VERGOGNA

VERGOGNA

Saverio diventava rosso in situazioni particolari. Alto, magro, un ciuffo ribelle gli calava sugli occhi chiarissimi. Definirlo introverso forse è troppo, la parola timido forse più adatta.
Quel che conta spesso non è la persona, ma come si manifesta.
Le occasioni a un ventenne non potevano non capitare.
Saverio si aggrappava alla compagnia di ragazzoni e …..via a ballare cercando di far colpo su qualche ragazza.
Quando Saverio si sentiva in forma era uno spasso per tutti. Bastava che non gli toccassero quel punto dolente.
Se succedeva stavano tutti lì ad osservare le guance bianchissime mentre si tingevano di rosso sangue.
Lui lo sapeva, era la vergogna. Bastava che qualcuno raccontasse di lui, ricordasse di una brutta figura, o magari in occasione di un incontro con una ragazza. Si accendeva un lampadina e …zac respiro pesante, fronte madida di sudore, fino all’arrossarsi delle guance e lo sguardo degli occhi in basso.
Mentre ripenso ai suoi movimenti mi viene a mente la mossa del lupo sconfitto. Capisce che ha perso e sarà ucciso, lascia la scelta al vincitore se ucciderlo o risparmiarlo, alza il collo in segno di resa.
Ogni incontro possibile veniva sapientemente evitato alfine di limitare gli arrossamenti ed il successivo disagio.
Come reagiva?
Il suo rifugio era nella lettura. Iniziò ad isolarsi cercando un mondo tutto suo, molto particolare.
I racconti fantastici, con la sua passione per i romanzi di Asimov, ma anche altri scrittori.
Li leggeva e rileggeva fino a renderli “vissuti”.
Un libro vissuto si vedeva da lontano. I suoi amici di scuola avevano libri candidi come quando li avevano comprati. I libri dei “secchioni” come lui anche osservando solo il dorso del libro si capiva fin dove avevano studiato.
Ognuno di noi ha un luogo di rifugio, dove stare bene, e chi non ce l’ha se lo crea.
Può essere qualunque cosa. Qualsiasi attività per aiutarti a cambiare percorso o a continuare coraggiosamente quello intrapreso.
Saverio probabilmente trovò l’ispirazione nella fantascienza per costruire una sua immagine o forse l’esplorazione nei mondi fantastici lo ricondusse a quella terra dove certe volte non si sentiva a suo agio.
Di recente mentre lo vedo tornare a casa dal lavoro, diretto verso casa e che tra poco diventerà nonno, mi piace ricordarlo con le guance rosse o immerso a leggere uno dei libri della sua collezione fantastica.
Chissà che marziano aveva immaginato di diventare ?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *