Un colpo di forbici

Un colpo di forbici

Lo avevano vestito come gli altri giardinieri. Nei periodi di punta, quando i vacanzieri riempiono completamente l’albergo c’è bisogno di molto personale. Probabilmente la direzione aveva assunto tutte le persone che avevano inoltrato domanda di lavoro.
Camerieri, assistenti dei servizi ai piani, cuochi, fattorini, domestici, receptionist, la macchina delle assunzioni è un tritacarne e acchiappa tutto.
La location affacciata sul mare cristallino con barriera corallina non può permettersi di non avere personale per soddisfare tutte le esigenze dell’enorme struttura.
Quella mattina davanti all’ingresso principale l’autobus era arrivato prima dell’orario prestabilito, mi ero piazzato ad un sedile vicino al finestrino con altri escursionisti.
Da quella posizione potevo vedere il grande giardino con siepe, come ogni grande albergo i giardini sono come il biglietto da visita della struttura. La linea, le forme, l’importanza determinano e assegnano livello e qualità dei servizi offerti.
L’autobus non partiva. Osservavo le divise marroni del mega-albergo con dentro corpi di beduini, agricoltori, pastori, allineate in prossimità della siepe, pronte a ghermire la preda verde dotata di rami cresciuti troppo.
Era evidente che il mestiere di giardiniere nel deserto non era tra le esperienze acquisite da quei lavoratori.
La siepe, non più alta di un metro aveva perso il taglio geometrico impostole anni prima, una crescita irregolare di piccoli rametti le aveva conferito forme rotondeggianti.
La squadra dei presunti giardinieri guidata da un giovane con piglio da manager e completo verde pisello si apprestava a compiere l’opera di potatura.
Il ritardo nella partenza dell’autobus permise a noi turisti di osservare quel lavoratore così simpatico.
Il caposquadra aveva fornito al gruppo dei giardinieri vari tipi di forbici da potatura disponibili.
Nel gruppo ce n’erano alcuni molto abili e lo si capiva dalla velocità di esecuzione, dalle foglie che cadevano, dalla forma della siepe post-potatura.
Il lavoratore simpatico era nel gruppo dei giardinieri, forse non avrebbe dovuto esserci, ma fece di tutto per attirare l’attenzione. L’avevo osservato fin dall’inizio. Come quando si riconosce un impiegato in un gruppo di contadini.
Gli avevano mostrato come si usano le forbici da pota, di sicuro non le aveva mai viste, ma aveva capito subito come usarle. Lui tagliava, proprio tutto, tutto quello che spuntava, preciso.
Non era proprio il massimo che si vorrebbe da un giardiniere, ma il bello era come lo faceva.
Un taglio e ….stop ! Si fermava, guardava in giro e aspettava qualcuno che desse lui la giusta approvazione, mentre elargiva sorrisi a tutto l’autobus e a chiunque passasse di lì; poi una pausa e poi ancora ….zac, un altro taglio e via con i sorrisi.
Passavano i minuti e il lavoratore simpatico tagliava sempre nel solito posto.
Forse avevano omesso nelle spiegazioni qual era lo scopo della potatura, e cioè il raggiungimento di una certa forma della siepe.
Avrei voluto dirgli del buco che stava provocando nella siepe e che mentre tagliava non immaginava che quella sarebbe stata l’ultima volta.
Non ce la feci ad avvertirlo, non avrei potuto comunque farlo.
Al ritorno dall’escursione un grosso buco nella siepe avrebbe documentato per qualche tempo una nuova esperienza lavorativa di un giovane e simpatico egiziano.

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro “Spunti di vista ” di Roberto Francalanci    potete acquistare il libro in formato digitale di Roberto Francalanci su Amazon

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