FURBETTI DEL CARTELLINO

FURBETTI DEL CARTELLINO

Oggi ho proprio voglia di eviscerare, e non pensate ai pesci, la mia mente va alle notizie di cronaca.

Mi hanno colpito le raffiche di notizie sui furbetti del cartellino.

La prima sorpresa è :

– perché tutti ora, in varie parti d’Italia, come se si fossero messi d’accordo, giudici, giornalisti, forze dell’ordine? –

Sembra ci sia uno strano disegno sconosciuto sotto questi spiacevoli eventi.

La prima sensazione è il raccapriccio, viene da chiedersi come mai queste persone non ringraziano per il lavoro che hanno, gli consente il sostentamento per la famiglia; per giunta quel lavoro finora era ritenuto intoccabile.

I furbi sono duri a morire, come piante OGM sono immuni a veleni, a trattamenti, sembrano vivere di vita propria.

Potrebbe anche diventare arduo analizzare i decreti, i nomi dei politici che hanno promosso le leggi, il tira e molla nell’applicazione delle norme, infine una corte costituzionale preparata più a trovare errori di forma in leggi bislacche, che risultare di una qualche utilità al paese.

In questo bailamme cosa può dire il semplice uomo del bar anche se dotato della copia del piccone kossighiano?

Sento di voler capire, analizzare, mi chiedo perché esistono tanti furbi e chi e che cosa ha permesso l’esistenza di tante persone con tanto disamore per il proprio lavoro?

Perché si sentono in dovere di andare a giocare a tennis durante l’orario di lavoro?

Posso capire che ci tengono alla forma fisica per rispondere a tutti i quesiti del cittadino, ma perché insistono a prenderlo per i fondelli?

Mi immagino l’impiegato pubblico frustrato dal lavorare a stretto contatto con la burocrazia, si senta umiliato al solo tentare di districarsi nelle numerose leggi emanate, e gli sembri di avere una gomena a cappio intorno al collo.

Quale risposta può dare il dipendente pubblico se non quella egoistica di rispondere prima di tutto alle sue esigenze e solo dopo quelle del cittadino.

Ecco che poi il problema gli si ritorce contro. Infatti hanno tentato più volte di modificare le leggi che regolano il pubblico impiego.

Quali altre possibili reazioni per i dipendenti pubblici senza amore per il lavoro?

Come al solito si chiude la stalla quando i buoi sono scappati.

Dopo molti anni si sente di nuovo parlare di risorse umane, di formazione, non solo per le imprese private, le nuove idee sembrano davvero lungimiranti.

Meglio allora levarsi di torno i furbetti; allora quelle leggi che mai erano state nemmeno nominate, ora vengono proposte, senza vergogna, senza colpo ferire, sindacati permettendo.

La lungimiranza non sarà per i furbetti, loro troverebbero il modo di non andare nemmeno ai corsi e magari beneficiare ugualmente del punteggio, come se li avessero effettuati, ormai sono troppo calati nella loro parte.

Per chiudere l’articolo in bellezza vorrei aggiungere una considerazione sul tempo dedicato al lavoro. Nel pubblico il tempo è inferiore e deve essere di qualità,  nel privato le quaranta ore sono senza sconti anche sulla timbratura spesso si deve essere già cambiati e non in mutande, insomma un altro mondo.

Molte cose stanno cambiando, quando all’estero mi giunge notizia che in certi paesi come la Danimarca, quando hai finito di fare il tuo lavoro te ne vai a casa, perché se hai finito prima, che ci fai a perder tempo?

Ci farebbero un pensierino anche i tennisti furbetti del cartellino, se lo potessero fare.

L’immagine in evidenza tratta dal sito web leggioggi.it

3 thoughts on “FURBETTI DEL CARTELLINO”

  1. Gli ultimi fatti si riferiscono ad un’ospedale…..e le USL adesso sono private, qundi diciamo che il mal costume non è proprio solo pubblico, e smettiamola di fare sempre di tutta un’erba un fascio, se andiamo a vedere il 90 per cento delle volte si tratta di Enti locali, Comuni, Province ecc…. e non è così dappertutto!

    1. Non era mia intenzione fare di tutta un’erba un fascio. Anche il divario pubblico/privato è labile, non è con una pennellata di privato si cambia il cervello e il modo di lavorare delle persone abituate a comportarsi come a casa loro. Il mio intento è l’auspicio che queste brutte storie non dovrebbero rappresentare i comportamenti dei lavoratori pubblici o privati che siano. I cittadini meriterebbero qualcosa di meglio rispetto a quello che ci vogliono presentare i mezzi di informazione.

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