TARDI

TARDI

Tra i numerosi capolavori della letteratura sono degni di nota quella tipologia che vorrei raggruppare sotto il nome di “testimonianze”.
Non me ne vogliano gli autori, non vuol essere una espressione riduttiva. Le fonti di ispirazione sono tante. La storia più o meno recente fornisce agli scrittori storie di stragi, guerre, barbarie di ogni tipo.
C’è un ordine in tutto ciò. Prima ci sono gli annunci delle stragi, c’è sempre qualcuno che avverte, come è successo con gli ebrei, poi la strage o la guerra. Dopo anni gli scrittori documentano con tristi storie i tragici eventi.
Ogni volta chi legge può chiedersi se tutto ciò poteva essere evitato, e perché sia stata necessaria tanta barbarie.
Domande senza risposta.
Tutto sembra essere inevitabile, come la vita e la sua fine.
Rileggo le vicenda degli Hutu contro Tutsi nel genocidio del Ruanda (500.000 morti nel 1994), la strage delle torri gemelle, e alcuni giorni fa il libro “I ragazzi di zinco” di Svetlana Aleksievic.
Di quest’ultimo libro, ogni pagina letta cerco delle righe di umanità, non voglio credere che tutto il libro possa essere così, devo accettare questa eventualità. Mi sento inerme quando scopro che ogni storia ricalca quella modalità degli anni 80, il russo invasore dell’Afghanistan e nessuna pietà per quei ragazzi chiusi nelle bare di zinco.
Un rammarico mi rimane.
Dover leggere queste storie solo troppo….. tardi.

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