Nel lontano ’78

Nel lontano ‘78

Nel lontano ‘78 ottenni il diploma di ragioneria.

Nel lontano ‘78 avevo una nonna che lavorava ancora a domicilio all’età di quasi ottanta anni.

Nel lontano ‘78 distribuivano già le borsine di plastica, e a quei tempi non si chiamavano buste!

Da quest’ultimo ricordo nasce l’idea di condividere un’idea vintage, e forse non sono nemmeno il primo che la propone.

Mentre rovistavo in garage ho trovato uno degli ultimi lavori della nonna.

Sono quelle cose che lo sai dove sono, ma non le disturbi, perché anche gli oggetti hanno bisogno di essere lasciati in pace.

Gli oggetti smuovono i ricordi e quello che ho trovato sembra riapparso proprio in occasione delle discussioni sulle buste in plastica.

Mia nonna lavorava a maglia, le piaceva realizzare le camiciole di lana. Una volta mi raccontò che da piccola l’avevano anche messa a tessere a telaio, ma quel lavoro non le piaceva, mi confessò che ci faceva tanti sbadigli.

Poi sua madre le insegnò a fare la calza, si chiamava così l’attività di lavorare a maglia, realizzò che quello era un passatempo piacevole. Quel passatempo diventò utile in famiglia.

Gli uomini di casa erano sempre ben forniti di camiciole di lana rifinite e precise.

Le ho portate anche io, ma quando mi spuntavano da sotto la camicia mi vergognavo con le ragazze e con gli amici.

Poi passai a un famoso brand di maglieria intima del quale non posso fare il nome perché sarebbe pubblicità.

La nonna interruppe la produzione di camiciole di lana per i nipoti, di tanto in tanto ne faceva qualcuna a mio nonno, finché iniziò una nuova simpatica attività.

Quando nei negozi le consegnavano le borsine di plastica, la nonna invece di buttarle via le tagliava con molta pazienza in strisce sottili e le annodava o riuniva mentre lavorava a maglia in un modo particolare che non vi so dire (non lo ricordo).

Le borsine non erano come quelle di oggi, erano petrolio puro, puzzavano per mesi e sembrava ci fosse ancora quell’olio nero appiccicoso, non saprei per lo spessore, ma me le ricordo molto resistenti.

Con i ferri da calza più grandi iniziava la lenta e precisa attività di sferruzzare.

L’abbinamento di colori era la sua arte, poteva fantasticare con il colori delle borsine molto meglio che con la lana.

Riuscì a produrre quell’oggetto che dopo tanto tempo ho ripescato in garage.

Si tratta di una borsa realizzata con nastri ottenuti da buste in plastica lavorati a maglia, foderata con stoffa cucita ai bordi e sulla base.

Nel lontano ‘78 c’era chi non buttava via nulla, nemmeno le buste in plastica.

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