DONNA OLIMPIA

DONNA OLIMPIA

Sono anni che non vedo Piero. In oltre trenta anni ci siamo visti poche volte.
Quando ritrovi gli amici dopo tanti anni, hai tanto da raccontare e questo è molto bello!
Non è l’unico vantaggio, l’altro è che gli argomenti sono veramente i più svariati.
Se vedi spesso un amico, non sai di cosa parlare, conosci i suoi gusti, sai la sua squadra di calcio, cosa preferisce di cibo, cinema, musica e gli argomenti possibili si restringono a volta fino a non sapere di cosa discutere.
Ecco quindi il bello di un incontro aperto a trecentosessanta gradi, con cultura, viaggi, politica, fotografia.
Gli argomenti discussi sono come tatuati nella mente, altri avrei voluto registrarli, per farne tesoro e riascoltarli come qualcosa di caro. No, no, non l’ho fatto.
È come in un viaggio, se fai le foto non ti gusti il paesaggio. Allora per goderlo in pieno devi solo spalancare gli occhi, abbracciare ogni albero, ogni piega delle montagne, del mare, degli immobili, lo scatto ha il diaframma di un cuore a battito lento, come quello di Coppi nello sforzo, riesci a immaginare i dettagli con la precisione pitagorica e allora rimangono nel cuore le discussioni dell’amico, come i paesaggi della città eterna finora a me sconosciuti.
Città eterna, e il nome sa di antico. Quando si pensa all’antichità la si mette in relazione alle cose vecchie, sciupate, vissute, e forse Roma è tutto questo. Si insinua nella mente un’idea di longevo, saputo, ma non di saggio.
I romani sono convinti di sapere davvero più degli altri, come avessero ricevuto da piccoli o nella dote DNA un megavaccino immunizzante da tutte le malattie possibili, e a loro non possano succedere cose strane, come problemi con la giustizia, multe per divieti, ogni cosa che accade loro è sempre un’ingiustizia ai loro occhi.
Arrivo a Roma in treno, cellulare spento, senza mappa cartacea, faccio finta di essere un turista fai da te e chiedo, più volte da che parte è il Tevere, come volessi andarci a fare un bagno.
Mi aspetta una bellissima passeggiata in centro, i primi giorni di primavera soleggiati con solo un po’ di vento, quanto basta per realizzare ottime foto.
Osservo le file di auto, un serpentone si snoda nella città, informe.
La gente si abitua a tutto, è ovvio, come il fatto che non passi un autobus, la metro sia in ritardo, magari non sanno che manca un pezzo di ricambio, che la società non ha denaro per pagarlo, che tra qualche mese sarà commissariata, nonostante la Raggi voglia reggere.

Arrivo al Quirinale, la zona è zeppa di forze dell’ordine per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Dal colle del Quirinale il panorama su Roma esplode in tutta la sua bellezza.

Fontana dei Dioscuri – Quirinale

 

Inizio la discesa verso la Fontana di Trevi, osservo stuole di stranieri in posa per selfie o foto panoramiche.

Fontana di Trevi

Proseguo per Piazza Navona e scorgo turisti in posa vicino alla fontana con centurioni riccamente abbigliati. Si fanno pagare per rimanere immortalati lasciando ai turisti l’illusione di essersi calati nel mondo del glorioso impero romano.

Analizzo la cosa come una fredda macchina a raggi X, paragono questo comportamento con altre città del mondo, mi chiedo, ma siamo solo noi a fare queste tristi figure? Ma poi perché tutti ammassati vicino a quei tre o quattro luoghi cult, e poi intorno il nulla? Mi viene a mente qualcosa di simile solo l’Egitto con l’insistenza dei cammellieri vicino alle piramidi.
Chiedo conferma della direzione del Tevere mentre mi inoltro in viuzze strette, e ad un tratto un profumo di sugo pervade l’aria, sembra provenire da una piccola trattoria.
Mi trovo in Via della Vetrina, non posso che fermarmi per una pasta al sugo.
La pasta è trafilata a mano, con sugo a scelta, pago, poi prendo l’acqua che è compresa nei cinque euro, aspetto quando è pronto, mi avvertono dalla cucina, il piatto fumante promette un pranzetto da ricordare, le forchettate di pasta calda ben condita vanno giù che è un piacere.
Finito il pasto, osservo una turista mentre scatta una foto all’interno del piccolo locale, la cosa mi incuriosisce, la faccio anche io, ci sorridiamo, come per dire che quel luogo va ricordato.

Solopasta primi veloci

 

Parla italiano, ma anche inglese, scopro che è Israeliana, mi racconta che soggiornerà tre mesi in Italia, ha tre figli, tutti nell’esercito.
Le racconto di essere stato anche io in Israele, che ho scritto una guida-diario della mia visita in Israele, che vorrei pubblicarla, ma ho solo timore che non interessi gli italiani.
Mi dice che bisogna guardare oltre quello che possiamo vedere con gli occhi.
Sembra aver frequentato come me decine di corsi di scrittura.
Le racconto che nel pomeriggio sono stato invitato a declamare una mia poesia presso una associazione culturale romana.
È una donna molto bella, sorride, mi fa gli auguri per la poesia, per la vita.

 

Ponte sul Tevere e Castel Sant’Angelo

 

Mi avvio verso il Tevere, mi si para davanti Castel Sant’Angelo, attraverso il ponte, proseguo sul lungotevere, ho ancora qualche chilometro da percorrere.

A poche centinaia di metri dalla mia destinazione vedo un nugolo di persone con macchine fotografiche, telecamere, e scorgo Sergio Castellitto con una borsa di pelle, vestito molto elegante, con abiti primi novecento o precedenti; ci sono location per un film o sceneggiati in ogni parte di Roma.
Arrivo alla Casa dello Scrittore, ottima accoglienza, la giuria nelle prime file, attende le nostre letture.
È la mia prima volta, come un battesimo, lo affronto da persona matura, altro non posso fare.
Per rompere la tensione e raccontare di me, leggo una breve poesia della mia autobiografia, un applauso si leva dalla platea, sorrido, e quindi leggo la poesia prescelta.
Spero averla letta bene, non sono un attore, ma ho letto con il cuore.
Un unico uomo a leggere tra tutte donne può essere un successo o un disastro.
Mi viene a mente il detto toscano:
– un uomo tra due dame fa la figura del salame!-
Non mi importa di niente, godo della compagnia delle donne cantanti, scrittrici, poetesse, ognuna ha delle peculiarità da mostrare, il tempo passa piacevolmente, ascolto con attenzione i racconti, i monologhi, le poesie, le canzoni.
Arriva l’amico Piero, andiamo a casa sua, c’è la moglie, il figlio con la ragazzina, si è fatta ora di cena, ne abbiamo cose da raccontarci prima durante e dopo cena.
Parliamo dell’influenza della Chiesa cattolica sullo sviluppo della città, della costruzione di enormi chiese nei pressi del Vaticano, ogni chiesa poteva contenere fino a tremila persone.
L’epoca di costruzione delle grandi basiliche risale a un periodo in cui Roma non superava i 40.000 abitanti e dunque, a che scopo costruire così grandi chiese? Per chi? Forse per dare lavoro ai costruttori, scultori, pittori?
C’è qualcosa che sfugge, di non detto, e certamente non può essere la sola spiegazione della situazione attuale, ma può contribuire a far capire meglio i comportamenti dei romani.

Piero mi racconta della Via di Donna Olimpia. Hanno intitolato una strada a Donna Olimpia, ho trovato tutte le info su wikipedia. Così facile farsi una cultura adesso!
C’erano donne nel ‘600 molto potenti, vivevano di intrallazzi con il pontefice, furbe, spietate.
Questa signora è stata un esempio di come si potesse vivere bene alla corte del clero potente.
Chi parlava con lei, poteva dire di aver parlato con il Papa, aveva lo stesso valore.
La donna aveva le chiavi accesso alle ricchezze del Papa e ne ha usufruito per anni.
Morto il pontefice, il clero scoprì che la cassa con l’oro del Papa era vuota, ma nessuno poteva incolpare la donna.
Se le è stato dato anche il nome a una strada, cosa può significare?
Si può rubare, non ci sono problemi, anzi se ci riuscite, sarete grandi!
Anche la sigla SQPR l’acronimo del latino Senatus Populusque Romanus che in italiano si traduce letteralmente in “Il Senato e il popolo romano” ha variato decine di significati, uno ricordo ce lo suggerì la Prof. di Italiano alle superiori : Rubiamo Quanto Possiamo Signore, ma ce ne sono altri ancora più carini.
Come si può reclamare etica, buon senso o valori simili a persone che riconoscono il furto una furberia ampiamente riconosciuta e non perseguibile?
L’equazione è semplice, se Donna Olimpia rubava al Papa e le hanno intitolato una via, allora quello che faceva era una cosa ben fatta, quindi se lo faceva lei, non potrò farlo io? Ma certo!
Piero non è un romano puro, si è trovato a vivere a Roma per lavoro, e come tutti i romani si è dovuto arrangiare, con i parcheggi, con le code sul grande raccordo anulare. Tutti si arrangiano a Roma, se non ti arrangi, muori!
Mi racconta che si è cancellato da qualche giorno da Facebook, gli ha dato noia che Zuckemberg abbia venduto i dati.
Certo, gli dico, sei libero di fare quello che vuoi, ma con i social questo era da mettere in conto, quindi se decidi di esserci, la tua identità viene messa in luce e niente sarà più tuo.
Parliamo a lungo, fino a notte fonda, poi a letto, la mattina mi alzo alle 9 circa, c’era la giornata del FAI, ma non ci sono luoghi da visitare nei paraggi della sua abitazione.
Piero mi racconta che aveva partecipato al FAI alcuni anni fa, e prima mi dice la cosa funzionava meglio, c’erano molti volontari, ma le persone ai vertici dell’organizzazione non si sono preoccupate di far crescere l’attività e con atteggiamenti a volte indisponenti, nemmeno si preoccupavano di rimborsare le spese ai volontari.
Approfitto dell’argomento per una mia considerazione sulle associazioni culturali toscane, talvolta ancora gestite da personaggi incartapecoriti, senza cedere niente a personaggi più giovani.
Piero è fortemente convinto che la cultura debba essere alta, e mi ricorda dei Sofisti e ammetto di non aver studiato filosofia, così cerchiamo in rete una spiegazione semplice :
La sofistica è un movimento di pensiero (filosofico e culturale) che fiorisce in Jonia ed in Sicilia e poi ad Atene nel V secolo a.C.
L’uomo è al centro della filosofia sofistica, è misura di tutte le cose, di ciò che è vero e di ciò che è falso; di ciò che è giusto e di ciò che è ingiusto. Tutto quanto riguardi l’uomo (azioni, storia, sentimenti) è umano e guidato dalla volontà umana. Per i Sofisti il sapere non dipende solamente da qualità innate, ma principalmente dall’esercizio e dall’impegno del singolo.
I Sofisti sono i fondatori della ” scienza dell’educazione “.
Il loro insegnamento enciclopedico, in quanto non si basa soltanto sulla retorica,
ma anche sulla logica, sulla dialettica, sulla matematica, dando anche larga importanza alla tecnica ed ai mestieri, si prefiggeva uno scopo pratico ed edonistico.
Molti, specialmente i giovani, aperti alle novità, sono affascinati da questo movimento, ma gli altri rivolgono loro grandi accuse, fra le più infamanti quella del far degradare il Sapere e di corrompere i giovani distruggendo i valori morali che devono invece essere la base del vivere umano.
Furono inoltre criticati in quanto considerati dei mecenati, infatti facevano pagare i loro insegnamenti.
Ripenso a quanto mi ha detto l’amico romano, se mi percepisce come un sofista intento a propinare agli altri la sua verità.
Mi ritorna a mente un adagio:
– se non conosci la storia, sarai costretto a riviverla!-
Forse mi sento un sofista del secondo millennio, intento a combattere contro i mulini a vento della cultura “ufficiale”, sarò in grado di esporre la mia versione dei fatti? Certo ci proverò.
Con Piero andiamo in visita al colle Aventino, mi dice che nella parte alta aveva una villa il nostro caro Benigni. È una bella zona, tranquilla, con ville e magnifici giardini.
Arriviamo in Piazza Cavalieri di Malta e c’è una strana fila; turisti e curiosi vogliono vedere il “buco della serratura” si tratta infatti di una villa con un giardino e dal buco della serratura di un grande cancello di ferro, si vede la cupola di S. Pietro.

Buco della serratura

Poi andiamo alla basilica di Santa Sabina, molto bella, direi suggestiva.
Il panorama dal Giardino degli aranci sulla città di Roma è insuperabile, sembra di poter toccare con mano ogni parte della città.

Giardino aranci – Chiosco – Basilica Santa Sabina

 

Scendiamo a piedi verso il Cimitero Acattolico, non ho mai visitato i cimiteri con l’intento turistico, quando ci sono andato è stato per la morte di parenti o amici e ne associo le rare visite a eventi da dimenticare.
Ci sono molte tombe di poeti in questo cimitero, di recente ho iniziato a scrivere poesie, sembra strano, ma ho saputo che molti scrittori e poeti visitano questi luoghi ameni come fosse materiale grezzo e ci lavorano sopra, o dentro e ne vivono ogni pietra, ogni lettera scritta sui marmi candidi.

tomba e gatto
Tombe nel cimitero Acattolico

Anch’io dovrò ripensare a questa possibilità, si tratta di una risorsa sulla quale non avevo mai contato, la scopro, come fosse un cartoncino degli “imprevisti” del Monopoli.
Dovrò leggere il contenuto, cosa mai mi aspetta?
Dentro al cimitero, Piero mi fa notare una cinta muraria, è spessa, enorme, a ridosso della quale si è appoggiato il cimitero con tutte le tombe. L’amico mi spiega che è una parte della cinta muraria di Roma, risale al terzo secolo dopo Cristo e si snoda per dodici chilometri intorno a Roma.

cinta muraria nel cimitero Acattolico di Roma

Sorride.
Pensa, mi dice, mentre i turisti vanno a vedere il Colosseo nessuno visita la cinta muraria ed è sconosciuta ai più.
Pensa a quanta bellezza nascosta potrebbe scoprire Roma, senza nemmeno faticare tanto.
Anche io rido,  per non piangere,  mentre penso alla mia città,  a quanta fatica facciamo per mettere in luce le nostre bellezze nascoste,  i numerosi tentativi di valorizzare quel poco che abbiamo e nemmeno tutti conoscono.
Mal comune, non è mezzo gaudio.
Mi fa triste pensare a Roma con le buche per le strade, mi fa triste vedere i cassonetti come avevamo dieci anni fa nella nostra piccola città toscana, mi fa triste quando vedo cittadini romani buttare roba per terra come se avessero un cestino immaginario sempre intorno a loro.

Ho finito di leggere un libro di Rilke, “lettere a un giovane”; in una lettera lo scrittore mette in guardia il giovane poeta dall’uso della scrittura in uno degli aspetti più potenti, l’ironia. L’ironia è potente, dissacrante, va usata con moderazione,

“Non lasciare che l’ironia ti domini, specialmente nei momenti non creativi. Quando sei pienamente creativo, cerca di farne uso, come uno dei tanti modi di afferrare la vita. se usata con purezza, anche lei è pura, e non bisogna vergognarsene; ma se senti di familiarizzare troppo con essa, se ti impaurisce la crescente familiarità, allora rivolgiti a oggetti grandi e seri, di fronte ai quali l’ironia diventa piccola e futile. Cerca all’interno delle Cose: lì, l’ironia non scende mai, e quando arrivi ai bordi di ciò che è grande, indaga se questo modo di percepire il mondo sorge da una necessità del tuo essere.”

Confesso di usare l’ironia in certi racconti, e anche Piero ne fa uso ogni tanto, specie quando nella conversazione affrontiamo l’argomento delle buche nelle strade. Proprio in questi giorni certi burloni romani si sono fatti riprendere con un telefonino mentre pescano con una canna in una grande buca nella strada transennata e a seguito delle piogge aveva formato una gigantesca pozzanghera.

Piero con una  potente ironia, mi racconta degli elefanti di Annibale e mi chiede se sapevo del fatto che erano arrivati a Roma e il loro peso aveva provocato enormi buche nelle strade romane, ecco mi dice seriamente, vedi adesso la Raggi sta effettuando uno degli scavi più importanti degli ultimi decenni, si tratta del ripristino delle buche degli elefanti di Annibale, è uno scavo gratuito, a cielo aperto.
Per fortuna mi dice Piero gli elefanti non si trattennero a Roma e non troveremo i resti degli elefanti, Annibale infatti li fece proseguire in direzione della Puglia, e finalmente furono parcheggiati da quelle parti.
A proposito di buche, proprio la settimana scorsa ho preso una buca con l’auto, avevo degli amici, era ora di cena, dopo la grande botta ho percorso altri chilometri, sentivo l’auto strana, ma non immaginavo cosa fosse successo, si era piegato il cerchione e ogni giro della ruota, usciva aria dal pneumatico e si sgonfiava.
Le auto adesso non sono quasi mai dotate di serie di pneumatico di scorta, ma solo del famoso Kit di gonfiaggio che in casi come quello della botta sul cerchione è praticamente inutile.
Un detto toscano recita “come il fumo alla catena” per dire che non serve a nulla.
Per fortuna ho controllato se la gomma era a terra solo vicino a una pizzeria e ci siamo fermati a fare rifornimento, l’ora giusta per la cena.
Con un soccorso miracoloso di un parente a tarda notte siamo finalmente arrivati a casa lasciando l’auto parcheggiata. Tralascio i particolari del viaggio con il carro attrezzi nel giorno successivo.
Le perdite di tempo si moltiplicano come metastasi, i costi di carro attrezzi, gommaio, pneumatici nuovi, vanno a incidere sul PIL delle cazzate.
Se invece di misurare i furti nelle abitazioni, i borseggi, lo spaccio di droghe leggere, ci si preoccupasse anche di conteggiare i “danni da buche” con un censimento preciso, individuando i luoghi dell’incidente, le sostituzioni dei pneumatici, dei cerchioni, sono convinto si potrebbe fornire un ottimo servizio alla collettività.
Chissà di quanto sono incrementati i fatturati dei gommai romani nella gestione Raggi!
Le buche si possono tappare, anzi si dovrebbero tappare, ma nella parola “dovrebbero” c’è il condizionale, lo spiego al mio amico romano, il condizionale è retto dalla particella SE, e in toscana dicono che il “se” è il patrimonio dei bischeri, quindi non possiamo essere mai sicuri di nulla e non sappiamo chi e quando le deve tappare.
Racconto a Piero di essere stato di recente in Trentino e che da quelle parti non c’è una buca nelle strade nemmeno a cercarla con la lanterna, come mai?
Sembra che in Trentino la gestione delle strade è della Provincia, l’hanno tolta all’Anas.
Non si può nemmeno dar la colpa al fatto che il Trentino è regione autonoma, o meglio, non è solo quello.
Credo che se davvero i Romani volessero risolvere il problema, l’avrebbero già fatto.
La mia idea è che non vogliono, ma non chiedetemi perché, questo non lo so.
Mi viene da pensare che i problemi delle buche sono generati dalle auto, ce ne sono troppe, il motivo è che i servizi di trasporto pubblico non sono affidabili, il trasporto privato è preferito a quello pubblico, inoltre i romani non hanno ciclovie, non usano la bicicletta.
Inutile parlare all’amico romano che ho visto un programma alla Rai sulle piste ciclabili in progetto a Roma. La cosa più sensata che ho sentito è stata quella di “ripensare il trasporto urbano e la vita in città delle persone in funzione delle persone e non in funzione delle auto”.
Di sicuro pochi romani l’hanno visto, tutto tace, non ci sono speranze di cambiamento, noto la rassegnazione, accettare l’evidenza.
Dicevano i miei nonni che la colpa morì fanciulla.
La colpa non la vuole nessuno.
Mi chiedo solo se è veramente importante trovare il colpevole di tutto ciò.
Non credo sia importante.
La cosa veramente importante è capire cosa abbiamo.
Se la domanda è riferita a Roma, allora si può spostare l’attenzione.
Cosa hanno i romani?
Cosa possono fare davvero?
Quanti si sono fatti questa domanda?
Ci sono persone che sguazzano in questo bailamme?
Chi sono?
Possiamo provare a isolarle, capire perché a loro va bene così?
Posso aver compreso qualcosa di utile in un breve viaggio a Roma di due giorni?
Ci devo ritornare, spero a ritirare il premio o la menzione per la mia poesia, in quell’occasione cercherò di capire meglio Roma e i romani.
Ci proverò.

One thought on “DONNA OLIMPIA”

  1. Beh, tornandoci, a parte l situazione critica dell’aspetto della vita collettiva, puoi sempre trovare la grande bellezza di Roma, caro Roberto.
    E’ il fascino di questa città molto… malafemmina.
    Concede molto, si fa guardare, offre le sue grazie a tutti, ma… si fa pagare cara.
    La vita quotidiana, è il prezzo, sta diventando sempre più alto.
    Anni fa non era così. Vivere in città, pure con i problemi di una metropoli, aveva un tornaconto positivo. La città ti dava sempre qualcosa. La cultura. La vita mondana. Uno stile ed uno charme. Insomma, un salotto, anche se caciarone, colto ma unto di mortadella.
    Adesso, di quel salotto restano soprattutto gli ingombri, gli spigoli, le stoffe da rappezzare…
    Alla prossima,
    Un carissimo saluto,
    Piero

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