LA SFIDA – agricoltura familiare vs. agricoltura industriale

Che succederebbe se da domani non dovessimo più trovare i negozi aperti e non potessimo più comperare il cibo?

Questo era il terrore dei miei nonni e per questo li vedevo riempire la dispensa con notevoli quantità di alimenti. Loro avevano visto la guerra e con essa la privazione e la fame: certe cose non si dimenticano. Quando scioperi prolungati facevano mancare il cibo, loro gongolavano nel distribuire l’alimento mancante al vicino di casa. La loro previdenza si poteva tramutare in generosità.

Dobbiamo riconoscere che dipendiamo totalmente dal commercio. A ben pensarci è allarmante.

Ma non sono state solo queste le ragioni del mio avvicinamento alla agricoltura.

Fino a cinque anni fa non sapevo vangare o seminare, ogni approccio al lavoro nei campi veniva ricondotto ai due motti che tenevano lontani i temerari:

“l’orto vuole l’omo morto”

“la terra è bassa”

Il significato del primo, piuttosto intuibile, è che possedere un orto richiede impegno e fatica, una fatica quasi da morire.

Il secondo fa riferimento al fatto che per lavorare la terra occorre chinarsi e quindi “spezzarsi la schiena”.

L’orto sociale

Nonostante questo, ho richiesto un orto sociale al Comune di Castelfiorentino, ho iniziato a coltivarlo e nel frequentare gli orti ho conosciuto molti pensionati. Mi sono avvicinato a quel mondo agricolo e sono state tante le soddisfazioni. All’inizio, spinto dal desiderio di approfondire le conoscenze, ho frequentato corsi di orto sinergico, di permacultura e ho fatto i doverosi confronti con le tecniche tradizionali.

In breve tempo sono passato da allievo a docente e ho avviato corsi di orticoltura a bambini e adulti in collaborazione con la locale associazione culturale Cetra.

Una modifica della mia vita lavorativa mi ha portato sempre più verso l’agricoltura come se dovessi colmare rapidamente il tempo perduto.

L’orto con i bambini

Mi sono infine trovato di fronte all’ennesima sfida: far giocare una decina di bambini della scuola materna dai 4 ai 6 anni un paio d’ore al sabato mattina al Ciaf (Centro Infanzia Adolescenza e Famiglia) e trasformare con loro un fazzoletto di pochi metri quadrati da giardino a orto.

Prima dell’incontro ho preparato il terreno, dissodato, vagliato la terra, tolto grossi sassi e circoscritto un rettangolo di due metri per uno e mezzo con una cornice fatta di tavole di legno.

Come con i cantieri stradali dove gli operai al lavoro attirano la curiosità dei pensionati, anche io mentre ero impegnato con un piccone ad allentare il terreno e fare una buca, mi sono sentito chiedere da un passante se sotterravo qualcuno. La cosa buffa è che avevo anche messo un palo vicino alla buca per appoggiare una rete necessaria a vagliare la terra e… sembrava proprio un tumulo cimiteriale!

L’unico rimpianto è che spesso non ho la risposta pronta con qualcosa di simpatico.

Ci ho riflettuto e penso che gli risponderei, che, no, non ci ho sotterrato nessuno, ma se avessi qualcosa da metterci e se fosse possibile, ci seppellirei le credenze della gente.

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