Dialogo immaginario tra un poeta e lo spread

Dialogo immaginario tra un poeta e lo spread

 

p. – Cosa sei?

s. – Un numero!

p. – Perché un numero è così importante?

s. – Non dipende da me!

Mi hanno inventato per semplificare le operazioni.

p. – È vero, a noi piace semplificare per poi complicare

la vita alla gente. Scusa, perché non hai amici, parenti,

non ci potrebbero altri spread?

Perché mi devo fidare solo di te, un numero solo!

Non potrebbero esserci uno spread Italia/Francia,

uno Italia/Grecia e magari altrettanti spread per tutti

i paesi dell’Europa?

s. – Non credo lo permetterebbero, a tutti fa comodo

lasciare stare tutto com’è, in questo modo il divario

tra Italia e Germania diventerà sempre più incolmabile.

Ci sono speculatori molto liquidi, pronti a comprare

titoli di stato italiani o tedeschi quando il mio numero

cambia improvvisamente.

p. – se ci fossero tanti spread come te, l’Italia non

avrebbe niente da vergognarsi, magari potrebbe

diventare un punto di riferimento come la

Germania. I due terzi del debito sono in mano dei

risparmiatori italiani. Che bisogno abbiamo di

continuare a vendere i titoli all’estero quando il tuo

numero cambia in modo sfavorevole?

Il denaro non deve continuare a guidare ogni scelta.

s. – hai ragione, il mio numero perderebbe

di importanza, una importanza che forse non merito.

p. –  ci sono fior fiore di economisti troppo occupati

ad analizzare il quotidiano, asserviti ai politici e non

hanno il tempo e nemmeno la voglia di sviluppare

nuove teorie. Dovrebbero osare, inventare qualcosa

di nuovo come al tempo degli accordi di Bretton Woods.

s. – come per le azioni il valore di riferimento è quello

della Borsa, ma ci sono molte altre informazioni da

assumere su una azienda prima di comprare il suo titolo

in borsa, es. l’analisi dei bilanci degli ultimi anni,

il debito complessivo, il trend del fatturato, e molto altro,

quindi il valore di borsa è il prezzo con il quale vai a comprare

quel titolo, il mio valore è solo un aspetto del debito

della nazione alla quale si riferisce.

p. – sì, ma il tuo aspetto è importante, sei diventato il

termometro del rischio di insolvenza di un paese!

s. – sono stupidaggini che molti non sanno cogliere,

la Germania ha un debito del 250% rispetto al Pil e se

ci sommassimo anche il debito dei lander e dei cittadini

tedeschi il risultato sarebbe di gran lunga peggiore di

quello italiano.

p. – lo sai vero che il tuo valore viene usato dalle banche

facendo credere che per vendere i B.T.P. devono maggiorare

il costo con dei CDS (credit default swap, o meglio prodotti assicurativi)

che ammonta al 3%, ma che di fatto nessuna banca compra,

quindi gli italiani pagano questa cifra in più e non dovrebbero pagarla!

Sono oneri finanziari sottratti ai cittadini, e questa cosa non l’ha capita nessuno!

s. – scusa ma che c’entro io? Non potreste fare un collocamento

forzoso come fanno in Giappone, senza vendere niente all’estero?

Pensi che i cittadini non comprerebbero i titoli del proprio stato?

p. – non so, da questa trappola bisogna uscirne.

Se i cittadini italiani continuano a guardare la televisione incollati

ai dati dello spread, purtroppo non ci hanno capito una mazza

su come funziona.

Credo che in poco tempo si risanerebbe il debito dello Stato con

oltre 200 miliardi l’anno risparmiati l’anno.

Di sicuro non dovrebbe essere un poeta a scrivere queste cose, solo che

i poeti osano…

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