiale da bruciare alla metà dei rifiuti prodotti in regione. Quelle clausole obbligherebbero l’appaltatore a pagare il servizio a altri operatori, perdendo gli incentivi Cip6. Meglio allora impacchettare quel tesoro in migliaia di «ecoballe», in attesa di poterle bruciare nel proprio forno. Se poi la realizzazione dell’inceneritore tarda e le ecoballe diventano milioni, che importa? Valgono tant’oro quanto pesano, tanto è vero che le banche (ecco che torna in campo l’Abi) le accetteranno a garanzia dei prestiti concessi, come fossero tanti barili di petrolio (quelle accumulate l’anno scorso valevano già un miliardo e mezzo di euro).
Se poi questi stoccaggi illeciti – dopo un anno gli stoccaggi cessano di essere depositi temporanei, autorizzati dalla legge, e diventano discariche, per le quali sono necessari presidi ambientali mai realizzati – costano troppo, si mette a carico del Commissario, cioè di tutta la nazione, la differenza tra il prezzo pagato alla camorra, proprietaria delle aree di stoccaggio, e quello che l’appaltatore aveva indicato nella sua offerta al ribasso. E’ la quarta violazione del decreto: una porta spalancata alla camorra che affitta camion per portare le ecoballe in giro per tutta la regione e i terreni dove accumularle.
Quinta violazione: per produrre più ecoballe si fanno lavorare i Cdr al di sopra delle loro capacità; si sospende la manutenzione e li si mette fuori uso, anche perché non c’è più un solo buco dove conferire la parte più molesta del loro output: la frazione umida non lavorata e puzzolente che dovrebbe essere compost. Sembra che rovinando i propri impianti i titolari dell’appaltato danneggino se stessi; ma non è così. Con quegli impianti fuori uso e le discariche piene, i rifiuti si accumulano per le strade e l’emergenza torna a farsi pressante. Tanto da giustificare nuove ordinanze e nuove deroghe: cioè l’autorizzazione a produrre compost che non è compost e Cdr che non è Cdr. E nuovi impianti con lucrosissimi incentivi: non più un solo inceneritore e nemmeno 2, ma 4; e tutti con gli incentivi Cip6, aboliti nel resto dell’Italia e fuorilegge per la Commissione europea. «Da diverse conversazioni intercettate – scrive Rabitti – emerge il sistematico ricorso al blocco della ricezione dei rifiuti come strumento di pressione per avere le autorizzazioni agli stoccaggi e per giustificare i provvedimenti». Ecco spiegata l’emergenza rifiuti.”

Passa il tempo, sono ormai 5 anni che il libro è stato scritto e non è cambiato molto, ci vuole tanto a prendere coscienza di un problema, capire, diffonderlo, farlo condividere, aspettare pazientemente che altri se lo prendano a cuore, poi basta poco e per un interesse, egoismo, campanilismo, o bassa politica, qualcosa va di traverso e le buone iniziative si insabbiano nelle sabbie mobili del disinteresse. E’ veramente triste.
C’è voluto anche Saviano per raccontare cosa c’è dietro. Se noi italiani avessimo avuto un territorio come gli Stati Uniti, magari non avrebbe brontolato nessuno, i rifiuti sarebbero stati buttati in qualche remota vallata delle montagne rocciose, tutto dimenticato. O magari per non avere vicino i rifiuti i loro produttori li avrebbero spediti in una mega discarica nel terzo mondo, l’Africa ne è piena.
I problemi non si devono risolvere così, si danneggiano altri paesi, altre civiltà.
Qui ora abbiamo falde contaminate, terreni inzuppati di rifiuti tossici e chissà per quanto se li dovranno tenere le persone che ci vivono vicino.
Ecco che la nostra civiltà si deve interrogare sul suo futuro, perché c’è la necessità di ritornare a modi di vita più sobri, regole di vita condivise, ma ci vorrà del tempo.
Non abbiamo più tempo, dobbiamo farlo subito, se ne accorgono anche i giovani, ne cito uno, il primo che trovo, è un esempio, un’altra voce fuori dal coro, indica delle regole su come fare meglio la differenziata.
Tra plastiche, derivati del petrolio di ogni tipo spesso non compatibili tra loro, ci dobbiamo barcamenare in mezzo a rifiuti di ogni genere e diventa difficile classificarli, e un giovane pieno di iniziativa come : http://francescocucari.it/ si inventa un dizionario dei rifiuti scaricabile anche in applicazione per telefonino. Ci sono anche decine di blog sulla raccolta differenziata per aiutare tutti coloro che hanno dubbi o incertezze su come agire.
Eppure vedo ancora incivili che raccolgono tutto in un grande saccone nero e lo buttano dove capita, mi viene da pensare, e non posso farne a meno :
– Non è così che si partecipa in modo positivo alla vita di un paese civile. – !