Giorno: 22 Febbraio 2014

SAMSARA

SAMSARA di Pan Nalin – 2001

Una pecora muore all’inizio del film, uccisa da una pietra lasciata cadere da un’aquila; è come un presagio per tutta la narrazione, come un senso di impotenza di fronte agli eventi della vita.
Mentre ci chiediamo il perché di questa morte, inizia la storia del monaco Tashi, dopo 3 anni, 3 mesi, 3 settimane e 3 giorni lontano dalla società, torna al mondo.
Tormentato da incubi, ora cerca di intraprendere il cammino di Siddharta per raggiungere il Nirvana. La sua richiesta al maestro Apo di provare a vivere nel mondo civile non può che essere esaudita.
Non si può percorrere l’ascesi se non si conosce quello che si lascia.
Anche i nostri seminaristi (ben altra religione, altre regole) avevano a disposizione delle “prove” per poter poi proseguire per la vita clericale. A tal proposito ricordo di aver frequentato ragioneria in un grande edificio prima adibito a “seminario” (crisi delle vocazioni sacerdotali).
Dopo questa parentesi di paragone con la chiesa cattolica torno a raccontare del film.
Tashi incontra Pema e cerca di vivere la sua vita normalmente, ma si lascia travolgere dal desiderio, dall’egoismo e dall’adulterio. Passaggi necessari verso un destino forse già determinato.
Non meno importante il ruolo della donna vista alternativamente Marta o Maria. L’oggetto del desiderio, la tentazione che allontana dalla via e la silenziosa custode di una realtà che permette – nel ruolo di madre o in quello di compagna – a ciascun Buddha di essere tale.
L’unico film tutto girato ad oltre 4.000 metri con paesaggi stupendi che sembrano non lasciare spazio alla narrazione, ci mostra in poco più di due ore quanto possa essere complicato spiegare l’essenza del nome stesso del film : Samsara.
L’insieme delle scelte di ogni individuo deve compiere per essere o diventare se stesso.

PASTA CON IL BUCO

PASTA CON IL BUCO

Un po’ di storia prima della ricetta ….
C’è un detto toscano che recita :
– Non tutte le ciambelle vengono con il buco ! – La variante è “non sempre è domenica”.
Ci si esprime in questo modo quando certe cose non accadono come si vorrebbe.
Invece la pasta della ricetta di oggi DEVE avere il buco.
Il buco ci viene se si usa un particolare tegame. Questo tegame si è diffuso negli anni 60, in molte famiglie era un susseguirsi di cambi di “cucina”.
Dopo la “cucina economica”, una cucina a legna dotata di una piastra di ferro sulla quale si potevano mettere più tegami, molti sono passati ai “fornelli elettrici” e chi si faceva portare le bombole a gas poteva avere i “fornelli a gas”.
E’ con i fornelli a gas che molte massaie vengono a sapere di una particolare cottura di arrosti, contorni e dolci con un accessorio particolare, un tegame che consentiva di cuocere come se fosse un forno, ed invece bastava metterlo sul gas.
C’erano diversi modelli di questo tegame, era dotato di uno spargifiamma, questo andava messo sulla fiamma del gas, poi sopra il tegame (largo 26 o 28 non ricordo) con un tappo forato per far uscire il calore del gas. La ditta che lo produceva era la “Versilia” , poi tante altre l’hanno copiata, anche quella della foto che ho trovato in rete, comunque credo vadano tutti bene.
Il risparmio è assicurato, per accendere un forno ci vuole molta energia, mentre con questo tegame potrete cuocere molti cibi ed il risultato è eccellente.

Ed ecco la ricetta :

Ingredienti :
6 uova (montare le chiare ed aggiungere in ultimo)
400 grammi di zucchero
400 grammi di farina
200 grammi di burro
una bustina di lievito

preparazione è semplicissima, far sciogliere lo zucchero nei tuorli, aggiungere il burro scaldato a bagnomaria, quindi la farina, le chiare montate, il lievito setacciato.
Questa è la dose per un tegame con il buco da mettere sul gas.
Se non verrà alla prima non disperate, il segreto è l’uso corretto del tegame, ci dovrebbero essere un manuale di istruzioni, ma se il tegame è stato “copiato” correttamente, funziona in modo egregio.
Provvedete ad imburrare il tegame con pan grattato o farina
Distendete l’impasto all’interno del tegame. Mettete sul fuoco lo spargi fiamma a scaldare, poi disponete il tegame sul fuoco a fiamma medio-alta.
Dopo un 4-5 minuti di fiamma alta per riscaldare il tegame, mettere a fuoco basso lasciate cuocere per quasi un’ora, non dovete scoprire il tegame. Per controllare se è pronto fate la prova dai forellini del coperchio. Occhio a tenere chiuse le finestre e porte, ogni corrente può far “sedere” il dolce.
Il gas tende a bruciare le parti interne del dolce (il buco) e può darsi che rimangano un po’ annerite, con una coltella tagliente togliete un po’ di crosta altrimenti trasmette un sapore amaro di bruciato.
A fine cottura con dello zucchero a velo andrete a coprire eventuali bruciature.
Si tratta di un dolce per inzuppare, ma abbastanza delicato anche per dessert accompagnato da vini liquorosi.
Buon appetito !

p.s. Occhio ! il tegame di alluminio Versilia o simili non vanno in lavastoviglie.

PASTA CON IL BUCO