UN AMICO

Un amico

Descrivere una persona è come fare un viaggio, puoi uscirci insieme in ciabatte, prendere il caffè al bar sotto casa, e ti bastano due righe per definirla, oppure percorrere con questa un migliaio di chilometri, scriverci un tomo e non essere nemmeno alla metà dell’opera. Vorrei parlare del mio compagno di escursioni, Giovanni, lui non è nato in montagna, ma senza saperlo, è diventato un montanaro.

Ora non conosco molti montanari e me li immagino come quelli del cartone animato di Heidi. Il nonno di Heidi era un personaggio scontroso, schivo, solitario.  Aveva le mucche, i pascoli, la casetta in montagna, non gli serviva altro.

Giovanni invece, dopo aver scoperto la montagna cercando la solitudine, ha sviluppato con questa condizione una sorta di amore-odio, e non sono mancate le amicizie con camminatori, radioamatori, cicloturisti, volontari nel sociale alternate a periodi di comportamento randagio.

Giovanni non ha ancora trovato l’anima gemella e forse non si è arreso, anche se spesso si ripete:

– e poi chi mi piglia ormai!-

Come i montanari la sua vita è una sfida, ogni mattina, quando mette i piedi in terra.

La catalogazione precisa delle escursioni, delle fotografie, si intreccia con il quotidiano della vita da singolo.

Ogni anno trascorso serve per capire se i percorsi degli anni precedenti possono essere ripetuti, se il proprio fisico è il biglietto valido per affrontare ogni esplorazione.

Gli errori sono il terrore di Giovanni, le strade sbagliate gli hanno insegnato a dotarsi del necessario per star fuori anche oltre i tempi previsti, quindi una lampada di emergenza, pile di ricambio, tavolette energetiche, bussola, abbigliamento tecnico.

Un errore che ha lasciato il segno è stato quando durante una escursione giornaliera sopraggiunse la notte sulla montagna. Dopo che si era perso, capì che per orizzontarsi doveva imparare ad osservare le stelle. Dopo molte ore di tentativi, alle quattro della mattina trovò la via. È diventato un appassionato astrofilo. Non tutti i mali vengono per nuocere.

Quando sale in montagna è combattuto se cercare di scambiare due parole con altri escursionisti, o chiudersi a riccio pensando che gli altri come lui desiderino la solitudine.

Giovanni cerca spesso paesaggi con panorami, lui abituato a vivere nel centro del paese, in prossimità di una strada molto transitata, il paese dove abita è in pianura con limitati scenari.

Porta sempre con sé un panino, lo mangia in un luogo con vista panoramica, questo rappresenta il valore aggiunto dell’escursione. Non ha mai gradito farsi rinchiudere nella sala interna di un ristorante, se esiste l’utilizzo della terrazza panoramica.

In vetta, dopo la fatica della salita, le persone sono poche e si tratta spesso di persone vere.

Ho frequentato di recente un corso di poesia. A fine corso era previsto un viaggio a casa di un poeta, questi ci ha ospitato e ci ha mostrato i luoghi della sua infanzia nelle montagne dell’appennino marchigiano.

Raccontai a Giovanni di quella strana atmosfera formatasi nell’incontro, le parole scritte dagli aspiranti poeti inanellarono belle poesie, non era un esame, era come la gita premio, ma lì dovevamo osare, liberi di scegliere, di sbagliare, il livello era poesia di montagna,      un’altra cosa.

Ora capisco come mai scrittori, poeti cercano ispirazione all’aria aperta.

Come Giovanni anche io ho accettato la sfida del ragazzo con problemi con l’italiano, di quello senza fantasia, o di non saper scrivere i temi e che odiava le poesie.

Quindi chi racconta degli altri, racconta di se stesso e mentre cerca i difetti, i pregi, le differenze, ci si ritrova con noi stessi, per quell’abbraccio doveroso, troppo spesso negato.

 

Quando descrivi una persona ricordati che inevitabilmente racconterai te stesso

 

Questa storia partecipa al Blogger Contest.2017

Racconto sul sito web Altitudini

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