Giorno: 8 Marzo 2014

SI PUO’ FARE

SI PUO’ FARE di Giulio Manfredonia – 2008

Parlare della malattia mentale è un argomento non facile, se ne parla per raccontare una storia che parla d’integrazione, di solidarietà, di modelli alternativi.
Milano 1983. Nello (Claudio Bisio) è un sindacalista con forti valori etici e sempre teso alla modernità, cosa non molto gradita dai suo colleghi che lo ritengono troppo concentrato sulle sue ricerche e poco sui problemi legati alla quotidianità. Il coordinamento sindacale lo spinge verso una nuova realtà: diventare direttore di una cooperativa sociale.
Nello non può che accettare, ma ben presto scoprirà una nuova e sconosciuta realtà. Si ritrova infatti a dover gestire una cooperativa fondata dallo psichiatra Del Vecchio (Giorgio Colangeli), in seguito alla legge Basaglia.
Nello inizia ad avere delle vere soddisfazioni dal suo lavoro quando tratta i soci della cooperativa come “persone”, riesce a responsabilizzarle, ottenere anche un piccolo contributo da ognuno di essi.
Il successo arriva per caso : un giorno in un momento di difficoltà due dei dodici lavoranti, Gigio (Andrea Bosca) e Luca (Giovanni Calcagno), realizzano un mosaico con gli scarti del legno.
Quando arrivano gli ordini, arrivano i problemi, i soci della cooperativa venivano abitualmente “sedati” con molti farmaci e Nello richiede allora modifiche delle dosi giornaliere allo psichiatra.
Nello con l’aiuto del dott. Furlan (Giuseppe Battiston) cerca di far riemergere dall’apatia dei medicinali i suoi soci, cercando di guidarli verso il mondo reale, regalandogli la possibilità di una vita qualunque, godendo delle gioie di ogni giorno.
Nello riesce ad integrare nel mercato i soci della Cooperativa con un’attività innovativa e produttiva.
Gli anni ottanta rappresentano la nostra storia più recente; una sinistra che non sa più dove andare, un sindacalista troppo avanti con i tempi trova uno spazio per realizzarsi, ex di sinistra inghiottiti dalla Milano dei soldi facili. La legge Basaglia era fresca, i malati non erano ancora visti come persone dotate di potenzialità usufruibili.
Mentre rivedo questo film alla ricerca della scena da pubblicare, non posso che meditare sulle enormi potenzialità non sfruttate nella odierna società, non solo nelle persone “malate”, ma anche in quelle “normali”.

 

CANTUCCINI

CANTUCCINI   ricetta tradizionale toscana

Quella dei cantuccini non è solo una ricetta, ma nella mia memoria si tratta della rievocazione di una vera e propria festa, un ripetersi gioioso di buone usanze.

Dovete sapere che i cantuccini sono biscotti secchi, si conservavano in grandi vasi vetro con il tappo. Ogni famiglia ne produceva una quantità cospicua, sufficiente a tutta la famiglia per un certo tempo. Mio padre era fabbro e aveva forgiato delle grandi teglie simili a quelle della pizza a metro.
Una volta preparato l’impasto e collocato nei teglioni veniva portato il tutto ad un forno per la panificazione, ove veniva cotto.
Ogni teglione era riconoscibile per una punzonatura con il nome della famiglia.
La preparazione di questo dolce era faticosa per l’impasto che doveva risultare abbastanza sodo.
Ora tutti in casa hanno uno sbattitore o la moderna “planetaria” che sviluppano forze muscolari paragonabili alle braccia delle nostre nonne, ottenere l’impasto voluto sembra quasi di “vincere facile”.

INGREDIENTI :

6 uova
200 grammi di burro
limone grattugiato
2 prese bertolini
600 grammi di zucchero
1200 grammi di farina
montare le chiare

La ricetta della nonna originale non menziona le mandorle. Ci sono infatti molte ricette di cantuccini senza mandorle. Con le mandorle i cantuccini sono più buoni, ma un attimo di pazienza, vi spiego….

Nel teglione si dispongono dei “rotoli” di impasto a seconda della larghezza della teglia, nella teglia della vostra cucina due strisce di impasto grandi come due cilindri tipo i rotoli di domopack distanziati di circa 10 centimetri almeno.
Metteteli sulla teglia da forno imburrata e infarinata e fate cuocere per circa 15 minuti.
Questi rotoli in forno si distendono e aumentando di volume si possono anche toccare fra di loro e assumono la caratteristica forma del “cantuccino”. Non dovete completare la cottura del tutto.
E’ la prima fase. Le strisce di impasto ora vanno prima delicatamente separate e poi tagliate in obliquo, e questa era la gioia di noi ragazzi che stavamo a guardare. Qualche cantuccino un po’ abbruciacchiato si rimediava sempre.
E qui c’è la spiegazione delle mandorle…
Tagliare un impasto caldo con le mandorle dentro è più difficile, se avete buoni coltelli, potete provare a mettere le mandorle, ma c’è il rischio che il cantuccino si rompa in due.
E’ buona norma farli raffreddare un po’ prima di realizzare fette di un cm di spessore.
Ripassate i cantucci in forno, sempre a 180 °C, ancora per 25 minuti, in modo che risultino ben dorati e croccanti, devono assumere quel colore caratteristico bruno chiaro.
Se vi son venuti buoni non importano nemmeno i vasi di vetro. Ma, attenzione ! Dopo qualche giorno tendono a perdere la caratteristica di “secco”, e questo dipende dal contatto con l’aria, quindi procuratevi una scatola di latta, o vaso un di vetro.
Ricordate che la “morte” del cantuccino è inzuppato nel vinsanto!
Dovrete rimediarlo, non c’è nulla da fare !