LA FAME

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LA FAME

La pastasciutta era fumante in tavola, televisione accesa con la prova del cuoco, la famiglia riunita ci apprestavamo a mangiare insieme come ogni giorno.

Un giorno come tanti altri, assistetti a un epilogo infelice per il solito ospite, l’irrefrenabile Beppe Bigazzi. Non c’era la Clerici, era un giorno di Febbraio 2010. Beppe inizia argomentando che in Febbraio chi non ha ciccia mangia il gatto, infatti dice lui Febbraio-gattaio.

Nessuno si sarebbe aspettato una ricetta in cui l’ingrediente principale è …”il gatto”.

In modi precisi e dettagliati il dotto conoscitore di alimenti, cibi, ricette, ma anche di vita e cultura italiana spiegò come lui stesso provvedeva a prepararli e cucinarli.

La procedura era di spurgare la carne per diversi giorni nel vicino torrente Ciuffenna e quindi la cottura mi pare arrosto.

Da quella volta non abbiamo più visto Bigazzi alla Rai per diversi anni.

Associazioni animaliste lamentarono e chiesero l’espulsione dell’esperto di cucina dal programma.

Non che il Bigazzi fosse un angioletto, spesso litigava in diretta con cuochi offendendoli anche in malo modo. Con quella operazione è stata soffocata la storia, la cultura che sta dietro ai tegami.

La moderna società ci ha fatto dimenticare i motivi, le ragioni per le quali il Bigazzi avesse introdotto nel menù il gatto, non che dovesse mangiarlo nessuno.

Raccontava solo una storia, vera, ed è seguita con la sua espulsione. Potete rivederla su youtube.  COME SI MANGIA IL GATTO – RICETTA

In novembre dello stesso anno eccoti una legge che punisce anche con la reclusione chi tratta male gli animali domestici. NORMATIVA DI RIFERIMENTO

Non ho niente contro gli animali domestici, ho il massimo rispetto per chi ha animali, li accudisce ed assiste come persone. Non voglio nemmeno perder tempo a difendere Bigazzi.

Voglio anche però raccontarvi di una avventura occorsa in una vacanza in Sardegna 1998, vicino Cabras, bellissima penisola del Sinis, terra con molti campi coltivati, pianura perfetta.

Avevo portato la mountain byke in vacanza, una mattina partii presto, verso le 7.00, sentii abbaiare, da un campo sbucò un’orda di cani guidati da un enorme pastore maremmano (almeno 20 bestie).

Nelle vicinanze non c’era nessuno per chiedere aiuto, per diversi chilometri nemmeno una casa.

Sudai freddo, sapevo benissimo che se mi agguantavano non avrei avuto scampo, per fortuna avevo il rapporto giusto per lo scatto, per almeno cinquanta metri mi stettero a ruota, poi forse perché non gli interessava più seguirmi, o ero più veloce, mi allontanai dal pericolo. Forse avevano fame, e avrei fatto una brutta fine, la fine del gatto.

In origine se certi italiani mangiavano i gatti spesso succedeva per altri motivi, era per fame, forse gli animalisti non l’hanno mai provata e non hanno avuto nemmeno un’orda di cani dietro come me.

Sembra che nonostante la legge punitiva gli italiani si mangino ancora oltre 7.000 gatti l’anno, quindi…. perché si fanno queste leggi ? Solo per adeguarsi alla comunità europea che ce l’ha chiesto? C’è davvero bisogno delle leggi per rafforzare il rispetto degli animali ?

E’ forse facendo cacciare Bigazzi e non parlando delle nostre origini che si ottiene il rispetto degli animali ? Vi siete mai chiesti quanti uccelli mangia un gatto selvatico ?

2 thoughts on “LA FAME”

  1. L’Italia è un Paese strano. Si fanno leggi per difendere gli animali (domestici) e altre leggi che puniscono chi disturba i cacciatori. Non sempre i conti tornano

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