IL CANNONE

IL CANNONE

Pasquale aveva lasciato le terre di Calabria prima degli studi universitari, il periodo fra le due guerre dava buone possibilità a coloro che proseguivano negli studi. Con la laurea in medicina il posto di dottore era assicurato, c’era solo da scegliere il paese dove andare a vivere.
Il nostro paese non aveva medici e ne bastava uno, meglio che nulla… per Pasquale tanto doveva lasciare il suo paese comunque, non gli importava quale fosse la destinazione, e ne scelse tra molti comuni senza medico uno della regione Toscana.
Il nostro paesino accolse bene il giovane medico, anche se quando non si ha da scegliere si deve accettare “quel che passa il convento” e certe volte non piace. (un modo di dire che un frate nel convento non può andare fuori ad es. al ristorante, ma deve mangiare lì, e quello è il menù).
I paesani erano contenti del giovane medico, sempre disponibile, stava allo scherzo, e passava le serate a giocare a carte al bar del paese.
Si dovette dotare di calesse e cavallo per andare a visitare i pazienti della campagna, non si era portato molto dal sud, qualche valigia e basta, i libri glieli consegnarono qualche tempo dopo.
Pur essendo un paese con poco più di diecimila abitanti, la maggioranza erano i residenti in campagna rispetto al centro del paese. Ma questa era un vera fortuna per lui.
I contadini avevano un grande rispetto per il medico, quando lo incontravano, la prima cosa si toglievano il cappello, era un gesto di umiltà, manifestava il riconoscimento della cultura da lui rappresentata, ma anche che i suoi saperi potevano avere influenza positiva sulla salute dei familiari. In campagna comunque non ci andava spesso, i malanni quando arrivavano colpivano duro, ma i contadini erano persone abituate alla sofferenza, sacrificio e quando chiamavano il dottore la cosa era veramente grave.
Tra i comportamenti lodevoli da ricordare c’era quello di riconoscere i propri limiti e di affidare alle cure dell’ospedale il paziente grave.
Una certa “arroganza di potere” di medico, cioè quella di voler gestire fino in fondo una malattia grave spesso finiva con brutti epiloghi, e lui sapeva dire basta al momento giusto.
Molti quando il malanno era leggero avevano in casa il necessario, tanto lui aveva una teoria purtroppo diffusa anche tra le file di certe squadre, infatti sosteneva che gran parte delle malattie erano di origine intestinale, quindi per prima cosa si doveva “vuotare il cannone ! “ e tanti concittadini lo facevano in piena autonomia pur di ottenere che il malato si ristabilisse e senza nemmeno chiamare il medico.
Queste sono le nostre radici, una sanità dell’essenziale.
Con l’avvento del boom, per la risoluzione di ogni problema veniva ricercata la soluzione “sicura”.
Si è diffuso un sistema di cure del malato con tipologia “allopatica” dal greco “allos” = “contro” cioè la medicina ufficiale riconosciuta, non ce n’erano altre, combatteva solo e soltanto la “malattia”.
Questo approccio ha soffocato tutte le altre metodologie, ivi compresa quella del “vuota-cannone” che suscitava tra l’altro brutti ricordi, e siamo andati avanti in questo modo fino a riconoscere alla medicina ufficiale un potere fin troppo grande e cioè quello di essere il solo deputato a guarire i cittadini.
Altre terapie “non convenzionali” si sono affiancate a quella ufficiale , ad es. nel 1993 negli Stati Uniti (dove lo sviluppo della medicina ufficiale ha avuto una crescita simile alla nostra) un terzo degli abitanti si curava con altri trattamenti. Non dimentichiamoci che gli americani di una decina di anni fa (vedi film documentario “Sicky” di M. Moore) per non chiamare il dottore consumavano tonnellate di aspirina (una sorta di vuota-cannone americano), ora con la legge di Obama sulla sanità forse se la passano un po’ meglio.
Anche in Italia si sono diffuse terapie alternative, non hanno l’ardore di sostituirsi a quella ufficiale, ma si presentano con un approccio diverso. L’origine è olismo, (deriv. del gr. ólos ‘tutto, intero’) teoria biologica secondo la quale l’organismo deve essere studiato in quanto totalità organizzata e non in quanto semplice somma di parti.
Per farla breve si potrebbe fare una paragone con l’erba del prato.
Immaginiamo l’erba come una malattia e la si volesse togliere, allora la medicina allopatica agisce sull’erba, più la si taglia più questa si rinforza, la malattia secondo gli olistici è spesso generata dalla persona, e sostengono che l’azione deve essere spostata sul corpo o “terreno” e fare in modo che l’erba non ricresca più.
Tranquilli! Non vendo diserbanti !
Volevo solo elencare una serie di terapie “olistiche” che in caso di malattia ottengono lo stesso risultato della somministrazione della medicina “allopatica” e cioè il tradizionale antibiotico o antinfiammatorio che abbiamo sempre pronto in casa, anche se con risultati meno immediati.
La salute è una cosa seria e conosco certe persone che ripongono nel proprio medico una fiducia cieca, e diceva Jolly Dorelli nella pubblicità del formaggio :
– “la fiducia è una cosa seria ! -.
So benissimo che non è facile parlare di tecniche non conosciute, la prima reazione è senza dubbio la sfiducia, ma è proprio perché non si conoscono se si reagisce così.
La medicina tradizionale o scientifica non ha fatto altro che frammentare e suddividere l’essere umano in una miriade di componenti, per ciascuna delle quali ha ideato una specializzazione a senso unico. L’uomo moderno non trova però grandi consensi in questo. Ne scaturisce invece un bisogno di unitarietà, di totalità, di olismo appunto.
L’unitarietà è comunque un’arma a doppio taglio. Più che una medicina alternativa, vi sono tante medicine alternative, alcune delle quali contrapposte e incompatibili tra loro, unite nella definizione solo per la comune contrapposizione e spesso ostilità alla medicina scientifica.
Nella nostra ricerca tutta italiana del semplice, facile, e sicuro, siamo troppo spesso andati a rifugiarci nella terapia tradizionale, attualmente sono circa 11 milioni gli italiani che ricorrono più o meno frequentemente a rimedi non tradizionali.
Conoscere qualcosa di olistica non vuol dire disconoscere il ruolo importantissimo della medicina, delle sue scoperte in ambito della chirurgia, ortopedia, e non ultime le tecniche non invasive di diagnostica.
Dovremmo sapere che c’è qualcos’altro, viene definita medicina alternativa, in quanto non riconosciuta, una ventina di anni fa quando cominciai ad usare i rimedi omeopatici, li chiamavano “rimedi”, non “farmaci” e pertanto non si potevano nemmeno scaricare nelle spese mediche detraibili. Più tardi il riconoscimento è arrivato, ma ancora non c’è molta diffusione.
Ecco quindi un elenco : l’agopuntura (esiste da oltre 2000 anni !), l’erboristeria (praticata da millenni) l’osteopatia, l’omeopatia (dal greco omeos=uguale ; cura con il suo simile), naturopatia, chiropratica, ayurveda, yoga, ipnosi, medicina tradizionale cinese, pranoterapia, cromoterapia, shiatzu, omotossicologia, aromaterapia, Qi Gong tibetano, ipnosi, Pilates, Gyrotronic, dieta nutraceutica, Reiki, riflessologia plantare, moxibustione, biorisonanza, cristalloterapia e altre che non ricordo.
In Europa ci sono oltre 100 milioni di persone che si curano con queste tecniche e gli addetti al settore lamentano però mancanza di finanziamenti e cooperazione scientifica.
I cittadini della Comunità Europea solo in certi casi di “eccellenza” hanno a disposizione centri di cura specifici “non ufficiali” ad. es. in Francia esistono ospedali “omeopatici” , qui da noi abbiamo l’Agenzia Sanitaria e Sociale Regionale della Regione Emilia-Romagna e il Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali in Italia.
Le terapie non ufficiali non sono più facili o semplici, tutt’altro, spesso proprio perché hanno l’ardore di esaminare il paziente nel suo insieme necessitano di anamnesi e visite in genere molto lunghe proprio perché il medico non convenzionale deve conoscere ogni particolare della vita del paziente.
Prevenire è meglio che curare, un giro dai non convenzionali conviene sempre farlo in salute.
Se poi ci ricapita qualche malattia, possiamo ricordarci di Pasquale e vuotare il “cannone”, oppure chiamare il nostro medico, ma anche imboccare una di queste strade (non facili) che ci condurranno ad una conoscenza del proprio corpo, e anche una maggiore consapevolezza di noi stessi.

 

IL CANNONE

 

questo racconto è stato pubblicato nel libro  Oichebelcastello racconti

di Roberto Francalanci

potete acquistare il libro in formato digitale o cartaceo su Amazon

0 thoughts on “IL CANNONE”

  1. Un appunto sulla tradizione del medico che veniva a casa. Non c’entra molto con il racconto. Corrado Alvaro racconta che qui in Calabria, in Aspromonte se un dottore doveva visitare una donna malata era costretto a chiedere il permesso al padre, o al marito, o ai fratelli maggiori e poteva visitare la donna solo in loro presenza! Ciò in quanto gamma i un homo poteva metter mano su una donna che non fosse un parente o un marito! C’era una reputazione da salvare!

    1. Grazie della precisazione Aida. un detto recita – Paese che vai, usanza che trovi – . Se ci fosse venuto un medico toscano in Calabria si sarebbe dovuto adattare. Non sapevo di codeste modalità, sono giovane, non ho visto la guerra, quel che so mi è rimasto nella memoria per i racconti dei nonni e qualche volta non sono nemmeno sicuro di riportarli nella maniera esatta. Forse era così anche da noi, mi sto documentando , ma poi passa il tempo, il nuovo e moderno incalzano, cambiano gli stili di vita. Come siamo cambiati!.

  2. Non sono un sostenitore dell’allopatia ma neanche appassionato di “medicine alternative” troppo spesso possibile campo d’azione per cialtroni ed affabulatori.
    Detto questo non apprezzo la visione frammentaria della medicina moderna, visione non sempre cosí frammentata per fortuna, cosí come neanche io apprezzo questa idea della mazzata “svuota-cannone” ché tanto fa sempre bene un po’ di repulisti.

    1. ho un amico che non apprezza nulla, e si cura semplicemente aspettando che la malattia se ne vada così come è venuta.
      Il racconto comunque è storia vera anche non coincidono i nomi e luoghi , oltre ai salassi erano in voga le purghe. Non so quanto potessero aver ragione.

      1. Devo ammettere che potrei avere dei problemi a farmi applicare delle sanguisughe per un salasso. Ma ne avrei anche se dovessi subire un salasso tramite ago.
        Ciononostante alle volte un salasso è l’unico modo per sopravvivere =)

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