MANO NELLA MANO

MANO NELLA MANO

Rachida è una bambina fantastica.
Piccola, gracile, quel carnato leggermente scuro tipico delle ragazzine del nordafrica, ricciolini neri, occhi nerissimi. Il sorriso le si accende come un flash e i denti bianchissimi diventano come dei piccoli specchi illuminati.
Con la stessa facilità con cui sorride Rachida però diventa triste, abbassa la testa, e quando le dita si avvicinano agli occhi le lacrime copiose hanno già rigato l’intero visino.
Singhiozzi e sospiri accompagnano la crisi di pianto. Non si tratta di quel tipo di pianto meglio definito “bizza” che è in genere mirato all’ottenimento di un oggetto. Il suo sembra essere un pianto “sincero”.
Osservo silenzioso e mi accingo a placare la crisi.
Sugli stati d’animo dei bambini ci hanno scritto libri interi.
Schiere di genitori, insegnanti, avrebbero migliaia di soluzioni diverse, ognuno la sua.
Da parte mia sono armato di buon senso, la mia esperienza, le mie letture.
La prima cosa che gli chiedo è :
– posso aiutarti ? –
So bene che una risposta negativa chiuderà ogni ulteriore possibilità, ma gioco la carta.
I suoi occhi neri mi guardano, gonfi di lacrime, ma spalancati. Dentro di sé forse la soddisfazione di un bisogno, qualcuno disposto ad ascoltarla.
Le tendo la mano le dico :
– raccontami ! Che c’è ? Cosa è successo ? –
Il suo cruccio è quello di sentirsi una bambina sfortunata, che le succedono tante cose brutte, e anche quella volta per la disattenzione di un compagno aveva ricevuto una botta in testa, e non piangeva per la botta, ma per la sensazione di sfortuna su di sé.
So bene di non essere nessuno per lei e sono al pari di un venditore di palloncini incontrato per strada, ma siamo mano nella mano, lei mi sta ascoltando, posso aiutarla.
Le do un consiglio :
– non devi mai pensare questo ! –
E lei mi fa un elenco dettagliato di tutte le situazioni negative in cui si è trovata negli ultimi annidella sua breve vita.
E ancora le chiedo :
– vuoi smettere di piangere ? –
E lei :
– siiiiiiii ! –
E aggiungo :
– allora pensa a qualcosa di bello che ti è successo finora, avanti sforzati un po’ e raccontamelo !-
La bambina chiude le valvole dei lucciconi di lacrime e comincia a pensare :
– no, non lo so ! –
Insisto :
– ma qualcosa di bello ce lo devi avere ! E magari pensa a quando sei stata al mare e giocavi spensierata con altri bambini –
E lei ora già ridendo un po’ :
– si ! È vero al mare stavo benissimo! –
Bene, aveva trovato un momento positivo, e allora continuo con queste indicazioni :
– ecco ora chiudi gli occhi pensa solo a quel momento bello e immagina come se quel momento rappresenti un tuo angelo protettore. I momenti brutti li potrai affrontare ricorrendo al suo aiuto solo pensando al mare –
Le lacrime erano asciugate, il sorriso era il suo solito nei momenti di gioia.
Le emozioni sono alla base dei nostri comportamenti e mano nella mano scorrono come il tempo che passa.

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

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