Corinaldo

Corinaldo

A Corinaldo il 14 Dicembre una serata in discoteca si è trasformata in una tragedia.

Non sono impulsivo,  non mi viene bene scrivere sui fatti di cronaca, specialmente quelli più strazianti.

Si dovrebbero lasciare lì per almeno un quarto di secolo, analizzarli quindi con tutti i dati possibili per diventare forse argomento di saggi, romanzi, racconti o altro.

Questo non succede, intervengono la necessità di informare, di trovare i responsabili, il protagonismo, lo zampino della politica, la magistratura, le compagnie di assicurazione e numerosi saggi di turno.

Il risultato è spesso deludente, i cittadini si trovano spesso nella condizione di seguire l’onda, e come una grande “hola” allo stadio ascoltano e seguono le voci dai toni più alti.

Se in una discoteca si infilano 1500 persone invece dei 500 consentiti, è perché i giovani seguono le mode e purtroppo nessuno ha fornito loro la corazza della capacità critica necessaria a distinguere tra bene e male.

Chi tra loro gioca alla balena blu, ascolta canzoni di rapper con contenuti di violenza esplicita, resta connesso in chat per molte al giorno ha problemi diversi e non possiamo generalizzare.

Ognuno di noi ha la facoltà di scegliere come vuol vivere.

Non possiamo paragonare le nostre scelte, di mezzo secolo fa, a quelle attuali.

Non possiamo influenzare o forzare i nostri figli o nipoti proponendo i nostri gusti o le nostre preferenze.

Opportunità diverse possono fornirle i genitori, la scuola, i giornali, i libri o lo sport.

I giovani potranno scegliere e allora non si ritroveranno a dondolare in una “Hola” senza averlo richiesto, ma saranno i protagonisti delle loro scelte.

Mi è capitato di sentire certe affermazioni in rete tese a demonizzare i contenuti del rapper Sfera Ebbasta.

Anche Sfera è un prodotto dei nostri tempi.

Non per niente è entrato nella top 100 del mondo della musica.

Non ha fatto nient’altro che registrare la violenza presente sulla faccia della terra.

Ma possiamo scegliere.

E per scegliere occorre conoscere, e allora occorre conoscere il contenuto dei testi delle canzoni che ascoltano i nostri figli e magari offrirgli altre opportunità.

Ieri mi è capitato un articolo sul giornale riguardante i Baustelle, un complesso di cantanti toscani che non conoscevo.

Hanno programmato incontri/dibattito nelle università.

Offrono opportunità ai giovani.

Fanno loro domande.

Sono stati a Pescara, poi a Camerino, quindi a Siena.

Dopo un breve concerto di solo sette canzoni, intavolano una sorta di assemblea.

I giovani studenti si mettono in gioco, parlano del ‘68, dei social, dei mezzi di comunicazione.

Una ragazza sostiene che non sono efficienti e alla fine i giovani seguono solo chi dà loro ragione e questo alla fine è frustrante.

Occorre recuperare l’umanità a scapito della performance sostiene Francesco Bianconi il leader dei Baustelle e chiede loro:

– Chi siete voi?-

Come nell’esilarante scena del film “Non ci resta che piangere” con Roberto Benigni e Massimo Troisi.

E mentre cercano di soddisfare il bisogno di appartenenza, mentre dondolano in una gigantesca “hola”, mentre cantano canzoni, mentre giocano immersi nei loro tecnologici smartphone, non è male se qualcuno fa loro domande.

E infine potreste chiedermi perché ho scritto questo articolo, allora anticipo la risposta:

c’è sempre un punto di vista diverso, potreste averlo anche Voi!

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